Non c’è mai fine al peggio e a Catania ne sanno più di qualcosa, questa volta però la società Etnea ne esce come parte lesa. Una truffa bella e buona quella ideata da vari personaggi che volevano acquistare il Calcio Catania.

Secondo quanto raccolto dalle redazioni di Unica Sport e MeridioNews, ha del clamoroso.

Dal petrolio al rettangolo verde dello stadio Angelo Massimino? A Catania però non ci sarà nessuno sbarco a stelle e strisce. L’ipotesi zio d’America era un clamoroso bluff. Ma non, come si potrebbe pensare, per mancanza di solidità economica. Il problema in questa storia sono stati gli interpreti. Tra documenti falsi e una misteriosa linea telefonica. Tutto comincia mercoledì 6 maggio, quando i legali di Finaria – Salvatore Nicolosi e Gaetano Sanfilippo– ricevono una chiamata da Torino: è l’avvocato Alessandro Lombardo, che si presenta come interlocutore di una grande azienda petrolifera statunitense interessata ad acquistare il Catania. Si tratta della Apache corporation, con sede a Houston, in Texas. 

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Pubblicato da Unica Sport su Sabato 16 maggio 2020

La chiacchierata procede serena e dagli ambienti societari si manifesta un cauto ottimismo. Come prova di buonafede, tre giorni dopo, sabato, arriva la manifestazione d’interesse con allegato un documento: la procura con cui il ceo – una sorta di amministratore delegato – di Apache, John J. Christmann IV affida all’avvocato Lombardo il compito di trattare per suo conto. Il documento viene redatto e firmato dal notaio Walter Zandrini di Lugano. Ma c’è un problema: la firma di Christmann non sembra essere originale. Zandrini è un nome noto. Nel 2014 finisce coinvolto, insieme ad altre persone, in un’inchiesta per delle presunte truffe a livello internazionale. Gli investigatori ricostruiscono una serie di operazioni finanziarie che avrebbe danneggiato colossi come Ubi banca e Jp Morgan

La falsa procura per l’acquisto del Catania

La truffa per comprare il Catania va avanti. Lombardo, intanto, mercoledì atterra a Catania. L’indomani mattina ha già un appuntamento fissato con gli avvocati di Finaria. Non si sono ancora conosciuti, ma già si parla di cifre: dieci milioni di euro. Poca cosa per una società come la Apache, una salvezza dorata per il Catania (e per Finaria). Alla riunione è presente anche il patron del Catania Nino Pulvirenti. E un personaggio misterioso. Un uomo che fino a quel momento è stato presentato come il referente dell’Apache in Italia: un ennese d’origine, con studio a Roma e che vivrebbe all’estero. Almeno secondo il comunicato stampa dell’avvocato Lombardo. Quando all’incontro gli viene chiesto di mostrare un documenti, esibisce la copia della carta d’identità: Stefano Rosini, di Grosseto, nato nel ’67. Ma qualcosa non quadra. Quelle generalità corrispondono a un esponente del Pd toscano, ex consigliere comunale, e allenatore di calcio under 15 nella serie D. E che non somiglia per niente all’uomo seduto all’incontro. Le cose prendono una brutta piega e la vicenda finisce in una segnalazione alla procura. 

«A me sembrava uno scherzo. Io nella vita faccio l’insegnante e stamattina ero a fare didattica a distanza, ma da casa mia – racconta a MeridioNews UnicaSport il vero Stefano Rosini – Non ho idea di chi possa essere questa persona e sono preoccupato perché va in giro con i miei dati. Certamente questa storia non finisce qui e mi tutelerò». Resta il mistero sulla reale identità di quest’uomo. Di certo c’è che il numero di telefono fornito da Lombardo per contattarlo, seppure anonimamente, risulta intestato a Roberta Lo Fermo, una 21enne che vive a Roma e di famiglia originaria di Piazza Armerina. La Apache, in compenso, esiste. Ma del Calcio Catania forse non conosce nemmeno l’esistenza. «Sicuri che non si tratti di un’altra realtà con lo stesso nome? – rispondono dalla società petrolifera – Noi non abbiamo nessun interesse in Italia».

La truffa per acquistare il Calcio Catania non va a buon fine, ma è incredibile come in situazioni del genere alla fine spuntino sempre questi imprenditori… vedi Tuttolomondo a Palermo e Manenti a Parma

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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