Storie di Calcio: 20 luglio 1969, la fine della Guerra del Fútbol

guerra del calcio honduras el salvador
guerra del calcio honduras el salvador

Sembra davvero impensabile, quantomeno strano, parlare di Guerra del calcio, o meglio Guerra del Fútbol.

Come è possibile che uno degli sport più amati di sempre possa essere collegato a un fatto tragico come uno scontro bellico? La domanda è lecita. La risposta, purtroppo, è affermativa. È possibile perché è successo.

Il continente americano è uno dei più grandi centri di storia calcistica, siano esse successi o tragedie, vittorie o sconfitte.

La maggior parte delle storie si concentrano nel Sud America, come la sconvolgente storia di Abdón Porte. Altre hanno preso vita in casa degli Stati Uniti con lo sfortunato e fatale autogol di Andres Escobar.

Guardando alla zona centrale del continente, invece, c’è una storia surreale, che è collegata al calcio con un filo diretto. È la Guerra del Fútbol.

La situazione in centro America

Per capire bene cosa è accaduto, iniziamo il nostro racconto nel 1967. Durante quell’anno, El Salvador e Honduras firmano un accordo denominato “Convenzione bilaterale sulla immigrazione“.

Dopo anni di grande tensione fra i due paesi, questa convenzione fu un crocevia importante verso una quasi insperata risoluzione pacifica. Difatti, essa permetteva ai cittadini salvadoregni di transitare, risiedere e lavorare in territorio honduregno.

Nelle settimane successive alla firma, oltre 300.000 salvadoregni si trasferirono in Honduras, fondando nuovi villaggi e coltivando terre fino a quel momento abbandonate.

Questa rapida e pacifica “invasione” fece storcere il naso agli abitanti locali, che dopo due anni insorsero guidati da contadini e braccianti.

Per placare l’ira del popolo, il governo honduregno decise di venire meno agli accordi stipulati dalla convenzione, e di conseguenza sottrasse tutte le terre e i villaggi salvadoregni per consegnarli al proprio popolo.

Dunque, quasi tutti i salvadoregni presenti in Honduras furono costretti ad espatriare e tornare nel loro paese di origine, dove però non avevano più niente.

I tentativi diplomatici di El Salvador furono totalmente inutili, e questo portò i rapporti fra i due paesi ai minimi storici e la tensione alle stelle.

La Guerra del Calcio ha inizio

In tutto questo, entra in scena il calcio. Per una pura casualità, le nazionali di El Salvador e Honduras vengono sorteggiate per affrontarsi nella semifinale delle qualificazioni per l’imminente Mondiale di Messico ’70.

Essendo il Messico qualificato d’ufficio come Paese ospitante del torneo, il continente Americano poteva godere di uno slot in più per una propria nazionale.

L’8 giugno 1969 va in scena la partita di andata delle semifinali, giocata all’Estadio Nacional di Tegucigalpa.

La notte prima della partita fu infernale per la rappresentativa salvadoregna. Numerosi tifosi si radunarono intorno all’albergo armati di pentole, tamburi, clacson per disturbare il sonno dei giocatori, con tanto di sassaiola sulle finestre delle stanze.

Come prevedibile, l’Honduras riuscì a vincere la partita per 1-0, contro degli avversari senza forze dopo la notte insonne.

La goccia che fece traboccare il vaso:
la tragedia di Amelia Bolanos

Amelia Bolanos era una ragazza salvadoregna di 18 anni, figlia di un generale dell’esercito. Lei, come buona parte della popolazione, vide la partita in diretta TV.

La 18enne, rimasta scioccata dopo la sconfitta contro i rivali honduregni, estrasse una pistola e si sparò un colpo dritto al cuore.

Ad Amelia, eletta a martire dal popolo salvadoregno, vennero tributati i funerali di Stato, contornati dalla rabbia dell’opinione pubblica e la promessa di vendetta in vista della partita di ritorno.

