Stiamo veramente esagerando su Piatek

E’ il 10 luglio 2019 quando Krysztof Piatek annuncia su Instagram di aver scelto per la stagione che verrà la maglia numero 9. Non una maglia qualsiasi, non un numero per tutti. E’ la 9 della doppietta di Atene, del goal alla sua ultima in rossonero contro il Novara, è la maglia di Pippo Inzaghi.

Ma è anche quella degli infortuni di Pato, è la stessa spada di Damocle che pende sulla testa di Matri, Destro, Lapadula, Torres, Silva e chi più ne ha più ne metta. E’ la stessa che Higuain doveva riportare in auge e con cui, invece, è affondato, tramortito – come un amante ferito – dalle passioni riemerse contro la sua ex Juventus.

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Che restare a secco sia il destino di chi scegliere di raccogliere l’eredità di Super Pippo? “Il destino… Il destino lo puoi pilotare, puoi cercare di fare in modo che le cose vadano come vuoi tu, si può cambiare il destino”. Era il 1991 quando Diego Abatantuono, nei panni di Nicola LoRusso, parlava così del destino nel film “Mediterraneo” (poi vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero).

Piatek contro Udinese e Brescia

A prescindere, comunque, dalla concezione della sorte che ognuno di noi ha, c’è una grande verità da cui non si può prescindere: con Piatek si sta esagerando. Lasciando da parte le amichevoli estive, cerchiamo di costruire una disamina delle prime due partite di campionato del polacco ex Genoa.

Contro l’Udinese, il pistolero ha fatto 4 tiri e vinto 2 duelli aerei, contro il Brescia – alla sua prima a San Siro – i tiri fatti sono 3, i duelli aerei vinti restano 2. Eppure emerge un dato significativo: nella prima gara Piatek ha giocato per ben 90 minuti, nella seconda soltanto 29: è ben un terzo del tempo impiegato nella trasferta di Udine.

Inoltre, mentre nella prima partita le sue conclusioni sono state blande e poco incisive, complice anche un’ottima prestazione di Troost – Ekong, nella seconda soltanto la linea di porta ha separato Piatek dal goal. Certo, contro il Brescia chi non ha esultato quando ha visto il polacco a tu per tu con Joronen? Eppure l’estremo difensore dei cugini lombardi è riuscito ad intercettare quel tiro che sembrava destinato a spegnersi in fondo alla rete, quasi come a dire “Questo matrimonio non s’ha da fare“.

Inzaghi e Piatek

E così via con titoli ad effetto come “il pistolero spara a salve!” oppure “Piatek ha finito le munizioni” e se ne dimentico qualcuno, perdonatemi, anche la fantasia ha un limite. Eppure questa storia della maledizione della numero 9 è diventata così virale e potente che persino il suo ultimo grande proprietario è dovuto intervenire in merito.

Scherzando ieri dicevo che appena torno a Milano gli darò personalmente la maglia numero nove come regalo. Piatek è un giocatore forte e sicuramente tornerà a segnare al più presto” ha dichiarato Pippo Inzaghi ai microfoni di Sky.

Piatek durante la pausa nazionali

Durante la pausa nazionali, comunque, con la maglia della Polonia Piatek ha collezionato soltanto 76 minuti da titolare, essendo stato sostituito al 76′, per l’appunto, da Kownacki con la Polonia già sotto per 2 reti a zero contro la Slovenia. In occasione della partita contro l’Austria non è stato né schierato né inserito a partita incorso.

Tempo al tempo

Tabù e scaramanzie a parte, due giornate di Serie A e un impegno con la Nazionale sembrano davvero pochi per poter giudicare un ragazzo che al suo primo anno in Serie A ha realizzato più di 20 reti con due maglie diverse (Genoa e Milan ndr). Il tempo è galantuomo e soltanto lui saprà dirci se il pistolero tornerà a sparare.

Se non dovesse tornare (perdonatemi, ma sono estremamente razionale), non sarà stata la numero 9, sarà che uno stato di grazia può capitare a chiunque, ma solo pochi riescono a riconfermarsi. Il cavallo buono si vedono a lunga corsa, qualsiasi numero egli porti.

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"La maniera di andare a caccia è di poter cacciare tutta la vita, fino a che c’è questo o quell’animale [...] e quella di scrivere è sin che tu riesci a vivere e vi siano lapis e penna e carta e inchiostro o qualsiasi altro strumento per farlo, e qualcosa di cui ti importi scrivere, e tu senta che sarebbe stupido, che è stupido fare in qualsiasi altro modo" - Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, 1935.

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