Tanti auguri Stevie G – Una vita per la Kop raccontata in cinque storie

30 maggio 2017 – Trentasette anni fa a Whiston, nella contea inglese del Merseyside, nasceva Steven Gerrard. Uno dei centrocampisti più talentuosi che il mondo abbia mai visto.

Non deve essere stato facile per lui farsi notare in un periodo in cui, in Inghilterra, di centrocampisti importanti ce ne erano: Lampard, Scholes, Keane etc. Eppure lui ci è riuscito.
Esordio – Il 29 novembre del 1998 uno sfinito Vegard Heggem, difensore norvegese in forza al Liverpool, lascia il posto al diciottenne Steven che esordisce con la maglia numero 17 contro il Blackburn. Nel corso della stagione ’98-99 il tecnico Gérard Houllier gli farà totalizzare tredici presenze. Il giovane Gerrard, forse per uno di quei segnali che il destino ci lancia per permettere ai più acuti di presagire qualcosa, subentrerà la maggior parte delle volte al capitano Jamie Redknapp.

La prima gioia – Dopo un’altra stagione di assestamento (1999/2000) in cui comunque realizzò la prima rete contro lo Sheffild Wednesday; subì la prima espulsione e il primo infortunio, dalla stagione 2000/2001 le cose iniziarono a cambiare. Cinquanta presenze, dieci reti che gli valsero a fine stagione il premio miglior giovane della Premier League, la consacrazione professionale e quello che divenne il patto di sangue con i Reds: l’anno successivo, infatti, Houllier gli affidò la fascia di capitano rilevandola al colosso finlandese Sami Hyypiä. Da quel momento in poi Anfield fu suo, della sua esultanza sobria e allo stesso tempo scomposta: la scivolata sulle ginocchia, busto all’indietro, braccia aperte e pugni chiusi con il viso straripante di gioia. Un’altra cosa sull’esultanza: chi lo ha visto giocare può capire. Dopo i suoi mostruosi goal il suo viso comunicava un’umiltà vista in pochissimi giocatori perché Stevie G era assolutamente cosciente del suo talento ma allo stesso tempo trasmetteva incredulità che ad aver segnato fosse stato proprio lui, proprio come esulterebbe un ragazzino dopo aver segnato contro i “grandi”, o un giocatore non troppo dotato tecnicamente che segna un goal spettacolare solo perché magari ha sbagliato un cross.

Una carriera ricca di vittorie – Inutile decantare il Palmarès di quello che fu poi il capitano e numero 8 del Liverpool per quindici anni e numero 4 della nazionale inglese. Basta solo dire il suo nome per rivederlo almeno: segnare il perfetto goal di testa contro il Milan che apre la rimonta (i Reds perdevano 3-0); farsi atterrare in area da Gattuso procurandosi il rigore calciato da Xabi Alonso, respinto da Dida e ribattuto in porta dallo stesso spagnolo e sollevare la coppa dalle grandi orecchie nel 2005 di fronte a giocatori del calibro di Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Clarence Seedorf, Andrea Pirlo, Kakà, Jaap Staam, Andriy Shevchenko e Hernàn Crespo.

La Mls – La sua breve esperienza con il Los Angeles Galaxy, dove raggiunge l’ex avversario di Premier, l’irlandese Robbie Keane, lo vede confermato come giocatore definitivo: al suo esordio con la nuova maglia numero 8, si conquista e realizza un calcio di rigore pareggiando i conti con il Real Salt Lake e poi fornisce un assist proprio al piccolo irlandese che segna il goal partita.

Cambiare vita e ripartire – I suoi addii furono due: il primo, forse il più doloroso, fu quello ad Anfield, quando questo leggendario stadio gremito di tifosi vede Steven pronunciare la sua ultima dichiarazione d’amore alla “squadra rossa” del Merseyside, circondato da tutti i suoi compagni con indosso la maglia numero 8; il secondo, il congedo dai Los Angeles Galaxy, un po’ più in sordina: fine del contratto, si chiude il sipario, “that’s it” come avrebbe potuto dire egli stesso.

Questo è Steven Gerrard, Stevie G ed oggi compie 37 anni, tanti auguri dalla redazione di Novantesimo.com!

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Nasce a Roma nel 1991. Appassionato di parole, in qualsiasi forma o attraverso qualsiasi mezzo di trasmissione.

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