Stando a quanto riportato da TuttoMercatoWeb, il direttore sportivo del Torino, Gianluca Petrachi, ha vinto il TMW AWARDS 2016, come miglior ds in serie A ed ha anche rilasciato alcune dichiarazioni.

Ecco le parole di Petrachi: “Sono orgoglioso ed onorato di ricevere questo premio, sono un assiduo lettore di TMW perchè spazia tra tutte le categorie, dalla Lega Pro alla Serie A, mi fa piacere che i tifosi mi abbiano votato, è un premio che mi inorgoglisce. Lo storico dice che chi è stato premiato poi ha lavorato bene, l’ultimo l’ha vinto Giuntoli e quindi lo sportivo riconosce un certo tipo di lavoro e valori. Il mio augurio è cercare di crescere ancora di più, insieme al Torino, mi piacerebbe regalare ancora più soddisfazioni a questa piazza. Non è facile nel giorno d’oggi perchè in Italia nelle spartizioni siamo un po indietro, si parlava del miracolo Leicester ma fattura 3-4 volte quello che fatturiamo noi. Andare a competere con la Juve diventa complicato, così come Inter e Milan che sono brand importanti. Se nella ripartizione dei diritti tv ci fosse maggiore attenzioni ci sarebbe un campionato più avvincente. Dedica per il premio? Vorrei condividerlo con la gente che mi sta accanto, con chi lavora accanto a me, stare dietro un ds dinamico come me non è semplice, noi non siamo tanti, siamo in tre, però loro mi aiutano ad ottimizzare quello che voglio. Lo condivido anche con Cairo perchè mi ha dato fiducia, quando in pochi credevano in me nel dirigere una società importante come il Torino. I risultati arrivano quando ci metti passione e intuito. Come Ds mi sono creato tutto sul campo. Anche se le risorse non sono importanti mi auguro di riportare il Torino in Europa nel breve tempo possibile.

Il mio futuro? Se dovessi arrivare in un top club in cui si gioca la Champions devo avere la possibilità di operare e scegliere, altrimenti resto dove sono. Non voglio andare in un club dove non conti nulla, poi ho giocato all’estero e non mi affascina l’idea di lasciare l’Italia, oggi sono contento di restare al Toro, poi se arriva qualcosa la valuterò, ma qui sto bene perchè il presidente mi lascia tanto. Le chiamate per i nostri giocatori? Oggi la cosa più difficile è dire no ai giocatori che mi chiedono, oggi arrivano tantissime telefonate, mi inorgoglisce però mi preoccupa anche, perchè i tifosi non pensano solo alle plusvalenze ma vorrebbero giocatori forti. Su Belotti dico che mi piacerebbe godermelo ancora per qualche anno, ma so che non sarebbe facile. Avventura con Conte? In Italia sto bene e mi piacerebbe continuare, magari con i top club potresti pensare di fare qualcosa di diverso, ma vivere fuori dall’Italia non amo. Belotti? Il Milan se vuole Belotti deve pagarlo bene, al di la di quanto possa piacere il giocatore alla fine ci vuole la moneta, ad oggi offerte importanti per il giocatore da parte del Milan non sono arrivare. Il Milan ha qualche giocatore che potrebbe interessare al Toro, Mihajlovic li conosce bene. Su Kucka sfatiamo un mito, il mister non lo ha chiesto. Baselli lo cercano continuamente ma ho detto al suo agente che quest’anno non lo vendo. I giovani? La filosofia deve essere questa, puntare sui giovani ma pensare anche ad uno step successivo, puntare sul giocatore esperto e inserire anche giovani interessanti, con tutte queste cosse si può raggiungere un certo discorso per un campionato ambizioso. Quest’anno abbiamo sbagliato 5 rigori decisivi, a genanio-febbraio abbiamo perso qualche punto, il Toro poteva benissimo inserirsi nella corsa per l’Europa. Le seconde squadre? Se il giocatore è forte alla fine gioca, faccio parte di una vecchia generazione. Se un giocatore è valido non ti serve la seconda squadra. Le esperienze che si facevano una volta erano importanti, oggi invece ci sono sistemi che abbassano la qualità del giocatore, sono sistemi malati”.

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.

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