Sta emergendo il lato peggiore del calcio dall’inchiesta condotta dalla Squadra mobile di Prato sulla tratta dei baby calciatori provenienti da paesi africani come la Costa d’Avorio e il Senegal, posti dai quali ragazzi giovanissimi venivano, e vengono ancora, prelevati come “merce” da valorizzare e vendere sul mercato delle società sportive.

L’operazione, diretta da Francesco Nannucci, sotto la guida del procuratore capo Giuseppe Nicolosi e dei sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, ha portato i quattro indagati a presentarsi questa mattina in procura per sostenere l’interrogatorio di garanzia, durante il quale tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. 

Tra le persone interrogate era presente anche Paolo Toccafondi (difeso dall’avvocato Enrico Guarducci), che si è dimesso dalla presidenza del Prato ed ha lasciato il ruolo alla sorella Donatella Toccafondi. L’imprenditore ha poi rilasciato una breve dichiarazione, dicendo: “Sono tranquillo, la cosa importante è emerga che io e la mia famiglia siamo sempre stati onesti”

Sono state stabilite quattro misure restrittive, oltre alle numerose perquisizioni compiute in varie città d’Italia per controllare persone e società sportive nell’ambito dell’inchiesta in cui si ipotizzano reati di immigrazione clandestina, falso documentale, favoreggiamento reale e anche frode sportiva.

Soggetti di questa indagine sono diventati, dunque, anche il designatore degli arbitri toscani, un arbitro e dirigenti di almeno una decina di società che hanno partecipato al passato campionato di Eccellenza. E’ stato preso in osservazione anche l’incontro dei playout di Lega Pro fra Prato e Tuttocuoio del 28 maggio scorso, che verrà analizzato a fondo visto il risultato di 0-0 che ha permesso la salvezza del club biancazzurro in virtù del miglior piazzamento avuto in classifica al termine del campionato regolamentare. Alcuni componenti del cda del trust di tifosi Orgoglio Pratese, nelle intercettazioni telefoniche, avrebbero confermato che la partita era combinata con un risultato deciso a tavolino il giorno prima della partita.

Sono state prese anche delle misure cautelari che riguardano lo stesso Paolo Toccafondi, 46 anni, interdetto per quattro mesi dall’attività di presidente della società biancazzurra, oltre al presidente 50enne della Sestese, Filippo Giusti, posto agli arresti domiciliari insieme al procuratore sportivo Filippo Pacini, 34 anni. È stata trasferita nel carcere di Sollicciano, invece, Eulalie Stephanie Nety, donna ivoriana di 43 anni che vi resterà fino al 15 settembre, ovvero giorno in cui la misura restrittiva sarà sostituita con l’obbligo di dimora a Prato ed il divieto di espatrio. Nei confronti della donna è stata scelta una misura restrittiva più severa perché la giudice delle indagini preliminari, Angela Fantechi, ha ritenuto che avesse la possibilità di inquinare le prove visto che con lei vivono due minori falsamente spacciati come figli per poterli far arrivare in Italia tramite la pratica del ricongiungimento familiare, oltre ad esserci il reale rischio di reiterazione del reato visto che dal 2005 al 2014 la stessa Nety avrebbe chiesto il ricongiungimento famigliare di otto minori, riuscendo ad ottenerlo per sei.

L’inchiesta è partita dopo la denuncia presentata da un allenatore ivoriano della Sestese, che, avendo un contenzioso economico con la società e non riuscendo ad ottenere quello che chiedeva, ha deciso di raccontare una delle tante vicende accadute, ovvero quella riguardante l’ultimo tesserato dalla squadra da lui allenata, ovvero un ragazzo classe 2003 proveniente dalla Costa d’Avorio, prima appoggiato al Prato e poi tesserato dalla società del presidente Giusti e già venduto alla Fiorentina grazie alla firma messa su tutti i documenti dalla madre Stephanie Nety. L’allenatore ivoriano ha raccontato che lo stesso ragazzo non era affatto figlio legittimo della signora, ma era stato fatto arrivare in Italia tramite una falsa dichiarazione di maternità per ottenere il ricongiungimento famigliare di cui abbiamo già parlato.

A questo punto si decide di verificare se il giovane è realmente figlio della signora Nety e si procede all’esame del DNA, che conferma quanto raccontato dall’allenatore. Accanto all’esame sono state poi organizzate, dalla Squadra Mobile e la procura, delle intercettazioni, che hanno portato molto lontano, facendo scoprire un sistema che va avanti da anni, gestito da molti procuratori. Fra questi compaiono anche i nomi dei procuratori sportivi Leonardo Giusti e Mauro Cevoli.

Inoltre, c’è una situazione che ha permesso agli investigatori di capire il funzionamento di questo sistema, ovvero quella riguardante il calciatore Christian Kouamé, arrivato nel 2013 e gestito fra Prato e Sestese prima di arrivare addirittura in Serie A. Le esperienza del giocatore in squadre come Inter, Sassuolo e ora Cittadella hanno permesso l’entrata di ben quattrocentomila euro nelle casse del Prato. Sono state dunque fatte delle richieste di acquisizione di documenti proprio all’Inter, alla Fiorentina Fiorentina e al Cittadella, oltre che al Prato, dove l’acquisizione di documenti è andata avanti per diverse ore.

Sul caso è intervenuta, prima di tutti, l’organizzazione Casa Pound, che ha pubblicato una nota in cui si parla proprio di questa tratta di baby talenti calcistici provenienti dall’Africa.
Ecco la nota di CasaPound:
“La grottesca vicenda della tratta di minori dall’Africa che vede coinvolti  tra gli altri, anche l’A.C. Prato, nella figura del suo presidente Paolo Toccafondi ci rattrista profondamente e ci lascia preoccupati per le sorti della realtà calcistica pratese. Al contempo però non possiamo non notare il dato politico che emerge da questo avvenimento: l’immigrazione clandestina, sia essa veicolata da scafisti attraverso i barconi, da associazioni pseudo-umanitarie, o da singoli soggetti pur con metodi illegali, lungi dall’essere mossa da motivi umanitari, è un vero e proprio business a tutti i livelli. Se venissero confermate le accuse, la condotta posta in essere dal Presidente Toccafondi rappresenterebbe solo una parte di un sistema ben rodato nell’attuale mondo del calcio, in cui la tratta  di minorenni acquistati per due caramelle in Africa, fatti arrivare in Italia attraverso falsi ricongiungimenti familiari e poi rivenduti in blocco ad altre società a prezzi di mercato e con mere finalità di lucro è pratica diffusa. Questa è l’ennesima riprova che a tutte le latitudini l’immigrazione clandestina rappresenta per molti una fonte di guadagno imprescindibile. Situazioni di questo tipo non devono nemmeno più far meravigliare. Se non si pongono dei paletti rigidi, se non si fissano delle norme di controllo più severe e stringenti chi specula sul fenomeno migratorio avrà sempre vita facile».

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008