Giornata densa di novità in casa Udinese, con Igor Tudor, il nuovo tecnico della squadra friulana, che, dopo l’ufficializzazione del suo arrivo giunta qualche ora fa, ha parlato per la prima volta da neo-allenatore del club nella consueta conferenza stampa di presentazione.

Ecco di seguito le parole rilasciate dal tecnico ex Galatasaray, riportate integralmente dalla redazione di Tuttomercatoweb: “È un momento delicato, per questo non vorrei parlare troppo di me. C’è un lavoro importante da fare, finire la stagione come questa società merita. Finire nel modo giusto, poi partire con nuova energia”.

Sul cosa può dare un nuovo tecnico: “Tutto o niente, dipende dalle sue qualità. Non è il momento di parlare troppo, ora bisogna fare questa partita con il Benevento”.

Sul dire sì all’Udinese e su Reja: “Non abbiamo parlato, con Reja ho un gran rapporto perché sono stato un suo assistente all’Hajduk, era la mia prima esperienza nove anni fa. L’Udinese è un grande club, anche stando fuori ho seguito il campionato e penso che questa rosa sia interessante, con giovani buoni”.

Sui tanti allenatori cambiati: “Bisogna vedere cosa serve in questo momento. Alle volte dai scappellotti, altre amore. Speriamo cose buone già domenica, anche punti”.

Sulle difficoltà di arrivare dall’estero: “Non è un pregio che io non abbia mai allenato qui. Sono stato in Italia dieci anni da calciatore, giocando in squadre importanti. Se uno ha qualità, nel suo lavoro, deve dimostrarla. Certo, l’esperienza aiuta, ma poi è la qualità che cambia”.

Sulla situazione rovente:
“In tanti mi hanno chiamato, molti mi han detto pensaci, non è ideale. Pure chi allena il Real Madrid ha i suoi problemi. La prendo come sfida, credo in me e nella rosa. Noi rimarremo in Serie A e poi faremo un bel campionato”.

Su Balic: “L’ho allenato nel settore giovanile dell’Hajduk Spalato”.

Sull’evoluzione della trattativa: “Non ci ho pensato, è successo in fretta, negli ultimi due giorni. Sono contento e chiamerò sicuramente Oddo per capire. Allo spogliatoio ho detto di andare a casa e li vediamo domani, alle 6 di pomeriggio.

Stanno mentalmente male, loro ci soffrono. Ho parlato subito con il presidente perché pensavamo a un giorno di ritiro, invece gli ho detto di andare a casa. Abbiamo 3 o 4 giorni di allenamenti ed essere al meglio domenica alle 15”.

Sui cambiamenti: “Non è buono modificare molto, bisogna lavorare sulla testa. I giocatori sono persone perbene, che lavorano, che ci tengono. È importante lavorare sulla mente. La scossa la si dà lavorando su testa e gambe”.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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