Storie di Calcio #5: Johan Cruijff, il profeta del calcio totale

Cruijff

«Non penso che arriverà il giorno in cui, quando si parla di Cruijff, la gente non saprà di cosa si stia parlando»

– Johan Cruijff

Quinto appuntamento con Storie di Calcio. Questa volta parliamo di colui che è stato eletto come miglior giocatore europeo del XX secolo: Johan Cruijff. Il Profeta del Gol che fece innamorare generazioni di tifosi, riuscendo a rendere immortale un numero come il 14.

Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan, nasce ad Amsterdam il 25 aprile 1947. Vive e cresce a due passi dallo Stadion De Meer, casa dell’Ajax. Passò la maggior parte dell’infanzia giocando partite di calcio con i bambini del quartiere, dimostrando doti innate già a cinque anni. Approda ai lancieri giovanissimo, e qui trova una seconda famiglia. All’età di 12 anni perde il padre e la famiglia Cruijff inizia ad essere in difficoltà economiche. La madre di Johan è costretta a vendere la casa e il negozio in cui lavorava con il marito. Così, vista la situazione, il vicepresidente dell’Ajax assume la madre come donna delle pulizie allo stadio e come commessa al banco del bar della società, potendo garantire dei soldi alla famiglia. A causa delle ristrettezze economiche, Johan lascia la scuola e si dedica interamente al calcio.

Il ragazzo cresceva e aveva un talento pazzesco, sgusciava tra gli avversari a una velocità sorprendente. Di contro, però, aveva un fisico fragile come un cristallo. A tal proposito fu fondamentale Vìe Buckingham, allenatore della prima squadra, che se ne prese cura, impostando per lui uno specifico programma di rafforzamento. Quando, nel 1966, Rinus Michels approdò ad Amsterdam, si ritrovò per le mani un campione diciannovenne che aveva già un posto stabile nell’Ajax e da poco si era affacciato alla Nazionale. Michels arrivò con un progetto chiaro e definito: un gioco basato su giocatori giovani e di talento, e l’Ajax poteva offrirglielo. Oltre a Cruijff, al centro del progetto, uscirono dal vivaio giocatori come Krol, Haan, Keizer, Suurbier, Neeskens e Rep.

I primi frutti del lavoro di Michels vengono raccolti il 28 maggio 1969. L’Ajax arriva, per la prima volta nella sua storia, alla finale di Coppa dei Campioni. L’avversario è il Milan che, guidato da un eroico Pierino Prati (tripletta), si impone per 4-1. Quell’Ajax è una squadra estremamente giovane e talentuosa, e il suo momento sta per arrivare. E arriva esattamente due anni dopo: nel 1971 il ventiquattrenne Cruijff è già un’attrazione nel panorama calcistico internazionale. A Wembley, contro il Panathinaikos, l’Ajax apre un ciclo irripetibile. Dopo il 2-0 ai greci, arriveranno il bis e il tris. Nel 1972 una doppietta del Pelè bianco piegherà l’Inter di Mazzola e Boninsegna. Nel ‘73 sarà Rep, dopo appena 4′, a segnare a Zoff il gol decisivo che annienta la Juventus e regala la terza Coppa Campioni consecutiva all’Ajax. Questi sono gli anni in cui nasce il mito del Totalvoebal, il calcio totale, un gioco basato su un meccanismo perfetto, una squadra che gioca a memoria, i cui giocatori non si limitano a interpretare il loro compitino ma che giocano in funzione della situazione di gioco che gli si presenta.

 

Nel frattempo arrivano sei titoli nazionali, quattro Coppe d’Olanda, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa europea. Tutti questi trionfi lo portano alla consacrazione mondiale: vinse due volte il Pallone d’Oro, nel ’71 e nel ’73. Nasce il mito del 14, numero di maglia da lui scelto in onore di quando vinse il suo primo titolo giovanile con l’Ajax, all’età, appunto, di quattordici anni. Quella che sembra essere la storia perfetta fra Cruijff e l’Ajax è destinata a terminare e così accade: nel 1973 arriva il Barcellona. I catalani sparano una cifra folle, l’equivalente di 3 miliardi delle vecchie lire. Il 19 agosto 1973 Cruijff gioca la sua ultima partita con la maglia dei Lancieri. Poco dopo parte per la Spagna. La Catalogna impazzisce completamente: 55.000 abbonamenti vengono bruciati in pochissimi giorni.

La sua nuova avventura al Barcellona inizia con delle difficoltà a causa di problemi legati alla definizione del contratto. Il debutto arriva il 28 ottobre 1973 al Camp Nou, dove i blaugrana affrontano il Granada, vincendo per 4-0 con doppietta di Cruijff. Il Barcellona è sotto la guida di Rinus Michels, che ritrova Johan dopo i fantastici anni all’Ajax. La stagione parte con molte difficoltà, quando Cruijff debutta, la squadra è già stata eliminata dalla Coppa UEFA, al primo turno, e in campionato si trova penultima. Dopo una grande cavalcata, a termine di quella stagione il Barcellona vincerà il titolo, che manca in Catalogna da quattordici anni, con Johan che metterà a segno 16 reti. Memorabile e decisivo fu il 5-0 con cui la compagine di Michels annientò il Real Madrid.

