L’Italia, così come l’intero pianeta, da ormai un anno sta affrontando il grave problema legato alla pandemia di Coronavirus. Nel nostro Paese la vera emergenza e la preoccupazione generale è iniziata tra fine febbraio e inizio marzo e la diffusione esponenziale dei contagi ha portato all’ormai ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a chiudere l’intera penisola. Ci sono state tante conseguenze e cambiamenti, a partire dai rapporti sociali con le persone che fino a pochi giorni prima frequentavamo abitualmente fino ad arrivare ad aspetti più ampi come quello economico. Ovviamente, anche il calcio è stato coinvolto in questa situazione e da circa metà marzo fino a metà giugno 2020 il pallone in Italia ha smesso di rotolare per permettere il tanto auspicato miglioramento della situazione sanitaria.

Tuttavia, il calcio è un’industria come tante altre che fattura milioni e milioni di euro, un suo stop definitivo (almeno per quella stagione) sarebbe stato un duro colpo, sportivo ed economico. Forse anche dal punto di vista legale, c’erano diverse squadre che lottavano per obiettivi importanti e si respirava già aria di ricorsi  in caso di retrocessioni e di mancate promozioni senza aver portato a termine i campionati.

Il calcio si è adattato ed è ripartito

Durante le situazioni di difficoltà il modo migliore per reagire è quello di adattarsi e andare avanti secondo le possibilità e le risorse a disposizione. Se continuare come prima era impossibile, era invece fattibile ripartire con nuove modalità, almeno in parte, per permettere la ripresa del calcio evitando così altri problemi difficili da affrontare. Il calcio quindi è ripartito e ormai ad un anno dal famoso lockdown di marzo 2020 il mondo del pallone ha vissuto diversi cambiamenti, anche in termini di regolamento, che fino a poco più di un anno fa nessuno avrebbe mai immaginato. Ad esempio, ormai è una prassi vedere un allenatore di Serie A che effettua 5 sostituzioni nell’arco dei 90 minuti o, più tristemente, vedere le curve e gli spalti degli stadi vuoti e senza tifo.

In questa analisi andremo ad approfondire le conseguenze della pandemia nel mondo del calcio partendo dai cambiamenti avvenuti nel calcio italiano, Serie A ma non solo. Nei prossimi capitoli, invece, analizzeremo meglio ciò che è cambiato a livello europeo e anche a livello economico, coinvolgendo quindi sia il calcio italiano e internazionale.

Da quanto tempo sono chiusi gli stadi?

Questa (triste) novità è ormai una realtà con cui il nostro calcio convive da ormai un anno e con cui dovrà convivere ancora per un po’. Quando ancora non si sapeva nemmeno se la passata stagione riprendesse o meno, una delle poche certezze era appunto questa, ovvero l’assenza di tifosi negli stadi. L’attuale campionato era iniziato con un’apertura parziale degli stadi italiani, l’accesso era consentito ma in numero limitato. Esperimento durato poco, considerando che un nuovo decreto del governo ha ordinato la chiusura totale degli stadi.

Solitamente le partite a porte chiuse si giocavano, per esempio, in seguito ad una decisione del giudice sportivo per punire una determinata tifoseria che si era resa protagonista di gesti non appropriati. Quindi, in generale, era abbastanza raro ad assistere ad una gara senza alcun tifoso. Ora purtroppo è la normalità, i giocatori stessi spesso ribadiscono che la mancanza di pubblico condiziona le partite, a volte in negativo ma a volte anche in positivo. C’è chi si esalta con i tifosi presenti e chi invece senza pressioni riesce giocare in maniera più spensierata e magari riesce a migliorare le proprie prestazioni. In generale, però, per noi spettatori è triste non sentire il boato dello stadio dopo un gol, mancano addirittura i fischi di protesta del pubblico casalingo dopo una brutta sconfitta. Sapevamo fin da subito che il calcio, alla sua ripresa, doveva sacrificare il pubblico allo stadio.

La nostra speranza è che gli stadi possano riempirsi il prima possibile e la sensazione più strana, ma forse anche per questo bella, è che ci meraviglieremo quando rivedremo uno stadio completamente pieno. Prima era la normalità, ora non sappiamo nemmeno quando potrà verificarsi di nuovo un evento del genere.

Lo slittamento della fine del campionato

Quando lo scorso marzo il governo ha imposto la sospensione della Serie A è nata praticamente subito la discussione tra i vari organi competenti per quanto riguardava l’eventuale ripresa. Portare a termine il campionato era una soluzione che non accontentava tutti ma che probabilmente era necessaria per salvaguardare il sistema calcio. Alla fine, dopo mesi di discussione e di cambi di idee ogni giorno, si è deciso di riprendere il campionato a giugno e portarlo a termine nel periodo estivo. Una vera e propria novità, specie perché in quel periodo ci sarebbe dovuto essere l’Europeo. La priorità è stata data ai campionati nazionali e la Serie A è riuscita a ripartire giocando di fatto ogni 3 giorni nella stagione dove solitamente il nostro campionato va in vacanza. Ma in un anno dove la normalità è diventata un’eccezione assistiamo anche alle partite di A giocate in estate.

