Giampiero Ventura, allenatore delle Nazionale italiana, è intervenuto alla vigilia delle prossime gare degli Azzurri in conferenza stampa.

Queste le sue parole riportate da calciomercato.it“Ho sempre sostenuto che i grandi giocatori al termine  di una partita, che sia vinta o persa, dopo 48 ore devono voltare pagina: li attendono  nuovi traguardi. La professionalità, la voglia e la rabbia che hanno questi giocatori le conosciamo e le abbiamo ritrovate immediatamente, io non avevo dubbi, quindi zero problemi da questo punto di vista”.

Su Balotelli: “Abbiamo ripetuto alla stampa italiana: non è un problema tecnico, è un problema di altra natura. Tutti quelli che lo hanno avuto hanno incontrato questi problemi. L’ho incontrato e sono stato chiaro con lui: la chiacchierata è stata piacevole e lunghissima. Abbiamo spaziato a 360 gradi cercando di fargli capire qual è l’unica strada per essere un giocatore importante per la Nazionale. Non può essere un giocatore normale: o è un punto di riferimento o diventa difficile tornare in Nazionale”. 

Sul mondiale: “Era l’unico obiettivo quando abbiamo iniziato e resta il principale. Poi abbiamo aggiunto altre cose come il percorso sui giovani. Il primo obiettivo è la qualificazione Mondiale e poi c’è un obiettivo nascosto di essere la sorpresa al Mondiale e un altro ancora più nascosto di essere tra i favoriti. In questo contesto ho iniziato questo percorso e mi è stato chiesto di portarlo in fondo”. 

Sull’offerta di Suning: “Non c’è niente da spiegare: se è vero l’interessamento, mi lusinga. E’ una delle potenze economiche più importanti nello sport: se fosse concreta, sarebbe una cosa che mi lusingherebbe molto. Il dato di fatto però è che sono l’allenatore dell’Italia. Abbiamo iniziato un progetto che coinvolge un ricambio generazionale e credo che sia quasi una conseguenza logica quella di portarlo avanti. Si è discusso con la federazione di poter arrivare agli Europei con questi ragazzi, dare continuità a medio-lungo termine.

Tutto il resto fa parte di questo mondo, lo accettiamo, ma la verità nuda e cruda è questa. Quando ho iniziato a fare il commissario tecnico, sono arrivato solo perché andava via Conte. Mi sono buttato a capofitto in questa avventura, con un desiderio folle di fare delle cose. Quanto siamo riusciti a fare è frutto di quel desiderio. Sono orgoglioso di allenare l’Italia e non ho dubbio di poter portare avanti questo discorso. Davanti a questa cosa oltre altro discorso non conta. Poi non possiamo sapere cosa accade uscendo da quella porta”. 

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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