Settimana scorsa avevamo aperto questa nostra rubrica in cui si spiegavano gli effetti del virus sul mondo del calcio. Inizialmente si erano trattati i cambiamenti sul calcio italiano, poi la nostra attenzione si era espansa a quello internazionale mentre ora, per chiudere la rubrica, ci dedichiamo alle conseguenze dalla pandemia sull’aspetto economico.

Nel calcio girano tanti soldi, e non è sempre un male come molti sostengono. Anzi, tutt’altro. Il calcio non è solo calciatori, allenatori, presidenti, dirigenti e procuratori. Il mondo del pallone è costituito anche da molte altre persone che non vivono sotto i riflettori ma che grazie al loro apporto permettono a questa industria di andare avanti. In un certo senso, e poi lo vedremo meglio, il calcio influenza anche altre categorie non strettamente legate con questo sport.

Stadi chiusi e mancate entrate

Nel primo capitolo avevamo trattato questo argomento dal punto di vista sportivo mentre ora ci concentreremo sul lato economico. Da ormai un anno gli stadi sono chiusi, con una piccola eccezione ad inizio campionato dove è stata permessa una parziale apertura ma non così significativa. Sono davvero pesanti le mancate entrate dei biglietti per le casse delle varie società. Le squadre di calcio sono anche aziende, i dirigenti sportivi devono ragionare in quest’ottica. E’ normale che nei progetti societari si possano mettere in conto diversi imprevisti che rischiano di complicare la situazione finanziaria. Proprio per questo si prevedono eventuali problematiche in modo da non farsi trovare impreparati qualora avvenissero effettivamente dei problemi. Tuttavia, pronosticare una pandemia che per un anno impedisce l’ingresso del pubblico allo stadio era decisamente qualcosa di complicato e che infatti ha spiazzato tutte le società.

Non è raro sentire e leggere di problemi finanziari legati a diverse squadre di Serie A ma non solo, è un problema che accomuna tutti considerando che ogni domenica (e anche tra settimana con le coppe o infrasettimanali) ogni stadio d’Italia si riempiva di gente che per assistere alla partita pagava il biglietto. La mancanza di entrate da questo punto di vista ha notevolmente penalizzato le società, e quindi potrebbero esserci conseguenze anche per quanto riguarda il calciomercato. Meno spese folli ma scelte più mirate? Potrebbe essere.

L’ultimo mercato estivo, iniziato ufficialmente a settembre e conclusosi il 5 ottobre, è stato differente dagli altri anche per il poco tempo a disposizione. La prossima estate, che alla fine non è nemmeno così lontana, si tornerà con i soliti tempi ma con disponibilità inferiori rispetto agli anni precedenti.

Caos stipendi Serie A

Un dibattito che è stato più volte al centro dell’attenzione durante il lockdown di anno scorso. Non c’era il calcio giocato e si parlava principalmente di ripartenze e protocolli. Tuttavia, ha giocato un ruolo importante anche la questione legata agli stipendi dei calciatori. Senza partite e senza entrate significative ci si chiedeva se era opportuno tagliare lo stipendio ai giocatori per venire incontro alle società che iniziavano a dover gestire problemi economici di un certo peso.

Come sempre quando si parla di calcio, questa discussione ha interessato anche gran parte dei cittadini italiani, i quali sostenevano che i giocatori si sarebbero dovuti ridurre lo stipendio anche in relazione ai vari problemi che gli altri lavoratori stavano attraversando a causa del lockdown. Si è discusso molto anche nei vari consigli della Lega Calcio in modo da trovare una soluzione che potesse accontentare tutti. Sono uscite molte voci a proposito, giocatori che non volevano tagliarsi lo stipendio, chi invece ha spinto per aiutare la propria società, chi addirittura non rispettava i termini prestabiliti. Una discussione che, anche se con minor frequenza, è in voga ancora oggi. Basti pensare alla polemica di qualche mese fa tra Luis Alberto e Lotito con la questione aereo della Lazio.

Per cercare di arrivare ad una soluzione si faceva leva principalmente su due aspetti. Il primo riguardava il diritto dei calciatori di ricevere il compenso senza esser obbligati a ridursi lo stipendio, mentre l’altro era legato al lato “morale” con i calciatori che, vista la situazione, avrebbero dovuto aiutare le loro società oltre a mettersi in buona luce nei confronti della maggior parte della popolazione costretta a rimanere a casa senza lavoro.

Danni ai campionati minori

Purtroppo è abbastanza frequente vedere società minori fallire a causa dei problemi economici. E il lato ancora più triste è che assistere a situazioni del genere non era raro nemmeno prima dello scoppio della pandemia. Il virus ha dato il colpo di grazia alle società che già faticavano e ha reso la vita difficile anche a società che prima riuscivano comunque a reggere.

