Valencia, Marcelino: “Ad un passo dall’Inter lo scorso anno, su Kondogbia…”

marcelino

24 punti in 10 partite, 0 sconfitte, secondo miglior attacco ad una sola rete di distanza dal Barcelona e 4 punti di vantaggio sul Real Madrid: mica male i primi mesi di Marcelino sulla panchina del Valencia. L’allenatore spagnolo, che viaggia su una media punti da grande squadra (2,45 a partita), può contare su una rosa di livello, nonostante la Liga sia l’unica competizione giocata dai giallorossi, oltre che su la coppia d’attacco più prolifica del campionato: Zaza e Rodrigo, insieme, hanno totalizzato 15 gol sui 27 totali.

Stando a quanto raccontato dallo stesso Marcelino, il tecnico di Careñes, lo scorso anno, poteva consolidare la sua prima panchina extra-spagnola: infatti, l’ex Villarreal, era molto vicino all’Inter, tanto da incontrarsi due volte con la dirigenza nerazzurra, come spiegato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport: Un anno fa io e il mio staff fummo contattati dai dirigenti dell’Inter. Andammo a Milano e facemmo due riunioni tecniche. Dopo la seconda eravamo sicuri del fatto che avrei allenato l’Inter. E invece tra le 23 del sabato e il mezzogiorno della domenica le cose cambiarono. In 13 ore la nostra candidatura perse energia: evidentemente nell’Inter c’era chi voleva affidarci la squadra e chi invece preferiva darla a qualcun altro. Succede.”

Quell’estate la panchina fu affidata a Frank de Boer (prima di passare a Pioli e, successivamente, a Vecchi) e Marcelino rimase un anno fermo, fino al luglio scorso: “L’idea di allenare in Italia ci piaceva, non è andata, siamo arrivati a Valencia e siamo felicissimi”. E, ironia della sorte, quest’anno, sull’asse Milano-Valencia, c’è stato un andirivieni di calciatori: all’Inter è arrivato Joao Cancelo mentre partivano per la Spagna Jeison Murillo e Geoffrey Kondogbia. E proprio sul francese il tecnico iberico si è voluto soffermare: Non avevo nessun dubbio che potesse giocare a grandi livelli. Non abbiamo cercato nessun altro, volevamo lui. Mi avevano parlato molto bene della persona, del professionista. E’ chiaro che le sue qualità erano diciamo così “assopite”, però erano lì. Eravamo sicuri che in una situazione favorevole a livello ambientale potessero risvegliarsi. Conosceva già la Liga e sembrava perfetto per questo campionato”

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Guardo e studio il calcio da 20 anni con gli occhi di un bambino che vede Ronaldinho in azione per la prima volta.