Dopo il brutto passo falso contro la Lazio e la beffa contro la Juventus, l’Inter riprende la rincorsa al primato e vince (e convince) per 2-0 contro l’Empoli al Castellani. Le reti tutte a tinte italiane con Danilo D’Ambrosio e Federico Dimarco.

Risultato che in teoria starebbe anche stretto ai nerazzurri viste le numerose palle gol. Simone Inzaghi, squalificato ieri dopo i fatti di domenica, si gode i tre punti e riparte, soprattutto in vista di dieci giorni di fuoco tra Champions League, c’è il ritorno con lo Sheriff, e campionato, il 7 novembre incombe il derby contro il Milan.

Ritorna la solidità: Handanovic blinda finalmente la porta

Bisogna partire con una premessa fondamentale: c’era un rigore per l’Empoli sullo 0-0, episodio che avrebbe cambiato drasticamente le sorti della partita. Le polemiche impazzano e continuano a tenere banco, gettando ulteriori ombre sulla classe arbitrale. Tuttavia, l’arbitro Chiffi ha lasciato giocare, dunque i fatti restano altri e di quello ci limitiamo a parlare.

Era dalla prima giornata che Samir Handanovic non chiudeva una gara in campionato senza prendere gol, eppure mancava Milan Skriniar, forse il miglior difensore dell’Inter. È la prova tangibile che il problema stava e sta nel collettivo, in una squadra troppo spesso disequilibrata; è ormai una sgradevole costante il terzetto di difesa costretto a difendere a uomo. Al contrario, ieri i quinti salivano solo ad alternanza, così come Roberto Gagliardini ha iniziato a riempire l’area con frequenza solo dalla ripresa in 11 vs 10.

Sembra un déjà-vu, una riedizione della passata stagione, quando di questi tempi l’Inter di Conte viveva le medesime difficoltà. Inutile ricordare come una volta trovata la quadra, la squadra non si è più fermata ed è andata dritta verso il diciannovesimo scudetto.

Anche quest’anno è proprio questo che manca all’Inter: l’equilibrio. I primi passi sono stati mossi per metà gara o poco più contro Lazio e Juve, ieri ha funzionato per 90′. E se lo stesse trovando?

Il gruppo prima del singolo: D’Ambrosio leader da dodicesimo

Passano gli anni, ormai siamo a nove, ma Danilo D’Ambrosio c’è sempre per l’Inter. Collante e faro dello spogliatoio, uomo decisivo quando serve, l’ex Torino è ormai una bandiera. Anche ieri si è fatto trovare pronto da professionista esemplare, nonostante sia decisamente dietro nelle gerarchie.

Prima il salvataggio su Luperto che vale un gol, proprio come nel 2018, quando un suo miracolo tenne a galla la squadra in uno spareggio per la Champions League; successivamente, prende coraggio, si lancia in avanti e chiede e ottiene la rete del vantaggio. Tuttavia, ciò che più può inorgoglire Simone Inzaghi e i tifosi è l’abbraccio cercato con Denzel Dumfries nell’esultanza, ovvero con colui che ha causato il rigore per la Juve domenica. Simbolo di unità, di coesione interna, perché, come ammesso da D’Ambrosio al termine della gara, “nessuno va lasciato indietro, prima il noi e poi l’io”.

Va inoltre sottolineato come il difensore abbia affermato che questi siano concetti plasmati alla squadra dall’ex tecnico Antonio Conte. L’Inter ha la mentalità vincente, ragiona da tale e non deve dimenticare ciò, anche nelle difficoltà bisogna ripartire dallo scudetto cucito sul petto per farsi forza e farsi forti.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.