In una lunga intervista concessa ai microfoni di Torino Channel, il neo-difensore granata Nicolas Burdisso si è presentato ai suoi nuovi tifosi sia come calciatore che come uomo.

Ecco alcuni estratti dell’intervista, riportati da toronews.net:

Voglia di Torino: “Ho tanta voglia di mettermi in discussione, e avevo bisogno di una chance come questa. Sono contento, fiducioso e devo ringraziare la società e lo staff tecnico per questa possibilità”.

Origini italiane: “Io mi sento argentino, ma nel sangue mi sento anche italiano. I miei quattro nonni sono di origine piemontese, nel mio sangue scorre il Piemonte. Tornando al mio paese di origine, ricordo che era pieno di costumi piemontesi: pensa che dove sono nato c’era addirittura la festa della bagna cauda quando ero bambino, mi ricordo che venivano i parenti dalle altre città dell’Argentina per mangiarla, la faceva mia nonna. E quando sono venuto qui in Italia, dopo 2 mesi che ero all’Inter, mi ricordo che c’era un cartellone a Revello della festa della festa della bagna cauda, e mi sono trovato subito a casa qui in Italia. Essere qui al Toro, viste le mie radici, ha fatto molto piacere a tutti i miei famigliari”.

Il padre-maestro: “Mio papà è stato professionista per un anno, e io e mio fratello tanto abbiamo imparato da lui. Soprattuto questa voglia di imparare costantemente, di migliorarsi, di avere sempre tanta passione: una cosa simile tra Argentina e Italia è proprio la passione, l’approccio al calcio. Idolo? Mai avuto un idolo calcistico. Giocavo a centrocampo all’inizio, e mi piaceva Redondo quando giocava al Real. Quando avevo 14 anni mi han detto che dovevo fare il centrale, e come idolo ho sempre avuto mio papà: mi dava piccoli consigli e altri compagni non avevano questa fortuna. Lui è stato un esempio per me, insieme alla mia famiglia. E’ stato lui il tecnico che mi ha insegnato di più. Sa un sacco di calcio. Poi ho avuto altri grandi maestri di calcio, come Mourinho, Mancini, Luis Enrique, Spalletti, Montella, Ranieri… In Argentina ho avuto anche Bianchi, Bielsa e Maradona in Nazionale. Da tutti ho imparato qualcosa e soprattutto ho capito che tipo di persona avevo davanti”.

Momenti belli e momenti difficili: “Il momento più bello? Non mi viene un momento preciso, perché sono tanti, come tanti sono quelli da dimenticare. Io vivo il presente. Se volessi ritornare, ritornerei a quando sono andato via da casa mia a 14 anni. Immaginarmi in quel momento, nel 1996, vorrei tornare indietro per vedermi com’ero. Momenti più difficili? Dietro ad ogni storia di un calciatore, c’è tanto sacrifico e sofferenza. Tanta resilienza. Noi dobbiamo dare qualcosa in più, oggi ci sono i social che ti permettono di vivere la vita in maniera leggera, ma dietro ad ogni calciatore c’è una storia complessa. Dietro a tutti i campioni c’è tanto lavoro, costanza di andare avanti, di volere migliorare, e di avere una testa umile”.

La malattia della figlia: “Il calcio è stato d’aiuto, ma ad un certo punto della mia carriera ho dovuto fare una scelta. Dovevo scegliere tra calcio e famiglia, ero appena arrivato a Milano, nel 2004, e mia figlia aveva la leucemia, e ho scoperto un nuovo mondo che nessuno vorrebbe conoscere. Una volta che sei dentro t’informi, capisci che si può andare avanti: e lì ho capito che dovevo staccare dal calcio, fermarmi, perché dovevo andare all’ospedale per la chemio. Ho avuto la fortuna di trovare l’Inter che mi ha aiutato tanto, con Moratti e Mancini che mi han dato questa possibilità. Per 6 mesi sono andato in Argentina a fare queste cure. E non parlo di questo per far sì che mi si veda come eroe, a volte i giornalisti e i media han bisogno di un eroe: io ho fatto quello che ho potuto fare, e purtroppo c’è gente  che non ha la mia fortuna di poter staccare dal lavoro per questi motivi. Era il 2005, alla fine lei è guarita quindi è stato un lieto fine. Ho avuto la fortuna di poter scegliere e smettere per quel periodo, ci sono tanti genitori che non possono. So che ci sono tante persone che stanno vivendo queste cose, e ricordo che allora la cosa che mi aiutava di più era sentire l’esperienza di qualcuno che lo aveva già provato”.