Squadre di Lega Pro ma soprattutto dalla Serie D in giù, dove non girano i milioni delle leghe superiori e che sono costrette a non iscriversi a categorie dove invece dovrebbero partecipare per merito sportivo. Non è di certo bello vedere una squadra che lavora sul campo e fuori dal campo per ottenere una promozione e dopo averla conquistata grazie a vittorie non poter salire di categoria a causa dei problemi finanziari. Le promozioni e retrocessioni dovrebbero avvenire grazie ai verdetti sul campo e non in seguito alle decisioni del tribunale.

Molti campionati, inoltre, hanno avuto più difficoltà a ripartire e hanno dovuto subire sospensioni e ripartenze continue viaggiando nella più totale incertezza sportiva ed economica.

Calcio ed economia nazionale

Potremmo dare una brutta notizia ai tanti detrattori del calcio ma questo è uno sport che, seppur in maniera indiretta, aiuta molte categorie dove magari ci lavorano le stesse persone che perdono il loro tempo ad insultarlo e denigrarlo. In particolare, la presenza dei tifosi allo stadio che purtroppo da ormai un anno non è più possibile, aiuta notevolmente molti settori e aziende italiane.

Per esempio, spostandosi fisicamente per andare ad assistere ad una partita di calcio, è naturale fermarsi in bar, ristoranti, prendere treni, autobus, dormire in hotel. Fino ad un anno fa questo accadeva ogni settimana, non diciamo ogni giorno ma quasi. Letteralmente. E pensate a tutte le tifoserie d’Italia che si spostano in giro per l’intero paese. Per far ciò ci si avvale dei tanti servizi disponibili, sia per il trasporto sia per quanto riguarda vitto e alloggio. Tutto questo quasi ogni giorno, milioni e milioni di tifosi che seguono le stesse procedure. Poi c’è chi magari si ferma solo al ristorante e chi invece preferisce dormire in hotel. Ovviamente l’economia di questi settori ne beneficia e a causa dei mancati spostamenti dei tifosi i settori legati al turismo (ma non solo) ne sono decisamente danneggiati.

Inoltre, l’industria del calcio è composta anche dai tanti lavoratori che non percepiscono uno stipendio milionario ma che il loro apporto è fondamentale. Dai magazzinieri a chi lavora come tecnico, per esempio, negli stadi e negli impianti d’allenamento o chi si occupa di organizzare particolari eventi sportivi e tutto ciò che ne consegue.

In conclusione

Il calcio sposta milioni e milioni di euro, ma ciò che molti non hanno ancora ben compreso è che questo non è assolutamente sinonimo di qualcosa di negativo. Magari la stessa persona che si lamenta dei troppi soldi del calcio lavora in un ristorante che ogni domenica accoglie tantissimi clienti. E magari gli stessi clienti dopo pranzo si spostano allo stadio per vedere la partita e che senza di quella non sarebbero andati in quel ristorante. E’ solo un piccolo esempio ma che spiega come l’industria calcio non interessi solamente i giocatori e allenatori super pagati.

Il calcio ha quindi subito un contraccolpo importante dal punto di vista economico ma da ciò che abbiamo notato da questi tre capitoli è la grande capacità di sapersi adattare e a reagire ai gravi problemi. Il calcio è ripartito e ciò che incuriosisce riguarda l’andamento che questo sport potrà avere in futuro. Ad esempio, ora c’è la regola delle 5 sostituzioni al posto di 3. Si tornerà come prima o no? E che reazione avremo quando assisteremo di nuovo ad uno stadio completamente pieno?

Un anno fa esatto si giocavano le ultime partite di Serie A prima dello stop causato dal lockdown. In 12 mesi il calcio è cambiato in molti aspetti cercando di convivere con questa situazione. Questa rubrica, che termina con questo ultimo capitolo, ha come funzione principale quella di evidenziare la grande capacità del calcio di reagire, adattarsi e ripartire nonostante le tante difficoltà. Inoltre, in particolare con questo capitolo, abbiamo voluto sottolineare l’importanza dell’industria calcio per l’intero paese.

Il calcio, giustamente, può piacere e non piacere, nessuno si offende e si arrabbia se una persona non segue le partite e non apprezza questo sport. Però, dovrebbe essere arrivato il momento di vedere il calcio sotto un’altra prospettiva e capire che i tanti soldi che circolano aiutano indirettamente molte altre categorie e settori che in questo momento faticano ad andare avanti.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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