Nonostante i due giorni abbondanti necessari a sbollire per la beffa di domenica sera, in casa Lazio sembra essere cominciata a tutti gli effetti l’ennesima settimana da psicodramma.
Non è il risultato in sé ad essere sul banco degli imputati, quantomeno non solo quello: perdere con la prima in classifica, dopo una settimana all’insegna dell’influenza per 5 titolari, in piena guerra aperta tra tifoseria e il presidente Claudio Lotito per la scellerata politica di prezzi
Alla luce di tutto questo, il fotogramma della risata di Francesco Acerbi in seguito all’errore fatale che è costato il 2-1 del Milan è l’immagine perfetta dell’attuale dramma biancoceleste.

Acerbi-Lazio: breve cronistoria di un rapporto finito

L’errore, non esclusivamente suo, di domenica sera è solo l’ultimo esempio di un anno e mezzo di passione per il difensore, che non solo ha avuto un drastico calo di rendimento (accentuato con il passaggio al 433 di Sarri) ma è anche in piena contestazione con la tifoseria biancoceleste. Uno scontro con radici piuttosto lontane nel tempo. 

E’ il 6 settembre 2020 e dal ritiro della Nazionale, in diretta su Rai Sport il difensore chiede chiarezza sul contratto (all’epoca in scadenza) altrimenti potrebbe non firmare. Con le prestazioni già in calo, dopo il disastroso rientro dal lockdown di tutto il gruppo squadra, l’uscita sembra quantomeno infelice e fa storcere il naso a molti: certamente non alla società, che lo rinnova portandolo ad essere il difensore più pagato in rosa.

l percorso prosegue con più bassi che alti: è il 3 ottobre 2021, quando i biancocelesti perdono 3-0 contro il Bologna; Acerbi si fa espellere per proteste e uscendo dallo stadio fa il dito medio alla tribuna, poi si scusa con un video sui social.

E’ il 19 dicembre 2021, Acerbi segna nel 3-1 casalingo contro il Genoa, esulta zittendo i tifosi e in un’intervista a DAZN si lamenta anche del poco pubblico sugli spalti. Tre giorni dopo la Lazio vince a Venezia: a fine partita tutta la squadra va sotto il settore ospiti a festeggiare tranne lui, ormai la rottura è totale. Il comunicato degli ultras è perentorio: “Acerbi uomo senza onore, vattene da Roma”. E’ la vigilia di Natale, all’esterno della Curva Nord appare uno striscione “Acerbi vattene”.

Dopo un infortunio che lo tiene ai box per diverse settimane, allo stadio aumentano i fischi accompagnati anche dai “fischi contro i fischi” della frangia di tifosi contraria a tali provvedimenti nei confronti di giocatori con la propria maglia.

Un sorriso amaro come un possibile finale

Si arriva così all’errore fatale del 24 aprile che riapre una crepa mai sanata. C’è da dire che il gol subito è un concorso di colpe clamoroso dell’intera squadra: si parte da una lettura sbagliata di Felipe Anderson, la palla arriva a Marusic che si pone malissimo con il corpo, non riceve l’appoggio né di Luiz Felipe né di Cataldi e, anziché spazzare il pallone, subisce il pressing di Rebic, non riesce a fare fallo e regala un cross facile. Il pallone entra in area, Strakosha non sembra chiamarlo (non sarebbe la prima volta che compie un errore simile) e comunque Acerbi è in anticipo, ma di testa regala palla ad Ibrahimovic; subisce a questo punto una spinta di Tonali mentre è già in caduta e subito dopo può solo raccogliere la palla in fondo alla rete. 

Nel farlo una telecamera gli ruba un sorriso ironico: una smorfia amara, che è sale grosso sulle ferite dei tifosi biancocelesti

Prendendo le distanze da chi urla al complotto, da chi rivendica una possibile fede milanista del difensore, la realtà dei fatti è che una risata, seppur certamente non di contentezza, è una reazione non accettabile, figlia di un gruppo ormai totalmente disinteressato alla causa biancoceleste, che in campo non mostra alcun segno di forza mentale né di continuità emotiva.

Forse ancora più grave è un’altra immagine subito successiva che riprende Marusic intento a insultare pesantemente il compagno di squadra proprio a causa dell’errore sul gol: la non-reazione del centrale neanche di fronte a una violenza verbale tale è la pietra tombale su ogni possibilità di recupero del giocatore. La conseguente presa di posizione sui social è del tutto inutile e nei commenti si scatena il putiferio.

Non solo Acerbi: all’Olimpico le risate si sprecano, ma fuori c’è la bufera

Il contesto tuttavia è più importante di ogni singolo.

La tifoseria ha riaperto la contestazione al presidente Claudio Lotito. Il caro-biglietti fatto passare come necessità per pagare l’organizzazione dell’evento, in seguito a nessun tipo di politica a sostegno dei tifosi come abbonamenti o “pacchetti” di partite consecutive ad aggravare una tifoseria sempre più impigrita: si riapre la piaga su un rapporto di coppia ormai vissuto male soprattutto da una delle due parti.

Un dissenso manifestato da centinaia e centinaia di tifosi nel pre-partita a Ponte Milvio e anche, sotto la pioggia, alle porte della Curva Nord, che il presidente non ha voluto minimamente ascoltare e, come fa da anni a questa parte, ha alimentato con le ennesime dichiarazioni da “muro contro muro”.
Immagini che qui non si vedevano da anni, ma non nuove per questa gestione ormai quasi ventennale.

Resta così l’immagine di un’altra risata, ancora più amara.

Un normale scambio di saluti al termine della partita tra lo stesso presidente e un noto esponente politico di fede rossonera accanto a lui in tribuna VIP.

Un gesto cordiale che sarebbe passato inosservato in ogni altra situazione, ma qui stona totalmente con la protesta a pochi metri di distanza. E’ l’immagine della sordità più totale, di chi non vuole placare lo scontro ma preferisce mostrarsi disinteressato in quanto meno vulnerabile. 

Con un’altra dichiarazione due giorni dopo, il presidente scarica il peso della contestazione sui tifosi che “se la cantano e se la sonano da soli, prendono a pretesto qualsiasi cosa”, affermando che i biglietti non sono più alti se paragonati a quelli di altre squadre, “non vengono lo stesso, è una constatazione di fatto”. In chiusura, una breve dichiarazione anche sullo stesso Acerbi: “quando uno sta sotto pressione ci stanno anche le reazioni isteriche”. 

Ed è così che i punti si uniscono nel pieno di una spaccatura totale, acuita dall’assenza di figure di raccordo nell’organigramma, con la dirigenza che sembra più che mai restia a fare autocritica sul proprio operato.

CONDIVIDI
Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.