Il portiere della Spal, Gomis, ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole riportate da ToroNews.com: 

“Io sono nato a Ziguinchor, che è un posto umile dove le persone sono tranquille e si accontentano del poco che hanno. A tre anni mio padre ci ha portato a Cuneo e io mi sono integrato benissimo. In Italia mi sento a casa. L’estate scorsa, dopo 15 anni di assenza, sono tornato in Senegal. Volevo ritrovare le mie origini. È bello sentirsi parte di due Paesi, perfino di due continenti e mi dispiace che sia così difficile trovare una politica comune di accoglienza nei confronti di chi scappa dall’Africa in cerca di un futuro migliore. Capisco però che il terrorismo e altre problematiche spingano molti Stati verso logiche di chiusura. La maglia azzurra? Ricordi bellissimi. In quel momento per me esisteva solo l’Italia, la parte senegalese la conoscevo pochissimo. Ma io sono cresciuto e vivo secondo gli usi e i costumi italiani

Papà purtroppo non c’è più, ma stava in porta anche lui. Lys ha 28 anni e gioca nella Paganese: ha grande esplosività e fisicamente è il più forte. Maurice ha 20 anni e gioca nella Nocerina: è il più completo dei tre perché ha preso i nostri pregi cercando di eliminare i difetti. David ha 8 anni, gioca nel Cuneo, ma nella scelta del ruolo è come me, ancora indeciso. Me lo sono chiesto e mi sono anche dato una risposta, ma è meglio che la tenga per me. Io posso solo ringraziarli per avermi fatto crescere, quella di sabato contro i granata però sarà una partita normale. Torino è stato l’inizio, Crotone la prima esperienza lontano da casa, Avellino il momento della crescita, a Cesena mi sono sentito in famiglia, a Bologna ho imparato tanto pur senza giocare, a Salerno mi sono rimesso in gioco, a Ferrara sto benissimo.

Mondiali? Non ci voglio pensare. Al debutto in nazionale a Dakar avevo i brividi, chissà cosa accadrà al Mondiale. Meglio spegnere il cervello e continuare a lavorare. L’assenza dell’Italia? Molto strano. Nel 2006 avevo gioito per il trionfo di Berlino, nel 2010 e nel 2014 avevo sofferto. È quasi paradossale perché le qualità ci sono anche se rispetto al 2006 mancano un po’ di campioni. In A sei sotto gli occhi di tutti. Sono felice perché la Spal ha creduto fortemente in me acquistandomi a titolo definitivo. Se ci salviamo? Lo spero bene. Ci sono tutti i presupposti, le difficoltà erano in preventivo. Siamo aggrappati al mischione, nelle ultime due partite abbiamo mandato un segnale positivo”

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Campano di nascita e siciliano d'adozione, classe 93' e passato da terzino destro. Ho successivamente capito che rendo meglio da giornalista che come calciatore.