Storie di Calcio #6: Joseph Ilunga Mwepu, l’uomo che diede un calcio alla morte

Joseph Ilunga Mwepu

«Fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento»

– Joseph Ilunga Mwepu

Sesto appuntamento con Storie di Calcio. Questa volta parliamo di un giocatore passato alla storia non per la sua carriera, ma per un gesto che, presumibilmente, ha salvato la vita a lui e ai suoi compagni: Joseph Ilunga Mwepu.

Joseph Ilunga Mwepu nasce il 22 agosto 1949 nella Repubblica Democratica del Congo. Sulla sua vita si sa davvero poco, sappiamo che è cresciuto nelle giovanili del Cercle Sportif Don Bosco de Lubumbashi. Successivamente giocò, dal 1969 al 1980, nell’allora TP Englebert, oggi Tout Puissant Mazembe, con cui vinse la Coppa dei Campioni d’Africa nel 1967 e 1968. Ma è con la maglia della sua Nazionale che passa alla storia.

Prima di iniziare la storia vera e propria, bisogna fare una regressione, così da poter capire al meglio l’accaduto. Prima di tutto è presente, come spesso accade nel ‘900 calcistico, un fattore politico. La Repubblica democratica del Congo è governata dal dittatore Mobutu Sese Seko (il suo nome completo era Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga, che significa letteralmente “Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”), protagonista del colpo di stato del 1960. Inizialmente capo di stato maggiore, diventa presidente del Paese Africano dal 1965, quando si sbarazza, con le armi, di Joseph Kasa-Vubu. Resterà al potere fino al 1997 quando una rivoluzione, condotta da Laurent Kabila, lo spodesterà. Fuggirà in Marocco dove morirà di cancro pochi mesi dopo. Mobutu è considerato uno dei dittatori più feroci della storia dell’Africa. È ricordato soprattutto per il suo programma di “autenticità africana”, che lo portò a cambiare il nome del Paese nel 1971 da Repubblica democratica del Congo a Zaire.

Mobutu vedeva nel calcio uno strumento di affermazione internazionale, e ciò culminò nella partecipazione dello Zaire ai Mondiali del 1974, organizzati in Germania. Reduci dalla vittoria della Coppa d’Africa in Egitto nello stesso anno, lo Zaire si qualificò per la prima, e al momento unica, volta ai Mondiali di calcio. Mobutu vide in questa qualificazione l’occasione giusta per affermarsi a livello internazionale. Lo Zaire viene sorteggiato nel girone con Scozia, Jugoslavia e Brasile. Al debutto, contro gli scozzesi, il passivo è di 2-0, ma la goccia decisiva è la gara contro la nazionale jugoslava. Il match termina con un roboante 9-0, tutt’oggi uno delle sconfitte più significative nella storia dei Mondiali.

Adesso arriviamo al 22 giugno 1974, giorno di Brasile – Zaire. La sfida non è delle più facili. Il Brasile, non paragonabile allo squadrone del ‘70, è ancora una formazione di caratura internazionale, nettamente superiore alla nazionale africana. Questa superiorità si rispecchia sul campo: a segno Jairzinho, nel primo tempo, Rivelino e Valdomiro, nella ripresa. Si giunge così all’85esimo, sul 3-0 per i verdeoro. L’arbitro fischia una punizione contro lo Zaire al limite dell’area. Rivelino, uno dei tiratori più pericolosi di sempre, si presenta sul punto di battuta. Parlotta con i compagni allungando i tempi di battuta, e poi si appresta a calciare. Improvvisamente, dalla barriera Ilunga Mwepu scatta e calcia il pallone verso la tribuna. Stadio ammutolito, giocatore ammonito e brasiliani sconcertati. Il gesto sembra spezzare l’inerzia della gara. Il Brasile batterà e non trasformerà in gol quella punizione. La gara finisce 3-0, punteggio che tra l’altro bastava ai verdeoro per ottenere la qualificazione grazie alla differenza reti. Nessuno riusciva a spiegarsi il gesto di Mwepu, e il giorno dopo i giornali di tutto il mondo ironizzeranno sul giocatore africano che non conosce i regolamenti. Per anni si è scherzato su questo gesto, senza sapere il vero significato.

Mwepu non era un amatore catapultato ai mondiali senza conoscere le regole del calcio. Il 9-0 subito contro la Jugoslavia era troppo pesante per l’orgoglio di Mobutu Sese Seko, e prima della gara con il Brasile era arrivata la minaccia alla squadra: «Se perdete per più di 3-0 nessuno tornerà a casa vivo». È da qui che nasce il gesto di Mwepu, conseguenza del panico che viveva il calciatore col Brasile vicino al quarto gol. Si dovrà aspettare fino al 2002 per sapere la verità, quando lo stesso Mwepu ne parlò ai microfoni della BBC: «Mobutu ci aveva minacciato di morte, eravamo già sul 3-0, fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento».

Mwepu voleva semplicemente provare a salvare la propria vita e quella dei suoi compagni di Nazionale, e ce la fece. E quella punizione battuta al contrario non sarà più un simbolo di vergogna, ma solo il gesto tentato da un uomo disperato per salvarsi la vita.

Marco Razzini

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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