Futuro: “Da grande, dopo il calcio? Continuerò con il calcio, ho fatto il corso dell’allenatore quando ero a Genova, mi piacerebbe farlo da protagonista. Ma arriverà in futuro questo, adesso penso al presente. Aspettavo una proposta come questa, perché l’anno scorso ho fatto un anno positivo. Era il momento giusto per salutare, era un rischio perché ho 36 anni, e nonostante la carriera che ho dietro conta sempre il presente. Lo scorso anno ho giocato sempre, volevo una sfida come questa perché storicamente do il meglio quando ho una sfida così. Mi aspettavo prima questa chiamata ma è arrivata quando è arrivata e a me va bene così”.

Torino e Mihajlovic: “Qui è un insieme di cose, non solo la squadra: la società, quello che c’è intorno, la struttura, la storia, la città stessa che respira calcio. In questi giorni ho potuto respirare una cosa bellissima, che non si può creare da sola: c’è grande entusiasmo, ed è la cosa più bella. Noi dobbiamo essere all’altezza, lo sanno tutti qui. Io quello che posso fare lo farò, e mi auguro sia una stagione indimenticabile. E’ una cosa bella avere questo contatto diretto con i tifosi, loro sono un termometro che ti fan capire i momenti. Stimoli? Per me arrivare a questi obiettivi è stato un motore, e per quello ho accettato questa sfida. La squadra è veramente forte, la società è cresciuta, il blasone è grande in tutta Europa. Dobbiamo essere all’altezza. Non parlo di Europa, Coppa eccetera: noi dobbiamo arrivare a marzo con la possibilità di raggiungere i nostri obiettivi. Deve essere la nostra sfida. Voglio ringraziare i tifosi, che ci tengono più di tutti. Sinisa compagno prima e allenatore poi? I valori sono gli stessi, cambia l’approccio. Lui è il capo adesso, ma io ho sempre avuto stima ed ammirazione per lui, dai tempi che giocavamo all’Inter e anche quando faceva il secondo di Mancini mi ha aiutato tanto. Abbiamo gli stessi valori e la stessa voglia”.

I compagni: “Iago Falque è sicuramente un’arma in più di questa squadra. Gli ho sempre detto che si sottovaluta, ma lui è fatto così. Ha grandissime qualità, è fortissimo, ed è anche un ragazzo buono. Per questa squadra è molto importante e lo sta già dimostrando. Rincon, invece, ha molto temperamento e sa dimostrarlo in campo, è un trascinatore. L’ho conosciuto quando è arrivato in Italia, ha imparato tanto. E’ al posto giusto qui al Toro. Niang? Lui è una bestia, ha una forza pazzesca, è puro istinto. Lui ha voluto tanto venire qui. Quando hai tante scelte e vuoi andare solo in un posto vuol dire che ci tieni. Vuole fare bene, e lo farà. Anche con Ansaldi ho giocato al Genoa, aveva fatto un grande campionato. Ha voglia di rivalsa dopo la scorsa sfortunata stagione, ha classe squisita, gioca bene sia a destra che a sinistra. E’ un piccolo Zanetti, ha tanta forza. Ha voglia di fare bene, e non a caso tutti questi giocatori han scelto il Torino quest’estate. Adem, invece, è cresciuto tantissimo in questi anni, per me è un fuoriclasse. Mihajlovic gli sa tirare fuori il meglio, e così come Iago e Belotti, anche lui è un trascinatore. Loro tre portano tanto entusiasmo”

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Classe 1997, studente di Culture Digitali e della Comunicazione presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio, con il sogno di diventare giornalista. Web content e Social Media Manager per il Napoli Calcio a 5.

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