Verso una nuova Serie A: senza tifosi è calcio?

La fase 2 è iniziata (finalmente) e sta portando in atto dati positivi relativi alla diminuzione del contagio. Con il ritorno ad una normalità, seppur graduale, sono tornati in auge diversi argomenti che fino alla fine di aprile erano finiti nel dimenticatoio; tra questi, naturalmente, c’è il tema del calcio giocato.

Molte volte quando si parsa di questo sport si indicano solo le massime competizioni nazionali ed internazionali, trascurando categorie che pur essendo inferiori costituiscono il sistema.

Quando si deciderà per la ripresa della Serie A?

In Italia, infatti, il 28 maggio si cercherà di porre fine alla questione: si riprenderà a giocare, si o no?

La ripresa, fin qui pronostica per Serie A,B e C, dovrà avvenire con le giuste precauzioni sia per i giocatori che per gli addetti ai lavori. Il punto di partenza sarà il distanziamento sociale, il famoso “divieto di assembramento” che nel giro di due mesi sembra aver preso parte ai diritti inviolabili della costituzione italiana. Per carità nessuno lo mette in dubbio, anzi si è dimostrato uno strumento fondamentale per la lotta la Covid19 ma, allo stesso tempo, ha generato paura in ogni singola persona. Ritornando a parlare di calcio, in particolare di Bundesliga, la ripresa è stato un segnale forte per ogni nazione in quanto si è voluto spiegare che con le giuste accortezze il calcio può riprendere e, soprattutto in questo periodo, potrà manifestarsi come ottimo elemento di distrazione anzi per molti come atto di felicità e gioia.

Se da un lato, però, abbiamo il fascino del calcio giocato, dall’altro non si può nascondere la tristezza e desolazione nel vedere gli stadi vuoti ed i giocatori festeggiare un goal a distanza come se nulla fosse accaduto. Allora la domanda sorge spontanea: c’è differenza dal bar dove si incontrano diverse persone ed i possibili assembramenti sulo stadio?

Il calcio come azienda

Innanzitutto bisogna concepire il mondo del pallone come una azienda, ovvero come una macchina capace di raccogliere sotto la propria ala gran parte del patrimonio economico di una nazione e quindi, un eventuale deserto sugli spalti, provocherebbe enormi perdite economiche alle società. Possibile che non ci siano soluzioni? Aspettate. Giuro, un attimo e ci arriviamo.

Abbiamo tutti costato che ad oggi andare al bar equivale ad una mezza giornata nello poste del nostro paese aspettando il proprio turno, perdendo ogni emozione che si provava davanti ad un caffè con gli amici però, facendo così, questo settore sta ripartendo come i ristoratori che hanno dovuto adattarsi alle nuove regole diminuendo purtroppo i coperti. Allora per i calcio non si può fare una cosa del genere? Non chiediamo una diminuzione drastica ne tanto meno un assembramento ingente per sostenere la propria squadra; stiamo parlando di una partecipazione regolare volta a sostenere il club in tutti i suoi ambiti. Uno stadio da 60mila posti potrà tranquillamente ospitare mille o duemila persona posizione lontane ognuno da esse.

Si perderà certamente il fascino del tifo da stadio ma almeno si potranno tornare a vedere i propri idoli da vicino e nel caso di società più piccole si potrebbe contribuire ad una loro rinascita.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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