Sono un arbitro, non un sacco da boxe: sogni spezzati prima ancora di nascere

I sogni, a volte realizzabili ed a volte impossibili da raggiungere ma più delle volte ci crediamo e andiamo avanti fino alla fine pur di arrivare a quell’obiettivo che continua a rimbalzare all’interno della nostra testa. C’è chi vuole diventare un dottore, chi un attore e chi semplicemente un arbitro, si proprio quelli che spesso insultiamo durante i weekend sugli spalti di quel magico rettangolo verde di Serie A o di periferia o semplicemente seduti sul nostro comodo divano.

Si comincia con un insulto, poi un altro ed ancora uno fino ad arrivare all’aggressione, cioè quella che potrebbe essere la peggiore delle barbarie nei confronti di un giovane ragazzo che vorrebbe e potrebbe realizzare il sogno della tanto ambita chiamata tra i professionisti ma cosa spingono due energumeni ad aggredire alle spalle un arbitro mentre rientra negli spogliatoi? Niente, la realtà del calcio di periferia e delle leghe amatoriali è anche questo. Mai criticare la squadra o il fatto che i giocatori non sono dei professionisti ma solo degli “occasionali della domenica” che, per quanto impegno possano metterci anche nell’organizzazione della società e delle pesanti spese che spesso comporta l’iscrizione, restano solo e soltanto dei ragazzi o padri di famiglia che vorrebbero giocare per divertimento e per una loro soddisfazione personale. 

Secondo l’ex arbitro, ora club manager della Ternana Unicusano, Paolo Tagliavento, i dati parlano chiaro. Solo nel 2018 si sono registrate circa 300 aggressioni ai danni degli ufficiali di gara, dato sconvolgente pensando che sono partite di una volta a settimana in gironi corti formati da 13-16 squadre. La colpa è spesso di quell’idea da tifoso medio che “l’arbitro ci sfavorisce, è solo colpa sua se abbiamo perso”. Questo però è il minimo dichiarato e senza censura di quella che può essere una reale conversazione sugli spalti o sul campo.

La FIGC e le delegazioni provinciali dovranno prendere delle serie precauzioni per il futuro in merito perchè oggi è accaduto al signor Riccardo Bernardini durante il break tra Virtus Olympia e l’Atletico Torrenova a San Basilio(Roma), formazioni di Eccellenza. Prima di lui, solo quest’anno ce ne sono altri 299 e sicuramente ce ne saranno altri. Sono arbitri, non pungiball da poter pestare a piacimento ed a tradimento alle spalle. Bernardini è stato fortunato ad esser subito soccorso dopo aver violentemente sbattuto la testa sul cemento sfiorando quel che poteva essere una tragedia.

Loro sono giovani arbitri che vengono mandati al macello dovendosi spesso difendere ma vogliono continuare lo stesso a fare quello che a loro piace, arbitrare. Rendo gli onori a chi ha subito ed ha continuato, a chi non si è fatto intimorire, a chi ha rialzato la testa dopo le aggressioni, a chi ha avuto il coraggio e continua a mettere la passione per un ruolo bistrattato da tutti. Onori a: Florin Murarasu , Luigi Rosato (17 anni), Michele Russo, Alberto Comello, alla 16enne aggredita ad Arezzo dal padre di un giovane calciatore, Matteo Lizzo , Giovanni Brugaletta, Pietro Giuglioni ma anche tutti gli arbitri che credono ancora nel calcio pulito e lontano dalla violenza a voi tutta la mia solidarietà e che possiate ancora realizzare il vostro sogno.

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Campano di nascita e siciliano d'adozione, classe 93' e passato da terzino destro. Ho successivamente capito che rendo meglio da giornalista che come calciatore.

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