La seconda partita della Guerra del Calcio

Il 15 giugno 1969 si gioca, dunque, la seconda sfida della serie all’Estadio Nacional de la Flor Blanca di San Salvador.

Inutile dire che i salvadoregni risposero agli attacchi dei tifosi honduregni, presentandosi la notte prima della partita con sacchi pieni di sassi, tutti scagliati contro le finestre dell’albergo che ospitava l’Honduras.

I giocatori honduregni furono costretti a rifugiarsi sul tetto dell’albergo per sfuggire agli attacchi dei tifosi locali, che durarono fino alle prime ore dell’alba.

L’Honduras riuscì a presentarsi al campo solo grazie all’intervento dell’esercito, che scortò la squadra con numerosi carri armati fino a dentro lo stadio.

Con la situazione insostenibile, ai giocatori ospiti interessava solo portare a casa la pelle, e i salvadoregni si imposero con un secco 3-0.

Tuttavia, all’epoca non esisteva il conteggio dei gol, e in questo caso si doveva giocare la bella, cioè una terza partita che avrebbe sancito il vincitore.

La Guerra del Calcio si sposta in Messico

Il 26 giugno 1969 va in scena la partita decisiva per determinare chi sarebbe andato a giocare la finale delle qualificazioni mondiali.

La sfida venne giocata all’Estadio Azteca di Città del Messico, dove vennero stanziati oltre 5.000 agenti di polizia per mantenere tutto sotto controllo.

Dopo i tempi regolamentari, il risultato era bloccato sul 2-2. Nei supplementari fu decisivo il gol di Mauricio Rodriguez, che consegno a El Salvador la finalissima per andare ai Mondiali.

Durante e soprattutto dopo la partita scoppiò una vera e propria guerriglia urbana dentro e fuori lo stadio, che vedeva coinvolti i tifosi salvadoregni, quelli honduregni e le autorità locali.

Dal calcio alla guerra vera

Sancita l’eliminazione dal torneo, l’Honduras ruppe gli ultimi canali diplomatici rimasti attivi con El Salvador.

Il 14 luglio 1969 la tensione si trasforma in guerra. El Salvador, con attacchi via terra e via aria, distrusse le prime difese honduregne, invadendo il territorio nemico.

La risposta dell’Honduras non tardò, e i contrattacchi iniziarono poche ore dopo l’affondo salvadoregno. Ne seguirono sei giorni di guerra e bombardamenti, che ad armi abbassate contarono quasi 6.000 morti, di cui circa 5.000 fra militari e civili honduregni.

Il 20 luglio 1969 arriva la svolta. l’Honduras respinge l’ultima importante offensiva salvadoregna. Con la situazione ormai irrecuperabile, El Salvador accetta la proposta di armistizio dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani).

Il 5 agosto 1969 termina il rimpatrio dei soldati salvadoregni, sancendo la definitiva e ufficiale fine della Guerra del Fútbol.

La pace fra i due paesi venne firmata successivamente, nel 1980. Mentre i confini vennero decisi in via ufficiale dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 1992.

vita circa seimila persone, decine di migliaia risultarono essere i feriti e circa 150.000 quelli rimasti senza casa e terra.

Se oggi si parla di Guerra del Calcio lo si deve a Ryszard Kapuściński, celebre giornalista e scrittore polacco, che seguì la vicenda direttamente sul posto.

Proprio con Kapuściński terminiamo questo racconto, lasciando una delle sue più celebri frasi sull’accaduto, riflessione e stupore con un filo di ironico e macabro.

I due governi sono rimasti soddisfatti della guerra, perché per qualche giorno Honduras e Salvador hanno riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo e suscitato l’interesse dell’opinione pubblica internazionale. I piccoli stati del Terzo, del Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Strano ma vero

Ryszard Kapuściński, da La prima guerra del football e altre guerre di poveri
CONDIVIDI
Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008