Storie di Calcio #9: Tomas Felipe “El Trinche” Carlovich, il Maradona invisibile

Trinche Carlovich 1

«Il più grande di sempre è vero, ha giocato a Rosario, ma non sono io. Successe molti anni fa e il suo nome era Tomas “El Trinche” Carlovich».

– Diego Armando Maradona

Trinche Carlovich

Nono appuntamento con Storie di Calcio. Questa volta torniamo in Sud America, storicamente terra ricca di figure, squadre, avvenimenti che hanno segnato, a loro modo, l’evoluzione del calcio.

Sono essenzialmente due gli elementi che caratterizzano lo sport più amato al mondo: la storia e il mito. La prima, ovviamente, è certa, documentata, concreta. La seconda, invece, vive di racconti, dicerie, credenze, tutte accompagnate dal più classico dei “si dice che…”. Però, quando storia e mito si incontrano, in quel preciso momento nasce la leggenda. E quello che oggi vi raccontiamo parte proprio da qui, dall’incontro tra storia e mito che ha dato al calcio mondiale la leggenda de “El Trinche“, al secolo Tomas Felipe Carlovich.

Tomas Felipe Carlovich nasce il 20 aprile 1949 a Rosario. Il padre, immigrato croato, si trasferì in Argentina in cerca di fortuna. Se sei un bambino e nasci e cresci nella Rosario del ‘900, hai un solo giocattolo con cui passare le giornate: un pallone. E con lui Tomas ci passa tutte le giornate tra le strade della città argentina, la miglior scuola possibile, calcisticamente parlando. Con il tempo diventa quel tipo di giocatore che con il pallone fa tutto quello che vuole. Controllo, dribbling, visione di gioco, eleganza, carisma, tenacia, combattività. È un volante difensivo, quel centrocampista che gioca davanti alla difesa e ha il compito di difendere e, allo stesso tempo, regista, impostando l’azione offensiva. È il prototipo del centrocampista perfetto. Eppure El Trinche Carlovich non arriverà mai, o solo in parte, al calcio che veramente conta.

Qualche presenza con il Rosario Central, con il Colon e con l’Independiente Rivadavia. Successivamente torna a Rosario, casa sua, e firma con il piccolo Central Cordoba, squadra che naviga tra la seconda e la terza divisione argentina. Ed è proprio con la squadra che lo stesso Carlovich definì come «La più bella scelta che ho fatto nella vita» che nasce il mito del Trinche. Lui gioca a calcio per divertirsi, e per far divertire chi lo guarda giocare. Diventa celebre per il “doppio tunnel”, con cui prima effettuava un tunnel con l’interno, poi aspettava il giocatore e lo rifaceva di nuovo con l’esterno.

Trinche Carlovich 2

Come abbiamo detto in apertura, quando la storia e il mito si incontrano, nasce la leggenda. Per Tomas Felipe Carlovich quel momento è un pomeriggio d’aprile del 1974. L’Argentina è a Rosario, dove disputa un’amichevole di preparazione in vista del mondiale in programma quell’estate in Germania, lo stesso dello Zaire di Joseph Ilunga Mwepu. Difronte, la selezione albiceleste ha una rappresentativa locale, composta da cinque giocatori del Rosario Central, cinque del Newell’s Old Boys e uno del Central Cordoba. Esattamente lui, El Trinche Carlovich.

In campo è un dominio assoluto. Nessuno riesce ad avvicinarsi al Trinche. Difende, riconquista palla con dei tackles tanto duri quanto puliti, rallenta e velocizza il gioco a libero piacimento, parte palla al piede dalla difesa scartando tutti gli avversari, regala pennellate di 40 metri ai compagni. Una prestazione fuori da ogni logica. All’intervallo il tabellino conta 3 gol per la selezione di Rosario, 0 per l’Argentina. Massacro totale. Si dice che “El PolacoVladislao Cap, allenatore dell’albiceleste, durante l’intervallo abbia chiesto, per alcuni, supplicato, per altri, l’allenatore della selezione di Rosario di togliere dal campo Carlovich. Uscito dal campo El Trinche, l’Argentina riesce ad alzare la testa, anche se mette a segno solo una rete, per il 3-1 finale.

Trinche Carlovich 3

Sostanzialmente è questo il punto più alto della carriera calcistica del Trinche Carlovich. Ad anni di distanza, ancora si parla di quella partita, dell’Argentina letteralmente distrutta da uno sconosciuto. Dopo, Tomas mette a referto qualche altra presenza con il Colon, finisce a giocare addirittura nel piccolo Deportivo Maipù. Ma la distanza da casa è troppa, e decide di tornare a Rosario, nel suo amato Central Cordoba, dove finisce la carriera. Sì perché per lui la casa è tutto. Come abbiamo detto giocava a calcio soltanto per divertirsi e per far divertire, poi passava la giornata con gli amici al bar del barrio dove viveva piuttosto che a pesca.

E proprio sul suo amore per la pesca si fonda una delle principali leggende sulla storia di Carlovich. Si dice che il CT albiceleste Menotti, poco prima dell’inizio dei mondiali del ’78 disputati proprio in Argentina, invitò Carlovich a Buenos Aires a causa dell’assenza del “LoboCarrascosa, capitano della squadra, con lo scopo di allenarsi con la Nazionale e valutare un suo possibile inserimento nella lista dei 22 convocati. Effettivamente El Trinche partì per la capitale, tuttavia durante il viaggio incontrò un fiume pieno di bellissime trote. A quel punto Tomas decise di fermarsi e pescò una gran quantità di pesce. Soddisfatto della gran giornata di pesca, risalì in macchina e tornò a casa, a Rosario, non presentandosi all’appuntamento con Menotti.

La grande maggioranza non l’ha mai conosciuto, solo in pochi l’hanno visto giocare. E coloro che hanno assistito alle sue prodezze assicurano che non hanno mai visto un giocatore più forte di lui. El Trinche Carlovich è destinato a rimanere nella storia del calcio come uno dei giocatori più forti di sempre mai visti, che voleva solo divertirsi con il pallone, e far divertire gli altri.

Marco Razzini

Trinche Carlovich 1

«Quando oggi mi chiedono se ho un sogno rispondo di sì, ce l’ho ed è quello di poter tornare su un campo di calcio e poter giocare ancora almeno 45 minuti. Ad un certo punto arrivarono offerte per me dalla Francia e anche dagli Stati Uniti che probabilmente mi avrebbero cambiato la vita economicamente; per me però giocare nel Central Cordoba era come giocare nel Real Madrid»

– Tomas Felipe Carlovich

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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