Serve davvero un calciatore contagiato per fermare il campionato?

Lunedì 8 Marzo 2020, ore 12.29. Stadio Ennio Tardini, Parma.

I calciatori sono nel tunnel per entrare sul terreno di gioco, il direttore di gara Luca Pairetto si accinge a fornire le ultime raccomandazioni prima di dare inizio alla contesa, i tifosi sono a casa: la disposizione prevede di giocare a porte chiuse. Ma ecco che, all’improvviso, arriva una comunicazione da Roma: il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, sta valutando la sospensione del campionato in seguito al recente aggravamento dell’emergenza Coronavirus. Si respira un’aria surreale, i calciatori fanno rientro negli spogliatoi.

“Non si può giocare così”, dirà pochi minuti dopo ai microfoni di DAZN l’attaccante della SPAL Sergio Floccari. Parole che fanno da eco al post pubblicato qualche giorno prima da Miguel Veloso, metodista portoghese in forza al Verona, che rivendicava maggior rispetto per la figura del calciatore dopo che lui ed i suoi compagni avevano visto rinviata la gara contro la Sampdoria dopo esser già approdati in quel di Genova. Lo stesso Veloso che oggi si è reso protagonista di un gran bel gesto, staccando un assegno a favore dell’Ospedale San Raffaele di Milano, per supportare il reparto di terapia intensiva che in questo periodo rischia concretamente il collasso: è il primo calciatore a farlo, e la speranza è che sia da esempio per tutti. L’emergenza è reale.

Passano minuti concitati, ma si decide di giocare: il calcio d’inizio si batte alle 13.45. La SPAL ha la meglio ma, citando le parole del match-winner Andrea Petagna, nessuno ha vinto davvero. “Oggi abbiamo giocato, siamo scesi in campo e ce l’abbiamo messa tutta. Ho anche segnato ma oggi nessuno ha vinto. In questo momento di difficoltà il calcio deve essere messo da parte. La salute di tutti gli italiani al primo posto. Poi torneremo a giocare”. Anche Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, ha dichiarato di essere a favore di una sospensione dell’intero sistema calcio, minacciando inoltre di indurre uno sciopero dei calciatori se la decisione presa dalla Lega non dovesse collimare con il suo pensiero.

Riguardo il nostro campionato, a creare il precedente è stata senz’ombra di dubbio la decisione di rinviare Juventus-Inter lo scorso 29 Febbraio. Da lì in poi, una vera e propria sfilata di tutta la disorganizzazione che caratterizza il Belpaese, che affonda le radici nell’incompetenza degli organi “competenti” e si riflette in ogni ambito.

“Il derby d’Italia a porte chiuse, in mondovisione, minerebbe la nostra immagine agli occhi del mondo e creerebbe allarmismo”. Non posso non pensare, da amante del calcio ma anche da diretto interessato alla questione nel più stretto senso medico, che questa sia una decisione del tutto inappropriata. Come si è potuto non pensare che non ci sarebbero state ripercussioni, proteste e rivendicazioni di mancata equità? Perchè, in una situazione del genere, si lascia decidere a chi non ha né le capacità, né il pugno abbastanza fermo da non ritornare innumerevoli volte sui suoi passi? Non è forse questo a minare la nostra immagine agli occhi del mondo e creare allarmismo?

Perchè non convocare un consiglio di esperti e prendere una scelta definitiva, che coinvolga tutto il calcio e non solo quello di facciata? Cos’hanno di geneticamente diverso un calciatore di Serie A ed uno di Serie D? Sono per caso diversamente esposti ad un’infezione? No di certo.

Citerò di seguito due personalità di spicco nei due ambiti che interessano da vicino la questione ed anche la mia vita in generale, vale a dire il calcio e la medicina: Gabriele Gravina, presidente della FIGC, e Roberto Burioni, medico e docente di Microbiologia ed Virologia all’Università San Raffaele di Milano.

“Non escludo lo stop del campionato se ci sarà un calciatore positivo”.

“La gente deve stare a casa, in tutta Italia”.

Ora, come in un quiz televisivo, provate a ricollegare il personaggio alla frase. Ma dov’è la verità? In medio stat virtus, disse Aristotele. E probabilmente questa massima vede confermata la sua validità anche qui.

Che si chieda all’UEFA una ricalendarizzazione del campionato e che venga momentaneamente sospesa la programmazione dell’Europeo.

Che siano tutelati gli interessi di tutti i calciatori, dalla A alla Terza Categoria, e dei diretti interessati: allenatori, dirigenti e magazzinieri. Nessuno escluso.

Che si proteggano i cittadini, e che i cittadini stessi facciano richiamo ad un senso civico comune e rispettino chi in questo momento è in prima linea nel combattere questa dura battaglia: che non ci si improvvisi medici dopo una ricerca su Google, che si rispetti la parola di chi studia per contribuire al bene comune ed a fare informazione, che non si crei disinformazione.

Che il calcio si fermi, in maniera univoca ed uniforme. In un momento come questo, bisogna mettere al primo posto l’interesse della popolazione: quando ci saremo lasciati tutto questo alle spalle, conteremo i danni e ripartiremo. Non abbiamo certo bisogno di un calciatore infetto per aprire gli occhi, la situazione è già abbastanza chiara.

Che si usi il cervello, o che quantomeno si lasci spazio a chi ci riesce. Studiare non è un obbligo, così come non lo è parlare di ciò che non ci compete.

Il calcio è un gioco, il più bello del mondo.

La salute,

no.

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Appassionato di sport, malato di calcio. Tifoso del Napoli e del Sorrento. Studente di Medicina. Sogno di diventare medico, di vedere uno Scudetto.. ma mai sei numeri, oh!

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