Il destino del Calcio Catania sembra ormai essere segnato, scongiurata l’ipotesi della morte del titolo sportivo, i curatori fallimentari, prorogando l’esercizio provvisorio, hanno dato nuova linfa alla vita del club rossazzurro.

Infatti, a breve verrà pubblicato il bando per partecipare alla procedura competitiva, così stabilendo la base d’asta. Il miglior offerente si aggiudicherà la parte del ramo sportivo della precedente società, ormai fallita, e il Catania potrà così avere un nuovo proprietario.

I nomi che si rincorrono sono già variegati: dai possibili ritorni di ogni genere a imprenditori locali e non. Sembra che comunque l’asset Calcio Catania possa interessare a molti che, estinto il debito societario, dovranno occuparsi solo di ristrutturare le pendenze di carattere prettamente sportivo. Insomma, con un range che varia dai 7 e 10 milioni si dovrebbe sistemare tutto.

La storia calcistica recente, in materia di acquisizioni societarie, ci insegna che non sempre si interessano soggetti del tutto credibili ma anche: speculatori, truffatori, gente in cerca di pubblicità ecc. Basti pensare ai casi più lampanti come: Manenti a Parma, il Malese a Bari e i casi più vicini alla causa rossazzurra come Mancini, Follieri, il bluff dei petroldollari e non solo.

A Catania negli ultimi tempi si sono affacciati tanti di quei soggetti a dir poco discutibili che ormai abbiamo perso il conto. Dai fantomatici arabi ai: maltesi, inglesi, romani, americani e via dicendo. Il risultato? Prestiti, Interpool, strani giri di soldi e un nulla di fatto in conclusione.

C’era da aspettarselo, quando viene dato mandato di mettere società, calcistiche e non, in vendita, c’è sempre uno strano giro di personaggi che vanno poco d’accordo con la legge. Pertanto, il Tribunale avrà l’arduo compito di effettuare in maniera approfondita la due diligence delle società che si presenteranno al bando e valutare quale darà più garanzie in termini patrimoniali, economici e progettuali.

Queste sono le tre condizioni principali per fondare il nuovo Calcio Catania ma l’una potrebbe escludere l’altra. Sun Tzu nel suo Best Seller “L’arte della Guerra”, afferma che: “Se cento volte combatterai conoscendo il nemico e te stesso, cento volte vincerai. Se cento volte combatterai conoscendo te stesso e non il nemico, cinquanta volte vincerai e cinquanta volte perderai. Se cento volte combatterai non conoscendo né il nemico né te stesso, cento volte perderai“.

Possiamo parafrasare questo insegnamento di vita anche in questa situazione dicendo che: avendo i soldi e un progetto serio, sarà sicuramente un successo. Avendo soldi e un progetto poco serio (o il contrario) l’esito sarà incerto. Non avendo soldi e progetto sarà un fallimento. L’ultima ipotesi è lo specchio di quanto successo alla Sigi.

D’altronde, il pool di esperti al quale è stato dato mandato di trovare il bandolo della matassa, non potrà permettersi più errori come quello di affidare a cuor leggero la società dell’elefante a gruppi poco solidi e senza alcun piano industriale. L’ultima fallimentare esperienza servirà per affrontare meglio il futuro prossimo del sodalizio etneo.

Al centro del progetto bisognerà mettere idee e competenze guardando il futuro con una visione di “gioco infinito” e non finito come accade in una partita di calcio. Sarà obiettivamente complicato e difficile che questo accada ma Catania deve andare avanti e proiettassi al futuro ampliando le idee passate e guardando verso un business diverso. Non più quello delle imprese familiari che hanno governato il calcio negli ultimi quarant’anni. Ormai non esiste più il padre padrone che gestisce e prende le decisioni, ma è in mano a fondi e imprenditori esteri che separano nettamente il management dalla proprietà il cui scopo è chiaramente creare utile.

Il tutto sarà meno romantico e più cinico ma i tempi cambiano e con essi si modificano le regole del gioco: in campo e fuori.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.