Giornata di presentazione, quest’oggi, per il nuovo Direttore Sportivo dell’Udinese Manuel Gerolin.

Il neo dirigente bianconero ha affrontato diversi temi, come riportato da tuttomercatoweb:

Sul mercato in uscita. “Dobbiamo sederci a parlare, ancora è troppo presto, oggi è il 12 giugno e c’è molto tempo. Singolo per singolo, parlare ora di mercato è prematuro… qualcuno andrà via e altri arriveranno, però è presto”.

Sulla Primavera. “Fa parte della nostra prima squadra, è uno svezzamento dei giocatori più giovani. I più bravi andranno a vestire questa maglia”.

Sui giovani. “Non dobbiamo lasciare nulla al caso, ma essere attenti a tutte le situazioni. I ragazzi devono migliorare e dare il 100%, dopo verrà premiato. Noi vogliamo vincere. È un club arrivato in Champions… giorno dopo giorno dobbiamo tornare a livelli alti”.

Sull’esperienza al Wolfsburg: “Una differenza abissale, una società in crescita giornalmente. I Pozzo non si fermano, lo hanno dimostrato a tutta Italia. L’Udinese era conosciuta soprattutto per la squadra, la capacità organizzativa, la velocità nel fare le operazioni. Non bisogna fermarsi ma guardare avanti”.

Sulla sinergia con il Watford. “È reale, sono due campionati diversi ma vediamo cosa si può fare. C’è questa possibilità, se ci fosse bisogno dell’attaccante si potrebbe sfruttare, ma devo pensare all’Udinese e lasciare perdere il Watford”.

Su Scuffet e Meret. “Siamo molto contenti di avere due friulani molto forti più Karnezis, vediamo che cosa dà il mercato e poi vedere cosa confermare”.

Sul cambio di ruolo. “Ho forse la presunzione di capire quello che vogliono, avendoci lavorato tanti anni. Non ero nulla come dirigente senza i Pozzo, è un grazie a loro se sono qua”.

Con un budget di 10 milioni di euro. “I nomi sono segreti, non possiamo fare pubblicità. È normale che dobbiamo intervenire lì davanti, è un ruolo un po’ delicato. Ci stiamo guardando intorno. Argentina, Brasile, Colombia, ci sono tanti attaccanti. Poi il calcio è cambiato, ci scontriamo con altri campionati con molte risorse, dieci anni fa riuscivamo a comprare il giocatore prima, l’area scouting diventa fondamentale per le squadre. Ci troviamo davanti a grande concorrenza, alle volte anche cinese”.

Sul rapporto con Delneri. “Il rapporto è quotidiano, insieme si farà la squadra in base alle richieste dell’allenatore, i ruoli soprattutto. Delneri è uno di noi, bisogna avere le stesse idee per portarla avanti”.

Sullo stadio. “Ieri c’è stata una risposta in un periodo nel quale la gente è fuori, al caldo, al mare. Invece c’era un bel pubblico, questo fa piacere. C’è fame di calcio ancora. I Pozzo, avendo costruito questo impianto, è un invito a portare la gente allo stadio. I Pozzo han sempre fatto la squadra, bisogna migliorare la posizione in classifica”.

Su portiere e centravanti. “Sicuramente sono dei nostri obiettivi, dovremo fare il punto della situazione, lo faremo in questi giorni per essere più precisi. Normale che la rinuncia a Zapata ci porterà ad aquistare qualcuno in questo ruolo”.

Sullo scouting. “La nostra area tecnica segue tutti i campionati, io sarò più spesso qui ma gli occhi saranno puntati ovunque”.

Sul come operare sul mercato. “L’Udinese, sin dai tempi che c’ero io, è stata attenta a tutto il mercato. Prima di tutto l’Italia, i ragazzi che nascono in Friuli, se va bene si guarda. Poi in base alle nostre risorse e capacità andiamo a prenderli in giro per il mondo, è più uno scouting a livello internazionale ma se c’è la possibilità di pescare qui perché no”.

Sull’Udinese. “Io l’ho seguita, venivo spesso allo stadio. Ha una struttura tecnica molto interessante, forse gli mancava qualche punto per colpa della situazione iniziale, si è stabilizzata… c’è stato qualche infortunio che ha penalizzato, è stato raggiunto l’obiettivo minimo. Ottimi giovani, come sempre a Udine, ma per farli uscire serve la mentalità. Qui sono passati dei campioni per finire in altre piazze, più importanti. Hanno tutte le strutture per poter dimostrare il loro valore. Non c’è nessuna provinciale con queste strutture. Se non vieni fuori qui vuol dire che hai sbagliato qualcosa”.

Sui rapporti con i Pozzo. “Conosco tutta la famiglia, mi riempie d’orgoglio essere tornato. Li considero maestri di calcio nonché di vita”.

Sul ripartire dalle tradizioni. “Mi sento friulano, penso che sia questo il segnale che dà la proprietà, sia alla gente che ai nostri giocatori. Che ci sia una parte forte del territorio, oltre a una crescita lavorativa. Giorno per giorno bisogna lavorare e cercare il miglioramento. Questa forza bisogna che sia trasmessa all’organico. Non è un momento per spiccare il volo, ma è qui che dobbiamo dimostrare di essere forti”.

Sulle precedenti esperienze: “Manco da dieci anni, sono andato via per fare il ds al Siena, nel 2007, ma l’Udinese è migliorata in tutto. Era già una squadra da modello per le altre, sia per le questioni tecniche e strutturali, ma ora ci sono stati grandi miglioramenti. Vedere queste strutture, molto cresciute, è motivo di orgoglio. Mai fermarsi. Ero capo osservatori, ora farò il direttore sportivo, cercando di equilibrare tutte le aree”.

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Classe 1997, studente di Culture Digitali e della Comunicazione presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio: milanista.

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