13 Maggio 2012, Manchester. Etihad Stadium, o per i più vintage City of Manchester Stadium. A Sunderland il direttore di gara Howard Webb ha già fischiato la fine della contesa tra i padroni di casa e i Red Devils da qualche istante: i tifosi della sponda rossa sono in religioso silenzio, attaccati a radioline e cellulari in attesa del triplice fischio del match degli Sky Blues.

Al 91:15 Džeko incorna di testa su corner battuto da David Silva, ridando entusiasmo ad un intero stadio: il sogno, però, è ancora tutt’altro che prossimo dal realizzarsi. Il tempo scorre inesorabile insieme alle energie dei ragazzi di Roberto Mancini, siamo appena entrati nel quarto dei 5′ di recupero ed il risultato è fermo sul 2-2: in questo momento, gli uomini di Ferguson sono virtualmente campioni d’Inghilterra. Pablo Zabaleta raccoglie la sfera da una rimessa laterale battuta non nel migliore dei modi dagli Hoops, la regia di Sky Sports UK propone un’inquadratura a doppio schermo di qualche secondo mostrante Sir Alex masticare nervosamente la sua proverbiale gomma: il tempo utile al terzino argentino per scaricare palla al suo connazionale Aguëro, che velocemente triangola con Mario Balotelli abile a leggere il suo taglio in area di rigore. Destro mortifero, Kenny battuto: il sodalizio meno blasonato di Manchester è campione d’Inghilterra per la terza volta nella sua storia.

Questo storico titolo, il primo dell’era dei petrodollari di Mansour, ha uno ed un solo volto: quello del Kun, Sergio Agüero. Dopo cinque fantastici anni all’Atletico Madrid, nel 2011 l’attaccante passa al City dove scriverà la storia del club realizzando 184 reti in 275 presenze in campionato (260 in 390 totali) classificandosi al quarto posto nella classifica all-time dei marcatori della Premier League nonché primo straniero in assoluto alle spalle dei soli Shearer, Rooney ed Andy Cole.

L’approdo di Guardiola in terra inglese, la sua avversione ai centravanti “di ruolo” ed il fatto che il tempo passi, inesorabilmente, per tutti hanno fatto sì che l’argentino salutasse nello scorso mercato estivo il City per trasferirsi nella calda Barcellona, con l’amico Messi ad aspettarlo a braccia aperte. Purtroppo non tutte le favole hanno un lieto fine, e la disastrosa situazione economica dei blaugrana ha costretto la Pulce all’addio, lasciando Agüero sconsolato e disilluso. Ma non è finita qui: le sciagure non arrivano mai da sole, ed infatti lo scorso 30 Ottobre durante il match di Liga contro il Deportivo Alavés il Kun è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco dopo aver avvertito una fitta al cuore.

Agüero abbandona il campo al 41′ durante la sfida contro l’Alavés

Le notizie sin da subito non sembravano molto rassicuranti, benché si parlasse “soltanto” di uno stop di tre mesi. “Il giocatore della prima squadra Kun Aguero è stato sottomesso a un procedimento diagnostico e terapeutico a carico del Dottor Josep Brugada. Sarà indisponibile nei prossimi tre mesi e si valuterà l’effettività del trattamento al fine di determinare il suo processo di recupero” – con questo comunicato il Barcellona informò, nei giorni immediatamente successivi all’episodio, stampa e tifosi circa la situazione dell’attaccante. Ad un paio di settimane di distanza, un’altra notizia proveniente sempre dalla Catalogna ha fatto scalpore tra gli addetti ai lavori: anche la calciatrice norvegese del Barça femminile Caroline Graham Hansen ha riscontrato problemi aritmici al cuore, diversamente dal caso sopracitato di natura stavolta benigna. La 26enne sta ora svolgendo il suo iter riabilitativo con l’ausilio dello staff medico del club spagnolo, che la riporterà in breve tempo sul terreno di gioco.

L’aritmia maligna, che può originare da un danno ischemico o da una malformazione cardiaca di cui spesso non si conosceva l’esistenza, ha frequentemente esordio improvviso con esito, spesse volte, infausto nel breve tempo con SCD (Sudden Cardiac Death, o morte cardiaca improvvisa) di cui è la principale causa. Talvolta, il paziente può avvertire sintomi prodromici come vertigini, fame d’aria, cardiopalmo e dolore al petto. Al primo segnale Agüero ha subito richiamato i sanitari dalla panchina: fortunatamente, non si trattava di evento già in atto ma “semplicemente” di campanelli d’allarme.

