Via Allegri, dentro Sarri: la Juve ha davvero fatto il salto di qualità?

Maurizio Sarri
Maurizio Sarri, allenatore della Juventus

Due allenatori diversi, forse opposti, e con storie differenti. Allegri e Sarri si assomigliano in poco, probabilmente l’unica cosa che gli accomuna è l’inconfondibile accento toscano. In ambito calcistico, però, sono più le differenze che i punti in comune.

Sarri fin da subito sembrava il giusto erede di Allegri sulla panchina della Juventus proprio per questo motivo. In estate, quando è arrivata la decisione della dirigenza bianconera di affidare a Sarri la guida della Juve, si era giustamente ipotizzato che la scelta è stata una sorta di risposta a ciò che in quel momento mancava alla squadra, ovvero il tanto discusso “bel gioco”. Con l’arrivo di Sarri pareva sepolto l’unico problema della Juve, sempre se di problema si può parlare, senza però considerare a pieno il profilo dell’ex allenatore del Napoli che, se è considerato un maestro del bel gioco, allo stesso tempo nasconde difetti e limiti, gli stessi che Allegri usava come punti di forza.

BEL GIOCO? NO, SERVE ALTRO

La Juve in questa stagione non ha mai convinto a pieno, il discorso non è riferito alla bellezza del gioco forse troppo osannata e spesso fine a se stessa. La vera differenza rispetto agli anni scorsi è la scarsa gestione delle partite, le troppe disattenzioni e gli eccessivi gol subiti. Problemi che fino ad anno scorso non sono praticamente mai emersi e che invece da agosto rappresentano le maggiori grane della Juve. Migliorare un aspetto poco rilevante e dimenticare quei fattori che incidono davvero e permettono di fare la differenza all’interno di una stagione. Scelta rivedibile.

RISCHIO CHAMPIONS

La Juve si è affidata a Sarri anche per quanto riguarda il cammino in Champions, competizione in cui un gioco offensivo potrebbe aiutare specie nella fase ad eliminazione diretta. Tutto però va bilanciato, i difetti mostrati dalla Juve in campionato inseriti sulla bilancia sono più pesanti degli apparenti benefici che potrebbe portare il bel gioco, per cui i bianconeri hanno l’obbligo di lavorare per limitare prima di tutto questi errori per evitare di evidenziare il gap con le big europee in un eventuale scontro diretto dai quarti in poi.

MOTIVAZIONI CERCASI

Inoltre, preoccupa il fattore motivazionale. Non solo Allegri ma anche Conte erano maestri nel tenere alta la concentrazione specialmente nei momenti di difficoltà e nel reagire positivamente a periodi critici. La Juve è reduce dalla sconfitta contro il Verona che ha permesso l’aggancio dell’Inter, due settimane fa la sconfitta contro il Napoli è arrivata dopo il pareggio all’ora di pranzo dei nerazzurri contro il Cagliari. La Juve ha avuto la possibilità di allungare a +6 dai rivali e mandare un forte segnale al campionato. E, a dirla tutta, il segnale l’ha mandato, ma non nel modo in cui lo avrebbe dovuto fare. Approfittare dei passi falsi delle dirette concorrenti è una delle caratteristiche principali delle squadre con forti motivazioni, al San Paolo la Juve è scesa in campo con un atteggiamento passivo e il risultato ne è una logica conseguenza.

INVOLUZIONE DA ALLEGRI A SARRI

Da un possibile +6 bianconero a Juve e Inter a pari punti, tutto questo nel giro di due settimane. Il campionato è apertissimo e attenzione anche alla Lazio che proverà a tenere il passo delle “capoliste”. Tuttavia, ciò che sorprende è l’involuzione della Juve dopo il cambio di allenatore. È chiaro che al momento la squadra bianconera sia in una fase complicata, in una situazione che con Allegri non si era mai creata. La Juve in campionato ha la media di un gol subito ad incontro, ad eccezione fatta per poche occasioni non ha mai dato la sensazione di dominare e saper gestire le partite. Come se Allegri lasciando la Continassa avesse portato con sé tutto ciò che fa differenza tra vittoria e sconfitta, facendo credere ad alcuni tifosi che per vincere serva altro. Sarri è stato chiamato per fare un salto importante. È stato fatto? Probabilmente sì, ma all’indietro.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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