Prima della ripresa del campionato si è conclusa la Coppa Italia, che era rimasta ferma a febbraio. Semifinali e finale, il Napoli batte la Juventus ai rigori e si aggiudica il trofeo. Poi, pochi giorni dopo, è ripartita la Serie A. Campionato iniziato ad agosto 2019 e concluso ad agosto 2020, con la Juventus di Sarri che vince lo scudetto battendo la concorrenza dell’Inter. Da ricordare il nuovo orario delle partite, con diverse gare che sono iniziate alle 21:45 a causa del caldo che avrebbe potuto condizionare le squadre.

Il caos con i tamponi ai calciatori

E’ diventato ormai un incubo per qualsiasi squadra. Un problema in più nel mondo del calcio, un qualcosa impossibile da pronosticare poco più di un anno fa. I giocatori sono spesso sottoposti al tampone per verificare la positività o meno al Coronavirus. Il problema, come abbiamo già avuto modo di vedere, è che la positività di un giocatore non riguarda solo il singolo giocatore o l’intera squadra ma la preoccupazione si estende anche alle squadre che hanno affrontato quel determinato giocatore e la sua squadra d’appartenenza nei giorni precedenti.

Sono nate molte polemiche, che ancora non si sono estinte, sul rinvio di Juventus-Napoli, partita che si doveva giocare ad ottobre e che ancora aspetta di essere recuperata. Si dovrebbe giocare a metà marzo. Il fattore tamponi è diventato quindi parte integrante del calcio, solitamente le indisponibilità riguarda(va)no gli infortuni e squalifiche ma di certo non è un qualcosa che rischia di mettere in allerta mezzo campionato. A volte la comunicazione di giocatori positivi è avvenuta addirittura il giorno stesso della partita o comunque alla vigilia, è recente il caos legato al Torino con il rinvio della sfida contro il Sassuolo. Ad inizio campionato abbiamo assistito alle difficoltà del Genoa in merito a questa situazione.

E, problema più grosso, l’infortunio per quanto possa essere pesante e influente all’interno di una squadra non è di certo contagioso. Il virus sì. Se uno ha problemi al ginocchio, per dire, si cura il giocatore e basta. Se uno riscontra la positività al Covid-19, urgono controlli a tutta la squadra e non solo, perché servirà eseguire test più attenti anche alla squadra con cui si è giocato la volta prima e allertare quella con cui si andrà a giocare. Sono questioni troppo imprevedibili ed è quindi un’ulteriore grana per gli allenatori, che oltre ad infortuni e squalifiche devono gestire i giocatori positivi al Covid-19, con la speranza che una volta guariti rientrino in forma al più presto. Non sempre è cosi e a volte capita che un giocatore impieghi più tempo per ritrovare la giusta condizione.

La regola delle cinque sostituzioni e degli slot

Una nuova regola che era invece già una prassi nei campionati di Serie C ma che è sbarcata anche in Serie A e nelle competizioni europee. Proprio per questo ne parleremo anche quando affronteremo il tema del calcio internazionale. Ora gli allenatori hanno a disposizione due cambi in più rispetto ai 3 tradizionali, tuttavia c’è il vincolo che le sostituzioni devono essere consumate in 3 momenti, per cui spesso un allenatore sfrutta uno slot per mandare in campo almeno 2 giocatori. Il cambio all’intervallo non è invece considerato come slot per cui non è raro assistere ad una sostituzione già dopo 45 minuti. Una regola che è stata introdotta nella passata stagione in modo da poter gestire meglio l’intera rosa considerando che in estate, come spiegato prima, si è giocato ogni 3 giorni.

Si è successivamente dibattuto se mantenere questa regola anche per la successiva stagione, cioè quella attuale, decidendo poi di mantenere in vigore la nuova norma. Vediamo poi se in futuro si tornerà alle classiche 3 sostituzioni.

Data inizio del campionato (e ripresa)

Questo argomento lo abbiamo già affrontato in precedenza quando si è parlato della Serie A giocata in estate. Con uno stop durato praticamente oltre 3 mesi era doveroso dover modificare alcune date. La Serie B ha seguito l’esempio della A e si è completata in estate con i rispettivi playoff e playout, anche per la serie cadetta è di certo una novità. La passata stagione è terminata ad agosto, mese in cui solitamente inizia la nuova.

Dopo poche settimane di pausa, la Serie A è cominciata a settembre, la pausa è quasi come se non ci fosse stata. Quindi anche le date di chiusura e inizio stagione sono diverse rispetto a quelle a cui eravamo abituati, di conseguenza anche la Champions è partita in ritardo. Il calciomercato estivo è iniziato ufficialmente a settembre, solitamente terminava il 31 agosto, e si è concluso il 5 ottobre.

