Il presidente del Torino Urbano Cairo ha analizzato, attraverso un intervista rilasciata al Corriere Dello Sport, il suo percorso in granata e soprattutto le conquiste fatte in questi anni: “Sono al Toro da 12 anni. Quando l’ ho preso avevo dei sogni grandi, ma poi ho capito che non erano così facili da realizzare. Quando abbiamo festeggiato i 20 anni di Cairo Pubblicità, ci siamo ritrovati con tutti i collaboratori e ci siamo detti quali sono stati i 10 principi fondanti della nostra azienda. Il primo di questi è nulla è impossibile e il secondo è nulla accade se non l’hai sognato prima. Io  considero tutto possibile, però nel calcio è davvero difficile prescindere dalle dimensioni economiche delle società. Quindi nulla è impossibile viene temperato, non dico rimosso. Poi, certo,  è successo che il Leicester ha vinto in Premier League, anche se quest’anno stava quasi retrocedendo. Il Leicester è una squadra piccola del campionato inglese, che però fattura due volte e mezza il Toro. Se il Toro non fa plusvalenze, fattura 60-65 milioni, per dire molto, e il Leicester ne fattura 140-145. Questo ti permette di avere dei giocatori importanti che puoi pagare e che ti consentono  di avere  risultati di prestigio. Ho letto un libro, anni fa, che diceva che c’è una correlazione diretta, assoluta, tra il livello di stipendi e il livello delle vittorie”. 

Successivamente si è soffermato sui diversi talenti avuti in squadra: “Siamo davvero bravi a cercare talenti. Se lei pensa negli ultimi quattro anni…Immobile, Cerci, Darmian, Maksimovic, Glik, Bruno Peres, Ogbonna… D’Ambrosio, che io avrei tenuto volentieri, è andato all’Inter a scadenza anche se gli avevamo offerto cifre importanti. Purtroppo succede che l’attrazione verso squadre che hanno possibilità economiche maggiori e possono quindi pagare stipendi proibitivi sia talmente forte da far cedere anche un giocatore che era legato a noi, legato a me, legato anche al nostro pubblico, ai nostri tifosi, come Immobile (che è tornato) o come Cerci, che vorrebbe tornare”. 

Per quanto riguarda Belotti: “Il futuro di Belotti? Sinceramente, non lo so. Diciamo che noi, con lui, siamo stati chiari. Quando il suo agente mi ha chiesto, ovviamente, un incremento di stipendio dopo il bel campionato dello scorso anno e l’inizio folgorante di questo, io ho detto va bene, facciamolo, ti allungo il contratto, te ne faccio uno migliore, ma a questo punto mettiamo una clausola rescissoria a 100 milioni, soltanto per l’estero. L’agente nella trattativa diceva, e lo capisco, ‘Beh, sì, il giocatore merita  di più, però non so se allungherei la  scadenza del contratto’. Beh, ma scusa, se non allunghi, allora perché dovrei darti di più? Così abbiamo trovato questa mediazione: bene, io ti do di più, tu allunghi, ma ti do una possibilità: se il giocatore fa cose talmente straordinarie e viene una squadra straniera importantissima a prendere il giocatore offrendo una cifra importante, cioè 100 milioni, io gli consento di andare in questa squadra. E così abbiamo fatto. Quindi ci siamo detti: se qualcuno arriva e offre 100 milioni, io lo lascio andare. Poi, Belotti potrebbe anche dire ‘io non vado’, e allora io evidentemente lo tratterei bene, probabilmente dovrei ancora garantirgli qualche ulteriore miglioramento. Per adesso  la situazione è questa”. 

Per concludere: “C’è questo giovane della Fiorentina, Chiesa, che mi sta molto piacendo. E’ un ragazzino, ha appena cominciato, però è molto promettente così come Verratti, che ha qualità straordinarie. Poi Donnarumma, mi entusiasma. Ho preso un portiere dalla Serbia, che si chiama Milinkovic-Savic. Non ho Donnarumma, ma secondo me ho uno che potrebbe essere il Donnarumma serbo, perché è un giocatore del ’97, alto 2.02 metri, che ha qualità notevoli, copre la porta come pochi”.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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