Per ribadire quanto Milinkovic-Savic sia il centrocampista più forte e dominante del campionato non bastano i numeri. Con 7 reti e 9 assist il serbo ha appena superato il suo record personale di partecipazioni a marcature, ovvero i 12+3 della stagione 2017/18, ed è arrivato a un contributo personale di 22 punti su 55 totali raccolti dai biancocelesti.
La partita contro il Verona è quindi solo l’esempio più recente e esemplificativo di quanto Sergej sia il vero dominatore della squadra, l’uomo in più capace di fare la differenza e di trascinare i suoi in qualunque situazione.

Il goal raggiunto nei minuti finali quasi togliendo il pallone a Muriqi, la coordinazione del gesto che spedisce la palla all’angolino, l’esultanza liberatoria insieme ai compagni e l’occhiolino alla videocamera ci raccontano uno dei pochi giocatori totali del nostro campionato.

Caratteristiche individuali e totalità

Sergej Milinkovic-Savic, o meglio Sergio come è più noto a Roma, è un tuttocampista, che da ormai tre stagioni ha abbassato drasticamente la propria posizione in campo per poter permettere alla squadra la sua convivenza con Luis Alberto, Correa e Immobile. 

Mai banale nelle giocate, dotato di un’eleganza da campione, è forse il migliore del campionato per la capacità di proteggere palla con il fisico e poi pulirne la traiettoria.

Ma non è tutto: in caso di necessità Inzaghi sa di poterlo spostare qualche metro più avanti fino a occupare, in molte occasioni, l’interno dell’area di rigore. In queste situazioni sa essere rifinitore e lavorare di sponda per i compagni.
Quando l’impostazione dal basso di Reina non lo raggiunge rasoterra, Inzaghi lo utilizza come soluzione per i palloni alti, grazie alla sua capacità di arrivare con il petto dove gli altri arrivano con la testa: la conseguenza è che spesso risulta il primo dei suoi per palloni totali giocati e per km percorsi.

Sesto anno in biancoceleste: crescita personale ed evoluzione del rapporto con la piazza

La stagione di Milinkovic è probabilmente la migliore della sua carriera: il record di 12 goal era proprio di un giocatore differente, forse più bello da vedere ma certamente meno utile e continuo nel rendimento.
Dopo quell’esplosione, sono arrivati il cambio di ruolo e un’annata pessima: brutte prestazioni, un rapporto con l’ambiente ai minimi con qualche infortunio e un’espulsione contro il Chievo a sigillare il fallimento della corsa Champions di allora.

Quando tutto sembra scritto, compresa una sua cessione nel mercato estivo, Sergio riesce ad essere decisivo nel momento più importante: dopo aver vissuto una semifinale ad esultare zoppicando, regala il vantaggio nella finale di Coppa Italia poco dopo il suo ingresso in campo, sotto la curva Nord.

Il trasferimento estivo al Manchester United non si concretizza e il rapporto con l’ambiente si solidifica sempre di più. 
Perché quella di Milinkovic è anche la figura di un giocatore legatissimo ormai alla propria piazza, scelta quasi con il cuore abbandonando all’ultimo il centro sportivo della Fiorentina.

Il serbo a Roma sta benissimo ed è l’idolo dei tifosi, lo ribadisce praticamente in ogni intervista e lo dimostra con i suoi atteggiamenti quotidiani: non solo sui social, Sergio è in campo un trascinatore, sempre il primo a esultare con i compagni, a volte ironico e pungente ad esempio nei confronti delle scelte arbitrali, ma meno evidentemente polemico come il suo collega di reparto spagnolo.

La cessione di Milinkovic-Savic è in arrivo?

Come ogni anno però, a questo punto della stagione i discorsi di cuore si scontrano con la realtà. 
Sergej è pronto al salto di qualità già da anni: si potrebbe anzi pensare che abbia già “perso” almeno un paio di stagioni che ne avrebbero affermato la carriera a livelli più alti. 
La Lazio è una realtà che ovviamente non può competere con le big interessate, su tutte il Real Madrid di cui il 26enne nato a Lleida non nasconde di essere tifoso da sempre: ora come ora l’impegno di tutti è sulla corsa Champions, ma nessuno può garantire che il serbo decida deliberatamente di giocarla assieme ai biancocelesti così come avvenuto lo scorso anno.

Il suo possibile salto in una big dipende essenzialmente dalla combinazione di tre fattori.

Il primo è la sua volontà. Lotito farebbe partire l’asta soltanto su richiesta esplicita del giocatore, che, nonostante come detto si trovi benissimo a Roma, potrebbe volere nuovi stimoli. Il sogno della tifoseria è quello di tenerlo a vita, ma nell’ambiente si capirebbero le ragioni del ragazzo e il rispetto reciproco rimarrebbe immutato. 

Il secondo fattore è decisamente meno romantico, il prezzo.

Lotito non ha mai svenduto i propri calciatori. Felipe Anderson venduto a 38 milioni, Keita a 30 e Hernanes a 20 sono solo alcuni esempi. Nell’estate 2018 ci aveva provato il Milan, ma il patron non ha voluto nemmeno ascoltare offerte al di sotto delle 9 cifre. 

Il giocatore ha il contratto in scadenza 2024 e la pandemia ha abbassato drasticamente la liquidità di quasi tutti. L’impressione è che gli interessati dovranno andare oltre gli 80 milioni per accontentare l’imprenditore romano.  

Il terzo e ultimo fattore è, conseguentemente, la disponibilità di acquirenti.
Il serbo potrebbe essere titolare in probabilmente tutti i centrocampi d’Europa, salvo forse 2-3 eccezioni e piace a molti. La realtà però ci dice che in Italia né Juventus né Inter hanno ora come ora la liquidità per affondare un colpo del genere: in più Lotito ha sempre rifiutato soluzioni economiche diluite e/o con parziali contropartite. Gli unici a poter pagare una cifra del genere “cash” sembrano essere PSG, Manchester City e Real Madrid o Manchester United (anche a seconda del futuro di Pogba).

A fine campionato giocatore e società tireranno le somme e faranno le loro valutazioni.
La Lazio sta ricominciando un ciclo insieme a Inzaghi, Immobile e Luis Alberto: Milinkovic resterebbe come bandiera in un ambiente che ormai è al pari di una famiglia.

Dall’altro lato gli anni avanzano e il giocatore potrebbe voler affermarsi in Europa ad alti livelli, cosa che i biancocelesti non sono in grado di garantire.

Il futuro è nelle sue mani: per ora i laziali possono continuare a godersi il loro Sergente.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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