Torino, cinque motivi per credere in una grande stagione

Parliamoci chiaro: stiamo assistendo ad uno degli inizi di Serie A più entusiasmanti e ricchi di emozioni da molti anni a questa parte. Se nelle stagioni passate i colpi di scena si limitavano a qualche vittoria inaspettata e nulla di più, questa volta sono parecchie le sorprese che ci sta regalando il nostro campionato. Tra le più interessanti c’è sicuramente il Torino in testa alla classifica. Certo, siamo solo alla seconda giornata e parlare di sorpresa in correlazione ai granata è quasi offensivo vista la crescita continua e costante di un club che ha saputo rialzare la china quando nel 2005, in seguito a problemi finanziari, assaporò l’amaro calice del fallimento societario.

Anni lontani per i granata che dopo un breve periodo alle prese con la cadetteria si sono rivelati presenza fissa della parte sinistra della classifica con ben due qualificazioni in Europa, anche se è giusto sottolineare come entrambe le volte il Torino strappò il pass per la competizione continentale in virtù di problemi di natura economica e societaria da parte di Parma e Milan. Ciò non toglie il merito del club piemontese ma è oggettivo come i granata non siano mai riusciti a raggiungere la “zona europea” in termini di piazzamento. Quest’anno ci riproveranno, l’inizio fa ben sperare e ci sono cinque motivi per cui credere alla grande stagione del Torino.

Fattore M: Mazzarri e mentalità

Associare ogni impresa o rimonta esclusivamente al “Cuore granata” è riduttivo. Il Toro è una squadra non solo caparbia e battagliera, aggettivi che da sempre accompagnano i granata, ma anche tecnica, tattica e con una grande mentalità. Mazzari ha preso in mano la situazione a gennaio 2018 al posto di Mihajlovic e pian piano ha plasmato la squadra in base al suo credo e i suoi dogmi. La partita contro l’Atalanta è la dimostrazione di come i suoi ragazzi abbiano saputo soffrire, attendere il pericoloso gioco bergamasco per poi colpire con cinismo e prepotenza, con giocate di fino ma senza disdegnare la lotta e il sacrificio. Mazzarri ha preparato la sfida nel migliore dei modi, accettando l’eventualità di subire ma con la consapevolezza di saper far male. Vittoria che vale doppio non solo per l’avversario in questione bensì per le condizioni in cui il Torino affrontava la gara ovvero con vari indisponibili illustri come Zaza, Ansaldi e Iago Falque, con la grana NKolou e con un difficile e pesante incontro a livello di ritmi e intensità giocato solamente giovedì scorso nell’ostico campo inglese del Molineux Stadium di Wolverhampton. Prova di forza e carattere che dovrà accompagnare Mazzarri e i suoi uomini per tutta la stagione.

L’arma dei calci piazzati

In uno sport dove sono gli episodi a definire i vincitore e i vinti, saper sfruttare i calci piazzati vuol dire partire inevitabilmente con un vantaggio sostanziale e concreto. Il Torino nelle sue prime otto partite (sei di Europa League e due di campionato) ha messo a referto 21 reti e ben 11 di queste arrivano da palla inattiva. La fisicità dei vari Belotti, Meité, Bremer, Bonifazi, De Silvestri e Izzo in queste dinamiche si rivela più di un semplice spauracchio per ogni difesa. Se in aggiunta teniamo conto dei piedi delicati ed educati di Ansaldi e Baselli da cui nascono queste occasioni, ci ritroviamo davanti la formula perfetta in termini di situazioni di calcio piazzato, vera e propria arma di attacco dei granata.

