Il 19 marzo 2021 Sky ha rilasciato i primi due episodi della serie evento basata sull’ultimo anno di Francesco Totti alla Roma. Non è il primo prodotto cinematografico sulla vita del Pupone, già al centro del riuscito documentario “Mi chiamo Francesco Totti” presentato alla Festa del Cinema di Roma 2020. 
La nuova serie basata sul libro “Un Capitano”, scritto a quattro mani dallo stesso Totti e da Paolo Condò, è stata presentata dalla rete e da molti giornalisti (del settore e non) come innovativa, stupenda, un ottimo adattamento cinematografico del mondo del calcio: nonostante questo sui social e non solo ci sono molti pareri discordanti.

Una fiction quindi già divisiva all’annuncio e che, al momento dell’uscita dei primi due episodi, non ha di certo migliorato la situazione: a pochi giorni dal lancio dei successivi due possiamo tracciare un primo bilancio sul prodotto del gruppo britannico.

Lato tecnico: regia, recitazione, montaggio

Partendo dagli aspetti tecnici, la regia di Luca Ribuoli è buona, ha un buon ritmo, insieme alla scelta delle luci e al montaggio crea un ambiente “accogliente” e perfettamente in linea con il soggetto e con il tono della storia. Nonostante questo, il già regista di molte fiction di successo (su tutte “La mafia uccide solo d’estate”, produzione Rai) dà l’impressione a volte di esagerare nel carattere grottesco e comico, con magari troppi slow-motion o tagli improvvisi.

L’interpretazione di Castellitto-Scarano-Tognazzi è certamente valida, nonostante le difficoltà di interpretare personaggi molto conosciuti e ampiamente caratterizzanti. Anche qui però, a volte si ha l’impressione che non sia tanto buona l’interpretazione in sé (non supportata a dire il vero neanche da testi particolarmente brillanti) quanto più l’imitazione di quei tratti così caratteristici. 

Ottima invece l’esecuzione di Giorgio Colangeli e Monica Guerritore nei panni dei genitori del Pupone, forse perché fedeli ai personaggi originali ma senza l’onere di dover interpretare soggetti noti ai più.
Nel secondo episodio c’è anche un cameo di Paolo Calabresi nelle vesti di confessore della signora Fiorella: recitazione molto adatta al contesto, particolarmente divertita e divertente, è risultato come uno dei momenti più godibili e scanzonati dei primi due racconti insieme all’episodio in cui un uomo, costretto a cancellare dal palazzo le scritte d’amore per il Capitano, guarda in macchina piangendo e grida “France’ ti giuro che non so’ della Lazio”.

Flashback ridondanti, momenti surreali, sceneggiatura incongruente

Questo taglio comico ci collega a un tema più alto e complesso da trattare: il target della serie e il suo vero obiettivo.
La sceneggiatura dei sei episodi è basata su un testo che racconta l’intera vita di Totti, evidenziandone la crescita, gli ambienti in cui è avvenuta e le ripercussioni sulla personalità del giocatore. 
Nella trasposizione cinematografica, il ritmo della narrazione è rapido, ma non lo è altrettanto lo scorrere della trama: il contesto è quello dell’ultimo anno di Totti nella sua convivenza con Spalletti e mentre il loro rapporto si logora con episodi di violenza verbale, ripercorriamo tramite dei flashback alcuni momenti della vita del capitano giallorosso poco prima dell’addio al proprio popolo. 

Alla fine dei due episodi però ci si chiede come la storia possa effettivamente andare avanti tra rievocazioni in cui si racconta comicamente la “dipendenza” dal gioco delle carte (vietato da Spalletti nel regolamento di spogliatoio, ma fatto passare comunque come quasi una violenza, un’insubordinazione) e momenti “alla Scrubs” in cui il protagonista immagina i propri amici cantargli una canzone la cui morale è che l’allenatore è tornato a Roma per farlo ritirare. 
La serie non nasce come comica negli intenti, ma alla fine lo risulta; è circondata dal mondo del calcio e in particolare quello romano che lo vive in modo viscerale, ma non è basata su di esso e ha la volontà di dare comunque un giudizio sulla recente storia romanista.

In questi due primi episodi sia Totti sia Spalletti sono approfonditi, ma in ogni momento di scontro si ha sempre l’impressione che, al netto di tutti i possibili tentativi della sceneggiatura, sia lo stesso tecnico di Certaldo a non essere mai nel torto.

La serie su Totti non è una serie sul calcio

Una serie dal taglio spesso comico, per quanto basata su un testo così intimo per lo stesso protagonista, non dovrebbe schierarsi né essere spacciata come un ottimo prodotto di calcio: appurato che l’inerzia si potrà cambiare con i prossimi quattro episodi, finora non c’è stato un solo momento in cui lo sport sia sembrato al centro della vicenda, neanche con un ruolo marginale.

Fa anche pensare il fatto che, al netto di presentazioni in pompa magna dalla stessa rete, questo sembra essere un prodotto destinato a un pubblico molto ridotto di tifosi, che vuole sì rivivere le gesta di un giocatore tanto amato, ma sentendosi raccontare la propria versione della storia, con contentini qua e là e un perfetto villain come uno Spalletti, raffigurato come assetato di vendetta.

Viene da pensare che, volontariamente o meno, l’altro target richiamato da questo clima grottesco e a tratti surreale sia quello degli amanti del genere un po’ trash. Perlomeno questa è l’impressione che dà una delle primissime scene, in cui un pallone volante calciato da Checco viaggia nel tempo e arriva a colpire la pancia di una giovane Fiorella che resta basita.

Gli ultimi quattro episodi per invertire la rotta

La fiction di Ribuoli non ha intenti documentaristici come l’opera già citata sullo stesso tema, “The Last Dance” o “All or Nothing”: il problema focale è che viene proposta come una concorrente a questi in quanto prodotto calcistico, quando evidentemente non può esserlo. Aspettiamo quindi fiduciosi gli ultimi quattro episodi della serie per dare un giudizio finale: ad oggi, “Speravo de morì prima” resta uno striscione da calcio romantico, una bella idea di serie, a tratti un prodotto dotato di una comicità anche fine, ma non una serie rivoluzionaria sul calcio, non innovativa e con degli enormi limiti

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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