GIOVANNI FIORENTINO – Sliding doors: le carriere divergenti di Bonucci e Ranocchia

Fiorentino

Anno 2010: il Bari guidato da Giampiero Ventura si segnala come rivelazione stagionale, ottenendo una tranquilla salvezza che in pochi avrebbero pronosticato ad inizio stagione.

Nel risultato incide anche la tenuta difensiva della squadra, che pur giocando un calcio sbarazzino mette in mostra una coppia di centrali difensivi che faranno parlare di sé: Leonardo Bonucci e Andrea Ranocchia.

Fu allora che il tandem si separò: il primo andò alla Juventus di Marotta e Delneri, il secondo accettò la corte dell’Inter sei mesi più tardi. Una scelta che lì per lì sembrò più azzeccata per il difensore umbro (i nerazzurri erano quelli del post – triplete ed il declino non era ancora accentuato) ma alla lunga ebbe ragione il collega viterbese: i bianconeri steccarono la prima ripetendo il settimo posto del torneo precedente, ma con l’arrivo di Conte le cose cambiarono e furono poste le basi per i successi futuri, come ben sappiamo. Ecco, la particolarità del rapporto Bonucci – Juve fu la loro crescita costante, in simbiosi, a la trasformazione graduale da brutti anatroccoli a cigni: da stopper promettente ma a tratti insicuro e poco concentrato a libero d’altri tempi, sino all’arrivo nel gotha dei migliori difensori del mondo. Ragion per cui il trasferimento della scorsa estate aveva galvanizzato i tifosi milanisti e irritato quelli juventini, prima del pessimo inizio stagionale. Ecco, cosa è successo a Bonucci? Difficile dirlo, soprattutto perchè si rischia di perdere la visione di insieme.

Probabilmente si tratta di una serie di concause, in primis il fatto di non poter più contare su due compagni di livello internazionale come Chiellini e Barzagli, con i quali l’intesa era stata perfezionata in anni di sincronia. Non ha poi aiutato il fatto di trovarsi in una squadra potenzialmente da primi tre posti ma completamente rinnovata rispetto al 2016/17, e per Montella non sarà facile trovare la quadra in tempi brevi. Sarebbe ingiusto addossare tutte le colpe al povero Bonucci, tuttavia è chiaro che, considerando anche la fascia di capitano al braccio, da lui ci si aspetti calma e sangue freddo da infondere ai compagni nei momenti – chiave, in virtù della sua esperienza. Invece l’espulsione di domenica scorsa certifica tutto il suo nervosismo dovuto all’immane pressione che si trova a dover sopportare, anche se per scelta sua.

Come se ne esce dunque? Ci vorrà tempo, ma è impossibile che le qualità sia evaporate del tutto. La sua resurrezione tecnica passa soprattutto da quella psicologica e, personalmente, al suo posto non disdegnerei l’aiuto di un mental coach, come fece intelligentemente in precedenza. Per il Milan, ma soprattutto per la Nazionale.

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