West Ham, Ogbonna: “Non mi sono mai pentito di aver lasciato l’Italia. Forse io escluso dalla Nazionale per scelte politiche”

Angelo Ogbonna, difensore del West Ham, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni nel corso di una lunga intervista concessa ai microfoni del Corriere della Sera, in cui si è soffermato particolarmente sulla sua mancata convocazione in Nazionale: “Credo di essere cambiato moltissimo in Inghilterra, soprattutto dal punto di vista caratteriale. Prendo le cose più di petto, mentre in Italia ero più ‘coccolone’ e tranquillo nella mia zona di comfort.

Andare all’estero mi ha fortificato. Le cose me le sono sempre sudate, ma rispetto ad altri che hanno più volte cambiato squadra e soprattutto città io sono sempre rimasto a Torino, prima al Toro e poi alla Juve. E questo incide.

Mai pentito di aver lasciato la serie A. Certo, mi mancano Cassino dove sono cresciuto e Torino dove ho speso la mia adolescenza. Se sono quello che sono è grazie a queste due realtà. Del calcio italiano non mi mancano le polemiche eccessive.

Il Var? In realtà non so se per un difensore sia un bene averla: è molto più dura perché alcuni nostri giochetti non li possiamo più fare. In Italia si difende di reparto, in Inghilterra in modo molto più individuale. E le qualità tecniche e fisiche qui sono superiori.

Certo, il rischio dell’errore del singolo è maggiore. Ma lo è anche la possibilità di crescere: qui ci sono tanti dei migliori attaccanti al mondo. Martial, Lukaku, Aguero, Giroud. Ma potrei continuare a lungo”.

Conte non mi ha sorpreso, è un rivoluzionario. Il Manchester City di Guardiola è una squadra veramente forte, con un gioco molto complesso da contrastare. Se vanno avanti così la Premier è loro. La Champions non lo so, perché il campionato inglese è molto probante. La Juve col Tottenham è favorita, ma gli Spurs non vanno sottovalutati, perché sono una vera squadra inglese che non molla mai. E non hanno grossi punti deboli”.

Il mio cuore è milanista. Bonucci? Dietro ai suoi scivoloni non c’è solo la colpa individuale, ma il momento difficile della squadra e della società. La forza della Juve è saper gestire la pressione come nessun altro”. 

È vero che un attaccante può farsi notare coi gol, mentre il difensore è più legato ai risultati della squadra. Adesso col West Ham stiamo andando meglio, ma serve di più. Anche per tornare in Nazionale? Se devo dire la verità non so se la mia assenza nell’ultimo anno sia politica o tecnica. Potrebbe essere stata politica? Spero di no.

Prima di pensare alla formazione c’è da riformare la federazione. Dopodiché per me è un’abitudine non essere considerato, un po’ come Balotelli. Mi baso sulle scelte dell’allenatore. Io e Mario abbiamo iniziato il percorso azzurro assieme. Ma io penso di fare parte ancora della Nazionale, anche se non mi convoco certo da solo. Però gioco in un campionato ultra competitivo, dove tutti vanno al Mondiale.

C’è stata presunzione, si è dato per scontato che dovevamo andare ai Mondiali perché ci chiamiamo Italia. Se vogliamo ripartire e non sprecare l’occasione dobbiamo renderci conto che non siamo più il calcio di riferimento. La Premier è occupata da stranieri, ma l’Inghilterra va al Mondiale. E ci va con una Nazionale multiculturale.

La gaffe di Tavecchio su Optì Pobà poteva dare il pretesto per andare in un’altra direzione. Ciò che infastidisce è che non basta nemmeno l’evidenza: si fa finta di niente e si va avanti anche di fronte a una frase che non mi sembra delle più felici. Ma non mi sono mai sentito straniero in Nazionale. Sogno di tornare a vestire la maglia azzurra, magari già a Wembley a fine marzo contro l’Inghilterra. E vincere la Champions. Ma anche la Premier non sarebbe male…”. A riportare l’intervista di Ogbonna è Calciomercato.com.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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