Spunti e riflessioni dopo Atletico Madrid-Juventus

Maurizio Sarri
Maurizio Sarri, allenatore della Juventus

Se si analizza solo ed esclusivamente il risultato, in virtù di quanto accaduto in Germania, sia la Juventus che l’Atletico Madrid possono ritenersi soddisfatte del pareggio per due a due. A farne le spese più di tutti è stato il Bayer Leverkusen, etichettata da molti come mina vagante del raggruppamento, incapace di sfruttare lo scontro diretto tra le favorite del girone perdendo in casa contro la Lokomotiv Mosca, quarta forza del gruppo D che attualmente comanda in solitaria ma con la consapevolezza di un percorso ancora lungo e soprattutto costellato da sfide quasi proibitive.

Siamo qui però per parlare dello spettacolo messo in scena ieri sera al Wanda Metropolitano in un match sostanzialmente diviso in primo e secondo tempo non solo dall’intervallo ma proprio dalle idee e concetti di gioco attuati da entrambe le squadre nelle due frazioni da quarantacinque minuti ciascuna.

Primo tempo di studio e molto tattico

La gara inizia in maniera molto tattica tra due squadre arrivate al quinto confronto in sei anni, quasi uno scherzo del destino trovarle spesso e volentieri affrontarsi in Champions League. Tornando alla partita di ieri, nella prima frazione le occasioni si contano sulle dita di una mano visti i ritmi bassi e un’attenta e lunga fase di studio tra le due compagini. Da una parte il tiro di Joao Felix, anonimo per il resto della sfida, e soprattutto il colpo di testa di Gimenez, il quale evidenzia un problema che ormai da tempo attanaglia i bianconeri: le palle inattive. Ma ci arriveremo dopo, prima del duplice fischio c’è spazio anche per la Juventus con il destro di Pjanic deviato dalla difesa madridista che per poco non sorprende Oblak.

Seconda frazione tra Sarrismo e palle inattive

Nel secondo tempo, in particolare i primi venti minuti, sale in cattedra il gioco di Sarri e la qualità della Juve. Il goal di Cuadrado ad inizio della ripresa è tutto un programma che parte da un lungo lancio con l’esterno del piede di Bonucci, protagonista assoluto, diretto a Higuain che mantiene il possesso fino all’arrivo del colombiano, servito da un ottimo pallone proprio del Pipita e favorito dal determinante taglio di Cristiano Ronaldo che toglie di fatto due uomini dalla marcatura di Cuadrado che ha tutto il tempo di addomesticare la sfera, eludere con un doppio passo Lodi e freddare Jan Oblak con un potente mancino sotto l’incrocio. La mossa a sorpresa di Sarri di schierare Cuadrado al posto di Bernardeschi premia a pieno titolo l’ex tecnico di Napoli e Chelsea, in particolar modo vista la grande prestazione del colombiano. Il raddoppio non tarda ad arrivare ed è un’altra azione da manuale da parte dei bianconeri. Ronaldo serve sul lato di sinistra Alex Sandro che pennella un traversone perfetto sulla testa di Matuidi che realizza il secondo goal. Si riscatta dunque il terzino brasiliano che nel primo tempo lasciava troppo spazio a Trippier di impensierire la difesa juventina.

Prima su punizione, poi da angolo: il problema è lampante

I Colchoneros accorciano le distanze e per la Juventus è l’ennesimo goal da palla inattiva subito in questo inizio di stagione. Koke batte un calcio di punizione da una quarantina di metri che va ad imbeccare la sponda di Gimenez che sovrasta Danilo e trova Savic libero di colpire indisturbato a pochi passi dalla porta. Si può vedere senza troppi sforzi il movimento del centrale montenegrino dall’inizio alla fine del calcio di punizione perennemente libero, senza una marcatura fissa in quanto la difesa è disposta a zona, con Bentancur appena entrato che non riesce ad ostacolare il difensore di Simeone. La mancata marcatura ai due centrali dell’Ateltico rende facile la vita sia a Gimenez (assist) che a Savic (goal) nella realizzazione di un evitabile 1-2. I bianconeri sembrano averne di più rispetto alle precedenti gare e ci provano prima con Higuain, reo di non aver servito Ronaldo al centro, e sulla ribattuta con Matuidi con salvataggio di Trippier poco più avanti della linea di porta e con Oblak già superato.

La beffa arriva al 90esimo, di nuovo con un colpo di testa e ancora una volta su palla inattiva. Stavolta da calcio d’angolo ma cambia poco: Koke dalla bandiera trova sia Gimenez sia Herrera che saltano in contemporanea senza nessun problema con l’ex Porto che anticipa il compagno uruguagio e la mette all’angolino. Prima della battuta dello spagnolo si vede Dybala, ottimo il suo ingresso e approccio alla partita, fermo tra i due calciatori citati in precedenza e con Matuidi in ritardo nel tentativo di ostacolarli. Anche qui la colpa non è del singolo ma del collettivo, difendere a zona con avversari abili di testa e abituati ai movimenti sui piazzati è un vero e proprio suicidio calcistico.

Considerazioni finali

Lo stesso Sarri ha ammesso che i goal sono stati presi in situazioni prevedibili e che il problema delle palle inattive va risolto in quanto penalizzante. D’altronde su cinque goal subiti in queste prime partite ufficiali, ben quattro sono stati presi su calci d’angolo o di punizione. Il tecnico però non sembra volerne sapere della difesa a uomo, ritenendolo un luogo comune e rimarcando come principali indiziati la mancanza di attenzione e aggressività. Se non può darla dal campo per motivi fisici, Giorgio Chiellini potrà risultare utile dando una grossa mano a Sarri proprio per risolvere questo deficit.

La prestazioni di ieri non può limitarsi ai rimproveri sulle reti subite ma dev’essere un manifesto di miglioramento di questa Juventus. Il percorso di crescita e abitudine ai dogmi e principi di Sarri procede a gonfie vele, i pareggi a Firenze e Madrid servono a riguardare e limare le ultime imperfezioni per poi concentrarsi sul resto della rosa, la condizione fisica ed essere ancora più letali in attacco.

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