Bruciano ancora nei ricordi dei tifosi le scene ai limiti del tragico di Napoli-Verona, partita che ha clamorosamente negato agli azzurri l’accesso alla prossima Champions League. Due mesi e mezzo dopo, sulla panchina troviamo Luciano Spalletti, uno che di qualificazioni europee se ne intende eccome.

Difatti, il mister di Certaldo ha centrato il posizionamento verso la coppa dalle grandi orecchie per quattro volte su quattro tra Roma e Inter negli ultimi anni. Per non tornare ai tempi dello Zenit o della prima esperienza nella Capitale; insomma, prendere Spalletti solitamente equivale ad assicurarsi un posto in Champions.

Ce la farà anche all’ombra del Vesuvio? Le premesse ci sono, eppure al tempo stesso ci sono anche diverse difficoltà di base, su tutte quelle inerenti al mercato. Nonostante le grandi ambizioni di rivalsa, il presidente Aurelio De Laurentiis sembra costretto ad adottare una via low-cost, visti i mancati ricavi europei e la crisi post-COVID.

L’allenatore chiamato personalità: il ritorno di Spalletti

Uno dei fattori che favoriscono Luciano Spalletti nella sua nuova avventura al Napoli non può che essere Luciano Spalletti stesso. Allenatore dalla grande, grandissima personalità, una calamita per tifosi, media e quant’altro, nel bene e nel male. Il mister di Certaldo sa fare da parafulmine come pochi altri, divenendo il primo difensore della squadra che allena dentro e fuori dal campo.

Personalità che si riflette anche sui suoi giocatori, i quali finiscono per somigliare nel carattere al loro vulcanico e acceso allenatore. In una squadra che l’anno scorso è mancata proprio nei momenti clou, questo upgrade risulterà essere fondamentale nel corso della stagione, dove la fatica si farà sentire e le difficoltà aumenteranno man mano.
Non dimentichiamo poi che Spalletti è fermo da tre anni, dunque la sua fame, la sua carica sarà direttamente proporzionale alla sua lunga assenza.

Dovrà essere in ogni modo capace di controllarsi, di non eccedere come successo magari a tratti a Milano e Roma nel corso degli spinosi casi Totti e Icardi, in modo tale da non perdere di mano la situazione anche dal punto di vista tattico oltre che mentale. Il Napoli è una squadra che non può staccare la spina e lo abbiamo visto benissimo sia con Carlo Ancelotti, sia con Gennaro Gattuso.

Ripartire dalle basi: Koulibaly, Insigne e Osimhen

Snodi fondamentali per Spalletti per iniziare e sviluppare nel migliore dei modi la sua nuova avventura saranno i tre uomini chiave del Napoli: Kalidou Koulibaly, per il quale l’ex Inter si è già detto “pronto ad incatenarsi pur di trattenerlo”, il capitano Lorenzo Insigne e il centravanti su cui tutto l’ambiente punta fortissimo, ovvero Victor Osimhen.

Se il virgolettato sul giocatore la dice lunga su quanto il tecnico conti su di lui, ricordiamo comunque quanto Koulibaly sia fondamentale per gli equilibri della squadra, autentico leader di un reparto avaro di personalità e carisma dalla partenza di Raul Albiol ormai due anni fa. La classe di Insigne parla invece al posto suo, per il quale tutti i tifosi sperano si risolva in fretta la questione rinnovo; trattenerlo sarebbe una cassaforte per presente e futuro, vista anche l’esperienza maturata dal giocatore dopo l’Europeo vinto da protagonista con l’Italia.

E infine ci ritroviamo Osimhen, l’uomo che causa sfortuna e fattori esterni è mancato l’anno scorso. Nonostante i mesi di assenza, l’attaccante ha raggiunto la doppia cifra per la seconda annata di fila, tra i più giovani a farlo insieme a Haaland e Mbappe. Il potenziale è enorme, se gli viene concessa la profondità è imprendibile grazie alle sue lunghissime leve e una poderosa forza fisica che gli garantisce ulteriore potenza. Siamo certi che potrà essere un fattore determinante per il futuro del Napoli, sfortuna permettendo.

Quei rinforzi che chiamano: serve il mercato per delle certezze

La squadra è forte ed è risaputo, è arrivata quinta lo scorso anno ma dietro la Juventus solo di un punto, collezionando ben 77 punti e con più di 100 reti segnate in tutta la stagione. Tuttavia, le lacune dell’organico appaiono evidenti e anche da diverso tempo, dunque la dirigenza del Napoli è imputabile anche per recidività, oltre che per negligenza.

L’acquisto del terzino sinistro manca da ormai quattro anni, da quando Faouzi Ghoulam cadde nel primo di tanti gravi infortuni da cui mai più si è ripreso. Insistere con Mario Rui, come fatto negli anni con l’adattato Elseid Hysaj, è solo deleterio per la squadra così come per i tifosi. I nomi fatti, ovvero i vari Emerson Palmieri, Tsimikas e Mathias Olivera, sembrano essere tutti difficili se non improbabili causa mancanza di fondi liquidi. Da vedere se queste piste riusciranno a sbloccarsi, o meglio, ad essere sbloccate.

Evidente anche la coperta corta a centrocampo, dove mancano gli interpreti per giocare in una linea a due. Confermato Fabian Ruiz, più per carenza di offerte che per altro, al suo fianco c’è il solo Demme, attualmente infortunato; Lobotka sembra inadatto ad alti livelli, Elmas inadatto a due e ancora né carne né pesce. Resta l’arretramento di Zielinski, che però insieme al compagno spagnolo non garantisce il giusto filtro e l’equilibrio che serve alla squadra.

In questo caso i nomi fatti sono quelli del Bakayoko-bis, dopo l’annata terribile dell’anno scorso in azzurro, e soprattutto quello di Morten Thorsby, faro tuttofare della Sampdoria. Insomma, non si prevede a prescindere un grosso salto di qualità. Servirebbe anche un altro centrale di difesa, ma meglio non insistere, sarebbe come sparare sulla croce rossa…

Siamo ancora nemmeno a metà agosto, eppure dei primi pensieri sul Napoli di Spalletti che sta nascendo è già possibile iniziare a farseli. La rosa c’è, o quantomeno l’undici iniziale c’è ed è competitivo, specie in attacco, in attesa della riconferma contrattuale di Insigne e dell’esplosione di Osimhen.

Resta l’incompletezza di un organico che probabilmente resterà tale anche al termine della sessione di mercato. Sarà questo il macigno che dovrà reggere Luciano Spalletti, lui che è da sempre abituato ad enormi responsabilità, se non a veri e propri miracoli in base alle circostanze esterne. Insomma, il 4° posto è alla portata del Napoli? Certo, ma chiedere di più, al giorno d’oggi, sarebbe solo nocivo verso ambiente, squadra e tifosi.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.