La stagione si è conclusa da pochi giorni ed è cominciato il momento di tracciare i bilanci: anche a livello dirigenziale abbiamo individuato 5 top e 5 flop clamorosi della Serie A 2020/21. 

I Top: Ausilio da big, la realtà Atalanta, rimpianto Milan?

Il primo nome sulla lista è il direttore sportivo della squadra campione d’Italia: Piero Ausilio. Opportunamente supportato da un altro manager top come Beppe Marotta, il ds napoletano quest’anno ha portato alla corte di Antonio Conte giocatori pronti (quantomeno sulla carta) come Vidal e Kolarov, ha saputo risparmiare su ingaggi pesanti, ma soprattutto è stato in grado di sbaragliare la concorrenza per Hakimi: 40 milioni +5 di bonus per uno degli esterni più promettenti e di qualità d’Europa, un vero colpo da scudetto. E chissà che proprio dal marocchino non provenga la plusvalenza necessaria per trattenere altri big in questa sessione.

Tra i top non potevamo tralasciare il duo Zamagna-Sartori, artefice della ormai realtà atalantina: terzo anno di fila in Champions per gli orobici che danno continuità al loro progetto di crescita.
Il riscatto di Pasalic, gli arrivi di Romero (uno dei migliori centrali del campionato per rendimento) e Miranchuk molto importanti in prospettiva e soprattutto la capacità di “recuperare in corsa” agli errori Mojica\Depaoli sostituiti da un ottimo Maehle. Non solo, a conferma dell’ottima capacità manageriale gli investimenti sulla Primavera hanno ripagato quest’anno più degli altri: Pessina dopo un ottimo anno a Verona è stato un innesto importante, Diallo ha generato una plusvalenza monstre di 40 milioni.

Restando in vetta alla classifica, il duo Massara-Maldini ha garantito al Milan il ritorno in Champions dopo 7 anni nonostante avessero la rosa con l’età media più bassa del campionato: molti colpi in prospettiva quindi come Hauge, Brahim Diaz, Dalot e soprattutto Tomori. Proprio quest’ultimo è arrivato nel mercato di gennaio, in cui i dirigenti hanno saputo assecondare con gli investimenti il rendimento fino ad allora stellare della squadra: sebbene gli arrivi di Meitè e soprattutto Mandzukic non abbiano garantito lo stesso livello dei titolari quando chiamati in causa, si sono rivelate comunque delle operazioni utili in rapporto ai costi.

Sul fondo della parte sinistra della classifica, un dirigente che ha confermato di avere ancora degli ottimi colpi è Carlo Osti. Sotto la guida pragmatica di Ranieri la Samp ha raggiunto un ottimo nono posto, anche grazie ad alcuni elementi di qualità come Mikkel Damsgaard, talentuoso classe 2000 che ha collezionato 2 reti e 4 assist, ma anche Candreva, Keita e Adrien Silva.

Senza spostarci da Genova, il ds Marroccu ha costruito una squadra interessante, nonostante una pessima prima parte di campionato. Zappacosta, Czyborra, Badelj e Rovella (plusvalenza già ufficializzata dalla Juve) sotto le mani di Ballardini hanno avuto un ottimo rendimento. In attacco Scamacca-Shomurodov sono due giovani con colpi potenzialmente da fuoriclasse, nonostante il primo sia già di ritorno a Sassuolo in attesa di conoscere il proprio futuro.

Molti sono comunque i dirigenti che meriterebbero una menzione. Walter Sabatini quest’anno ha sbaragliato la concorrenza di Bayern e Lazio per Hickey, interessante classe 2002 che si aggiunge ai vari Tomiyasu, Svanberg, Schouten già affermati a Bologna.
Stagione di conferme anche per Tony D’Amico, costretto a rifondare praticamente la spina dorsale della squadra dopo le cessioni estive: Ilic, Magnani, Tameze e Barak sotto la guida di Juric si sono dimostrati all’altezza delle aspettative, soprattutto nel girone d’andata.

I Flop: tanti errori in vetta ma anche in zona retrocessione

Il primo nome della lista è senza dubbio Igli Tare. Chiamato ad un mercato da Champions, gli acquisti di Escalante, Fares e soprattutto Muriqi dati alla mano non sono entrati nelle rotazioni e non hanno minimamente inciso, apparendo spesso fuori dal gioco di Inzaghi. Dopo le trattative fallite per David Silva e Kumbulla, il ds albanese ha portato a Formello rispettivamente Andreas Pereira (rispedito a Manchester dopo tanta panchina) e Hoedt; nel mercato di gennaio come rinforzo in difesa per sopperire a Luis Felipe è arrivato Musacchio, finito fuori rosa dopo l’errore in Champions contro il Bayern. Per lui si preannuncia un’estate di fuoco sul fronte cessioni con i vari Vavro, Durmisi, Djavan Anderson da piazzare.

Il secondo dirigente che ha floppato quest’anno è Fabio Paratici. La scelta di Pirlo per la panchina (insieme ad Agnelli), il caso Suarez che ha portato a ripiegare su Morata, il mancato arrivo di un top a centrocampo in favore di Arthur e McKennie sono errori gravi di programmazione che, accumulati a quelli degli scorsi anni, hanno portato al divorzio con i bianconeri. Buoni invece gli arrivi di Kulusevski e Chiesa.

Restando nella stessa zona della classifica, il Napoli di Giuntoli ha fallito l’ingresso in Champions all’ultima giornata: rendimento non eccellente anche per il ds che ha puntato tutto il budget disponibile su Osimhen, esploso solo a fine campionato. Bakayoko era richiesta esplicita di Gattuso, ma alla fine Demme si è dimostrato migliore nel ruolo. In difesa, ruolo che più richiedeva attenzione soprattutto sulle fasce, non sono invece arrivati innesti.

Il Torino del ds Vagnati ha avuto una stagione difficile. L’acquisto di Verdi non è di questa stagione, ma pesa sul bilancio; Linetty, Vojvoda e Rodriguez erano richieste esplicite di Giampaolo e hanno fallito così come il progetto di quest’ultimo, stesso discorso per Gojak e Murru. Nella sessione invernale invece Mandragora e Sanabria indicati da Nicola hanno avuto un ruolo di primo piano nella salvezza dei granata.

Ultimo flop per l’ultima in classifica: il “ticket” Faggiano/Carli ha sulle spalle il peso di aver speso quasi 100 milioni di euro. Già in altri articoli abbiamo parlato del fallimento del Parma: c’è da dire che molti giovani hanno delle potenzialità non da poco, ma nessuno dei vari Busi, Sohm, Dierckx, Zirkzee, Osorio è apparso pronto fin da subito per sopravvivere in Serie A. Qualche elemento decisivo c’è stato (su tutti Man e Mihaila), così come qualche tentativo di rimediare in corsa a gennaio (Bani, Conti, Pellè). Alla fine, però, tutto questo non è bastato e il presidente Krause ha deciso di cambiare per la seconda volta in un anno ds in vista della ricostruzione già inaugurata. 

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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