A termine di quella stagione si disputa il mondiale del 1974, il primo sotto la denominazione di FIFA World Cup dopo la definitiva assegnazione della Coppa Rimet al Brasile, la cui organizzazione spetta alla Germania dell’Ovest. Esplode definitivamente il mito di Johan Cruijff: lui insieme all’Olanda, definita Arancia Meccanica, e al maestro Michels disputano un torneo ad altissimo livello e giungono in finale proprio contro gli organizzatori. Al termine, però, fu la Germania dell’Ovest ad imporsi, alzando il trofeo. Il rapporto complicato fra Cruijff e la Nazionale dura altre tre stagioni prima di terminare. Alla base di questo difficile rapporto c’è principalmente l’orgoglio di Johan: esso, infatti, non ha mai digerito l’affronto che la Federazione gli aveva fatto otto anni prima. Alla seconda presenza in Nazionale, il 6 novembre 1966, era riuscito in un’impresa storica: primo giocatore espulso nel lungo cammino degli Orange. Il record gli costò un anno di squalifica, sanzione che venne immediatamente attenuata, ma che lasciò il segno sull’umore del giocatore. Cruijff da quel momento in poi si sarebbe concesso con molta parsimonia alla Nazionale, soprattutto dopo il trasferimento in Spagna. Quella grande stagione, la ’73-’74, terminata con la delusione della sconfitta al Mondiale, venne coronata con l’assegnazione del terzo Pallone d’Oro, impresa successivamente eguagliata solo da Michel Platini e Marco Van Basten.

Al Barcellona resta fino al 1978, vincendo solo una Coppa di Spagna oltre al campionato precedentemente citato. A termine della stagione 77’-’78 Cruijff ha 31 anni, e inizia un pellegrinaggio alla ricerca dell’ingaggio migliore. Lasciata la Catalogna, vola oltre oceano, in America, dove veste le maglie dei Los Angeles Aztecs e dei Washington Diplomats. Al termine di questo girovagare negli States, torna in Europa, dove disputa prima una partita con il Milan nel mundialito per club , poi firma un contratto con il Levante, seconda divisione spagnola, con cui disputa una decina di partite. A termine della stagione torna clamorosamente all’Ajax, con cui vince altri due titoli nazionali e prima di consumare, a 36 anni, il suo ultimo tradimento: il passaggio ai rivali di sempre del Feyenoord, vincendo campionato e Coppa d’Olanda al primo e ultimo anno. Terminata la carriera da giocatore, Cruijff iniziò quella da allenatore, riuscendo a tagliare traguardi molto prestigiosi. Guidò l’Ajax dal 1986 al 1988 e il Barcellona dal 1988 al 1996. Con gli spagnoli vinse quattro scudetti, una Coppa dei Campioni e una Coppa delle Coppe. Si ritirò definitivamente dal mondo del calcio nel 1997.

Il 24 marzo 2016, Johan Cruijff si è spento a 68 anni a Barcellona. A portarselo via è stato un cancro ai polmoni, con cui ha lottato con la stessa grinta con cui scendeva in campo. Un’altra leggenda del calcio se ne è andata, lasciando ai posteri il ricordo di un patrimonio inestimabile com’era il suo talento. Johan Cruijff ha riscritto le regole del calcio, cambiando il modo di giocare. Fondamentale fu la sua concezione che individuo e contesto di squadra fossero coniugabili, ed era un concetto che aveva ben chiaro. È stato il simbolo principale di una rivoluzione, e forse anche per questo è stato votato come migliore giocatore europeo del XX secolo, il secolo del calcio.

Marco Razzini

 

«Durante ogni allenamento, qualunque sia il tuo sport, ti senti distrutto perché in ogni allenamento devi andare oltre quello che sul momento ti sembra il tuo limite: tu cominci a correre, a scattare a calciare e dopo un po’ ti sembra di aver esaurito ogni energia, mentre hai solo esaurito quello che io chiamo “primo fiato”. A quel punto bisogna sforzarsi per superare la piccola crisi che sembra bloccarti, per arrivare al “secondo fiato”: che ovviamente arriva solo dopo qualche minuto di sofferenza. Quando l’allenatore dà lo stop senti il cuore che batte vertiginosamente, sembra che debba scoppiarti nel petto: devi riuscire a ricondurlo al suo ritmo normale in meno di due minuti; se non ci riesci è meglio che apri una tabaccheria o tenti di diventare Presidente del Consiglio: vuol dire che hai sbagliato mestiere…»

– Johan Cruijff

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.