Lo stop al campionato di Serie C

Se la Serie A e Serie B sono ripartite, lo stesso non si può dire della Serie C. I verdetti sono quindi arrivati prima che si concludessero tutte le giornate effettive dei tre gironi. Si è scelto, con le polemiche previste e messe in conto, di premiare le prime di ciascun girone per la promozione diretta in Serie B. Monza, Vicenza e Reggina hanno dunque ottenuto l’accesso per la Serie B, la quarta squadra promossa è arrivata tramite i playoff che si sono comunque disputati. E’ salita la Reggiana dopo aver battuto il Bari in finale. A causa dei problemi economici, gli stessi che hanno impedito la regolare ripresa, alcune squadre con diritto ai playoff hanno deciso di rinunciare a parteciparvi, motivo per cui diverse partite sono state decise a tavolino.

Per quanto riguarda i playout, il procedimento è stato praticamente lo stesso dei playoff decretando anche le retrocessioni dirette. Non sono mancati poi i ripescaggi a causa delle solite problematiche economiche che non permettevano a certe società di iscriversi al campionato di Serie C.

Annullamento di ritiro e tourneé estive

Il ritiro estivo è considerato molto importante perché permette ai vari giocatori di mettersi nella giusta condizione fisica per poter affrontare la stagione. Inoltre è utile per gli allenatori che possono lavorare con la squadra in modo da provare le varie situazioni tattiche, specie per i tecnici appena arrivati e che non conoscono la squadra. Fondamentale anche per i giocatori arrivati dal mercato che hanno il tempo di integrarsi nella nuova squadra. Tutto questo non è stato possibile a causa delle date ravvicinate di fine scorsa stagione e inizio di questa. Gli infortuni non sono mancati, anche se forse ci si poteva aspettare anche qualcosa di peggio. A prescindere da questo, è evidente che diverse squadre sono state penalizzate dalla mancanza di una preparazione adeguata e questo incide nelle prestazioni individuali e collettive, quindi nei risultati. Gli allenatori hanno avuto poco tempo, così come i giocatori stessi. A questi livelli la giusta preparazione è praticamente una priorità per tutti i giocatori che scendono in campo e quindi, a differenza degli scorsi anni, non è stato possibile organizzare il classico ritiro estivo (solitamente in montagna) in vista della nuova stagione.

Lo stop dei campionati primavera e dei dilettanti

Anno scorso abbiamo assistito allo stop dei campionati primavera che poi non sono più ripresi per quella stagione. Il calcio dilettantistico in generale ha subito gravi danni, consideriamo anche le realtà minori che devono affrontare grossi problemi e che possono rendere complicata la ripartenza. Parliamo anche delle scuole calcio di paese, dove la ripresa non è facile a causa delle difficoltà di tenere sotto controllo la situazione Covid-19 dei tesserati. Eseguire costantemente i tamponi a tutti i giocatori è un qualcosa di insostenibile e quando si parla di stop al calcio i campionati minori sono quelli più colpiti. La loro ripresa è spesso singhiozzante e avvolta da molta incertezza che non fa bene ad alcuno.

Conclusione

In questa analisi abbiamo quindi esaminato i cambiamenti nel calcio italiano negli ultimi 12 mesi. Il nostro campionato si è adattato, seppur con comprensibile fatica, e quindi tutti i tifosi dovrebbero essere soddisfatti nel vedere questa reazione. Tuttavia, è triste vedere molte società non riuscire a poter competere a causa dei problemi economici che, nonostante ci fossero anche prima, si sono aggravati a causa di questa situazione. Dalla Serie C in giù, in particolare dai dilettanti, molte società falliscono o comunque faticano ad andare avanti con i loro progetti. Senza dimenticare tutte le società calcistiche di paese, dove magari giocano nostri amici e conoscenti, che sono ferme da un anno e che da un anno non sanno quando, come e se potranno ripartire.

Ci auguriamo ovviamente di vedere nuovamente i tifosi allo stadio, sarebbe un buon segno per diversi motivi. Vorrebbe significare un netto miglioramento della situazione sanitaria, sarebbe importante per noi tifosi che finalmente torneremo a tifare la nostra squadra dal vivo e senza dimenticare che il pubblico presente allo stadio aiuterebbe le casse delle società, le quali sono state duramente colpite a causa dei mancati incassi dei biglietti. Sarebbe un vantaggio per tanti aspetti. Nei prossimi due capitoli, che usciranno tra pochi giorni, ci concentreremo sul calcio internazionale, focalizzando l’attenzione ad esempio su Champions ed Europa League, e poi sugli aspetti economici e le dovute conseguenze dovute alla pandemia.

CONDIVIDI
15/10/99 Redattore di Novantesimo

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008