Si sente sempre più spesso parlare di patologie cardiache nel mondo del calcio e dello sport in generale. Ricorderete il tragico episodio di Davide Astori, trovato deceduto nella sua camera d’albergo per una fibrillazione ventricolare da cardiomiopatia aritmogena il 4 Ottobre 2018. In tal caso, trattandosi di malattia genetica, non c’era alcun modo per prevenirla. Il più delle volte inoltre la diagnosi risulta essere assai difficoltosa, essendo quasi sempre a lungo asintomatica ed assolutamente silente, senza destare alcun sospetto: è questo il motivo per cui il dottor Giorgio Galanti, a cui il sodalizio toscano faceva riferimento all’epoca dei fatti, non ebbe concreti segnali per prescrivere all’ex capitano del club gigliato esami strumentali specifici (come ECG o Cardio-RM) o analizzarne la storia familiare al fine di classificarne il rischio. Trattandosi di una condizione che si aggrava, e non di poco, con l’esercizio fisico intenso, a posteriori ovviamente Astori non avrebbe dovuto svolgere una vita da atleta a quei livelli. Ma, come detto, sarebbero serviti esami di un’accuratezza tale da non esser possibile svolgerli routinariamente: sarebbe però un bene, forti di tutti questi tristi precedenti, dare una svolta alla prevenzione medica specie in ambito cardiaco relativamente al mondo del calcio, ed ovviamente dello sport tutto.

Altro episodio di radice analoga è quello capitato a Christian Eriksen negli scorsi mondiali, accasciatosi al suolo privo di sensi durante il match contro la Finlandia: a causare il malore, in tal caso, fu un’improvvisa aritmia ventricolare con fibrillazione. Al danese è stato impiantato un defibrillatore per tenere sotto controllo eventuali “sbalzi” del ritmo cardiaco. Secondo la legge italiana non è possibile far sport a livello professionistico dopo un’operazione del genere, per cui la sua strada e quella dell’Inter si separeranno con ogni probabilità nella prossima finestra di mercato. Nulla di grave, ovviamente, se si pensa a quello che sarebbe potuto succedere se compagni e medici presenti allo stadio non fossero stati così tempestivi nell’intervenire.

La domanda che colpisce gli appassionati in questi casi è sempre la stessa: com’è possibile che a questi atleti, controllati all’ordine del giorno, capitino episodi simili? La risposta, come anticipato, è che spesso si tratta di patologie del tutto asintomatiche, silenti e difficilmente diagnosticabili con esami di routine. Una possibile risposta alla questione è stata proposta lo scorso Luglio da un parlamentare del PD: forte di uno studio svolto di un’equipe di cardiologi provenienti da tutta l’Italia, si è avanzata la proposta di legge denominata “Diagnosi autoptica istologica e molecolare delle morti improvvise giovanili”. Senza perdersi in troppi tecnicismi, il goal è quello di normalizzare un iter di diagnosi post-mortem sui casi di SCD giovanile: attualmente è previsto (e obbligatorio) esclusivamente in casi feto-neonatali, ma farlo anche in giovani ed adulti permetterebbe, studiando e registrando nel tempo una quantità enorme di casi con relativi fattori di rischio e storie familiari alle spalle, di avere un gigantesco “arsenale” di dati in più da sfruttare per diagnosticare preventivamente queste patologie ed evitare si ripetano casi del genere.

L’augurio che ho, da appassionato di sport ed innamorato di Medicina, è che la storia di Agüero e le precedenti possano dare definitivamente una svolta a tutto ciò: con le tecnologie mediche e la scienza dei dati che stanno correndo all’impazzata verso un continuo ed asintotico ammodernamento, è impensabile ascoltare notizie del genere nel 2021: la diagnosi precoce è l’unica strada percorribile.

Perché non sempre si riesce ad arrivare, come Agüero in rete contro il QPR o Simon Kjær ad accorgersi di Eriksen, all’ultimo secondo.

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Appassionato di sport, malato di calcio. Tifoso del Napoli e del Sorrento. Studente di Medicina. Sogno di diventare medico, di vedere uno Scudetto.. ma mai sei numeri, oh!