Finito il campionato, chiuse le questioni di campo, ci si diverte nel dare giudizi sparando sentenze su quanto appena terminato di ammirare. Riprende dunque il classico giochino annuale della top 11 stagionale, della formazione ideale della Serie A.

Naturalmente domina la scena il Milan campione com’è giusto che sia, unica squadra ad avere più di un calciatore rappresentante. Tanti gli assenti illustri, ma devono essere prese delle scelte, per quanto ardue esse siano.

Ecco di seguito la formazione al completo, andando di ruolo in ruolo in ordine. Il modulo scelto è un canonico ed equilibrato 4-3-3.

Porta e difesa: dominio rossonero

Mike Maignan (Milan): per distacco il miglior portiere del campionato, complici soprattutto i 17 clean sheets accumulati. Prestazioni da leader assoluto, sembra sia in squadra da un decennio. Iconici i momenti in cui avanza fino al centrocampo e sistema la contro-barriera in occasione delle punizioni offensive. Indimenticabile l’assist per Leao contro la Sampdoria. Leader.

Giovanni Di Lorenzo (Napoli): con un Europeo vinto da protagonista sulle spalle, l’ex Empoli si mostra sempre più maturo e carico, affinando ormai vecchie frequenti lacune difensive. Quando non c’è si vede, sia in difesa che in attacco. Infaticabile.

Fikayo Tomori (Milan): out quasi tutta la stagione Simon Kjaer, si è preso sulla spalle con grinta da vendere la difesa del Milan. Mastino incredibile, abilissimo nell’1 vs 1, veloce, intelligente ed anche tecnico. Annata super che è valsa, meritatamente e finalmente, gli occhi del CT inglese Southgate. Insuperabile.

Gleison Bremer (Torino): non gli bastava essere come l’anno scorso l’unica luce nel buio granata, quest’anno ha preteso con la forza lo scettro di difensore dell’anno. Prestazioni da superuomo contro quasi tutti i grandi centravanti, puntualmente sbattuti a largo dalla sua muscolatura e dai suoi anticipi. Imponente.

Theo Hernandez (Milan): forse meno brillante dell’anno scorso, ma treno era, treno è rimasto. Quando parte, come contro l’Atalanta, nessuno può fermarlo. Da limare caratterialmente visti i due rossi, ma è migliorato tanto nelle scelte difensive e gli va reso atto. Motorino.

Un centrocampo completo: un trio da sogno

Sergej Milinkovic-Savic (Lazio): è stata la sua miglior stagione di sempre, non ci sono dubbi. 11 gol, 11 assist e un livello di maturità e consapevolezza forse nuovo, mai raggiunto fino ad ora. Non stupisce più in niente, se non nella scelta di essere ancora alla Lazio, con tutto il rispetto. Fuori categoria.

Marcelo Brozovic (Inter): fa sorridere pensare a quando era praticamente su un aereo per Siviglia quattro anni fa, poi è cambiato l’intero universo. In crescendo anno dopo anno fino a diventare il miglior regista del campionato e ad acquisire uno status internazionale di tutto rispetto. Guida.

Sandro Tonali (Milan): dopo un anno di rodaggio e di dubbi, il più milanista dei milanisti è esploso. Annata a tratti da centrocampista totale: cuore, tecnica e grinta infinita. Se c’è da mangiare il campo e dare l’anima, lui c’è sempre. Se c’è da essere decisivo? Anche, Lazio e Verona insegnano. Innamorato.

Un tridente nel segno del Diavolo

Domenico Berardi (Sassuolo): negli anni ha saputo far di meglio a livello realizzativo, ma se uniamo ai 15 gol i 13 assist totali definiamo quella che è stata la sua miglior stagione di sempre. Niente più colpi di testa, niente più immaturità. 28 anni stanno iniziando ad essere tanti, l’età ideale per spiccare il volo e compiere uno step in avanti. Bandiera.

Olivier Giroud (Milan): non è neanche nella top 10 dei marcatori, neanche nei primi 15, eppure è stato il migliore. Doppietta nel derby di febbraio, gol a Napoli, gol alla Lazio, gol alla Roma, doppietta a Sassuolo. Quando c’era bisogno, lui c’era, sempre. Non il più prolifico, ma il più forte forse sì. Decisivo.

Rafael Leao (Milan): completa la formazione ideale il miglior giocatore del campionato, ovvero la stella che più ha brillato lungo tutta la stagione. 11 gol, 10 assist, ma soprattutto quelle risate, quei sorrisi sempre stampati sul viso, perché lui è così, si diverte giocando. Incarna ciò che dovrebbe essere sempre il calcio, ricordando a tratti la gioia di Ronaldinho, un nome a caso. Fenomeno.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.