Storie di Calcio #10: Eduard Streltsov, il “Best russo” accusato dal KGB e spedito nei gulag

Eduard Streltsov

Decimo appuntamento con Storie di Calcio. Voliamo per la prima volta in Russia, terra che, storicamente, non ha mai regalato al calcio grandissimi giocatori, tranne alcune eccezioni.

Prima di tutto Lev Jašin, storico portiere, unico del ruolo ad aver vinto un Pallone d’Oro, definito da molti il più forte di sempre. Piuttosto che Andrej Arshavin, a lungo tra le file di Zenit San Pietroburgo e Arsenal. Un’altra storia, invece, riguarda Eduard Streltsov, ovvero il protagonista di oggi.

Eduard Streltsov nasce a Mosca il 21 luglio 1937. La sua carriera di club è nel segno del Torpedo Mosca, piccola squadra della capitale russa dietro i colossi CSKA, Spartak e Dinamo. Streltsov ha fin da subito delle qualità pazzesche, dimostra un talento straordinario. È un attaccante alto, potente, il classico attaccante di stazza, con in aggiunta una tecnica sopraffina. Dimostra le sue doti fin da giovane: prende parte con l’URSS alle olimpiadi di Melbourne 1956 dove, a soli 19 anni, trascina la squadra in finale, alla quale però non prende parte perché il ct tende sempre a schierare come coppia d’attacco due giocatori che fanno parte della stessa squadra, e Ivanov, compagno di Streltsov al Torpedo, si è infortunato. L’anno successivo si classifica al 7° posto nella finale per il Pallone d’Oro, vinto da Alfredo Di Stefano.

Eduard Streltsov

A soli 21 anni è sulla rampa di lancio per diventare uno dei più grandi giocatori di sempre. Però così non è. Il 25 maggio 1958 la sua vita cambia in maniera definitiva. In quel periodo era in ritiro in vista del mondiale di Svezia. Quella sera lascia il ritiro per dirigersi a una festa organizzata da Edward Karakhanov, militare da poco rientrato in patria dopo una campagna in Estremo Oriente. Il giorno dopo, Eduard Streltsov viene arrestato con una delle accuse più pesanti in assoluto: stupro. Secondo il KGB, durante quella festa il giocatore russo avrebbe abusato di Marina Lebedeva, una giovane ospite dell’evento. I servizi segreti russi interrogano a lungo Streltsov nella prigione di Butyrka e lo annientano con l’inganno. Infatti la promessa era che, qualora firmasse una confessione riguardo quanto accaduto quella sera, l’avrebbero lasciato andare per prendere parte al Mondiale di Svezia. La confessione venne firmata, ma invece di riportarlo al ritiro della Nazionale, lo portarono in un gulag, dove Streltsov finì a lavorare in miniera. La condanna venne fissata a 12 anni, ma ne scontò solo 7.

Ma effettivamente, cosa accadde quella sera? Non è dato saperlo. Ci sono molte teorie a riguardo, la maggior parte delle quali innocentiste. Però c’è chi ipotizza anche una reale colpa da parte di Streltsov, in particolare di un insulto. Si dice che la figlia sedicenne di Yekaterina Furtseva, allora unica donna del Politburo, fosse innamorata del giocatore russo. Allora la madre, avvicinandosi a Streltsov, gli chiese «Sposerebbe mia figlia?». «Ho già una fidanzata, non la sposerò» rispose lui. Successivamente qualcuno assicura di aver sentito Streltsov dire a un amico «Non sposerei mai quella scimmia». Proprio quest’ultima frase potrebbe essere stata fatale per la carriera e la vita dell’attaccante russo.

Eduard Streltsov

Guardando, invece, alle teorie a sfondo innocentista, quella più quotata riguarda il calciomercato. Difatti, sia la Dinamo, squadra del KGB, sia il CSKA, squadra dell’esercito, hanno contattato Streltsov per cercare di portarlo in squadra. Tuttavia lui ha rifiutato entrambe le destinazioni, e questo pare non essere stato gradito. Ciò che realmente è accaduto non è dato saperlo: «Sto pagando per colpe altrui» disse alla madre.

Nel 1965 finisce di scontare la pena. Nonostante siano passati 7 anni dall’ultima volta che ha calcato un campo di calcio, ha ancora quella tecnica sopraffina che lo distingueva, tanto che ancora tutt’oggi in Russia il colpo di tacco lo chiamano “lo streltsov”. È ancora tesserato con il Torpedo, con cui vince il titolo proprio nel ’65. Nel ’67 e ’68 viene eletto miglior giocatore sovietico. Appena due anni dopo, nel 1970, dice definitivamente addio al calcio. Il “Best russo” chiude la carriera con 222 partite giocate e 99 reti segnate con la maglia del Torpedo, mentre il Nazionale si contano 25 gol in 38 presenze.

Il 20 luglio 1990, alla vigilia del suo 53esimo compleanno, Eduard Streltsov muore per un tumore alla gola, quasi certamente causato dagli anni trascorsi nelle miniere dei gulag. Nessuno saprà mai se Streltsov era veramente colpevole o fu solamente incastrato da chi lo riteneva una figura scomoda. Ciò che sappiamo è che il talento infinito di Eduard Streltsov poteva portarlo nell’Olimpo del Calcio, e invece lo rinchiuse per sette anni in un gulag.

Marco Razzini

Eduard Streltsov

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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