Il nuovo Baselli: la trasformazione di Mazzari per la consacrazione

Tra le novità di questo Torino c’è la posizione di Daniele Baselli. L’ex Atalanta, in granata dal 2015, ha sempre agito da mezz’ala sin dai tempi di Ventura ma Mazzari vede in lui un ragazzo duttile con le qualità del regista. Il centrocampista bresciano ha risposto positivamente all’esperimento del tecnico, dimostrando sin dalle prime sfide contro Debrecen e Soligorsk un grande contributo sia da schermo davanti alla difesa sia in fase di impostazione di gioco e di ritmo, esaltando anche una buona visione di gioco. L’unica sfida dove non ha convinto è stata l’andata con il Wolverhampton soffrendo la scelta di Espirito Santo di schierare un centrocampo fisico formato da Moutinho-Saiss-Dendoncker. Mazzarri sembra infatti orientato per schierare in quella posizione Rincon quando impegni e avversari sembreranno di più difficile interpretazione ma che Baselli sia arrivato all’età della maturazione si è visto. In aggiunta ci sono da considerare gli assist forniti tramite calci d’angolo e di punizione, a rinforzare la tesi analizzata in precedenza sulle situazioni di palla inattiva. Applicazione, volontà e capacità nel calarsi nel ruolo di regista possono essere la chiave di questa squadra e sancire la definitiva consacrazione di Daniele.

Restyling difensivo

Nella scorsa stagione la difesa del Torino è stata tra le migliori d’Europa. Gran parte del merito va attribuito sicuramente a Salvatore Sirigu che anche in questo inizio di stagione ha dimostrato di meritare la convocazione in Nazionale. Poco più avanti eravamo abituati a leggere il nome di Nkolou, centrale dotato di calma olimpica nell’impostare e nel dettare i tempi, ma che dopo le ultime diatribe con la società ha peggiorato drasticamente la situazione. Il Toro non si è ancora esposto ufficialmente a riguardo ma sul campo ha dimostrato di sapersi adattare anche senza il centrale nativo del Camerun ex Lione. A padroneggiare ci pensa il solito Izzo, lottatore e amante dell’anticipo sull’attaccante con il vizio del goal e che riesce a far rendere tutto il reparto. Altra piacevole nota del reparto difensivo è Kevin Bonifazi che dopo l’apprendistato alla SPAL è pronto a prendersi la maglia da titolare in granata. Per il ruolo di terzo centrale, una volta ricoperto con ottimi risultati da Emiliano Moretti, se lo dividono al momento Bremer e Djidji con il brasiliano provvisto di grandi qualità tecniche mentre l’ivoriano che predilige gli interventi fisici e in scivolata. Da non dimenticare Lyanco, alle prese con gli infortuni ma che ha fatto vedere a Bologna di saperci fare, e il giovane Singo (classe 1999).

Variabili in attacco: coppia Zaza-Belotti o tridente con Verdi?

L’ultimo punto non può che essere il piatto forte vale a dire l’attacco. Con l’arrivo last minute di Simone Verdi dal Napoli, il reparto offensivo si è rinforzato e adesso offre a Mazzarri ancora più opportunità. La coppia Zaza-Belotti brilla di intesa con l’ex Juventus partito a razzo in questa stagione e il Capitano sempre più una certezza e una colonna portante non solo in fase di finalizzazione ma di costruzione del gioco, mantenimento del pallone spalle alla porta e di forza fisica. Questo duo però rischia di giocare meno di quanto ci si aspettasse prima dell’ultimo giorno di mercato per via dell’arrivo di Verdi che verosimilmente occuperà la zona di destra nel tridente lasciando a Zaza il ruolo di riserva del Gallo. A sinistra ci sarà spazio per Berenguer, cresciuto tantissimo nell’ultima metà di stagione e che ha dimostrato di avere qualità e le giocate per essere l’uomo in più del Toro, quello capace di spezzare le partite quando si complicano. Completano il reparto Edera e Parigini, valide alternative sulle fasce in attesa dell’esplosione di Rauti e Millico.

Una stagione che sembrava per il Torino iniziare nei peggiori dei modi con l’Europa sfumata all’ultimo playoff ma con Mazzarri, Belotti e compagni determinati a riconquistarsela la prossima stagione con l’Atalanta dell’anno scorso come punto di riferimento: anch’essa eliminata ai preliminari in estate ma che a giugno si è accomodata sul gradino più basso del podio. Sognare non costa nulla.

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