L’avventura di Maurizio Sarri alla Lazio è iniziata un po’ arrugginita, non solo nei risultati ma soprattutto nelle prestazioni. Il nuovo tecnico biancoceleste è reduce da una settimana non facile, giovedì scorso è arrivata la sconfitta contro il Galatasaray alla prima in Europa League, in campionato è stato fermato dal Cagliari domenica (2-2) e dal Torino ieri (1-1). Se nelle prime due giornate la Lazio ha messo in tasca 6 punti con vittorie convincenti (3-1 ad Empoli e il 6-1 casalingo ai danni dello Spezia), successivamente la Lazio ha sbattuto contro un Milan nettamente più in forma prima di arrivare ai risultati non felicissimi citati qualche riga più su.

Inzaghi è partito, giocatori da ritrovare

La Lazio proviene da 5 anni e mezzo con Simone Inzaghi alla guida, il tecnico (ora all’Inter) aveva dato un preciso gioco alla squadra e un’identità molto riconoscibile, che per certi versi ha trasferito senza troppe difficoltà ai nerazzurri. Sarri invece non è ancora riuscito a plasmare la Lazio con le sue idee, le prestazioni rispecchiano alla perfezione le difficoltà sul piano del gioco e dell’atteggiamento. Ieri il Torino ha giocato sicuramente meglio degli avversari e il pareggio sta stretto agli uomini di Juric. La squadra biancoceleste appare troppe volte in confusione, con i giocatori più rappresentativi che ancora devono accendersi e fare la differenza. Luis Alberto vive un momento non lucidissimo, Immobile cerca di essere il più possibile nel vivo del gioco ma le palle che gli arrivano non sono molte e diventa difficile anche per lui finalizzare ed essere decisivo.

Manca innovazione, gli avversari prendono le contromisure

Sarri, quando ha stupito tutti con il Napoli, aveva trovato un gioco molto efficace ma uno dei limiti del tecnico toscano è quello di ostinarsi a proporre e riproporre sempre lo stesso tipo gioco, senza cercare troppe varianti di modulo e tattica. Così facendo è normale che gli avversari, a prescindere dal valore e dagli obiettivi di classifica, riescano a trovare le contromisure e annullare tatticamente la squadra di Sarri. E a questo difetto si aggiunge la difficoltà di cambiare una squadra che per anni era abituata a giocare e a muoversi in un certo modo. Sarri non deve snaturarsi completamente, ma il calcio si evolve e bisogna sapersi adattare e cercare alternative qualora l’idea di base non funzioni o sia difficile applicarla. Già alla Juventus Sarri ha riscontrato questo problema, l’allenatore ha perso quella imprevedibilità che al Napoli gli ha permesso di sfiorare la vittoria dello scudetto.

Alla Lazio gli obiettivi sono diversi, a maggio non deve alzare il tricolore, ma considerata la forte concorrenza Sarri dovrà lavorare sodo per non finire fuori dai primi sei posti e doversi “accontentare” (nelle migliori delle ipotesi) di un piazzamento in Conference League. Domenica c’è il derby e la Lazio deve dare una risposta, un segnale e Sarri deve essere colui capace di motivare l’ambiente e i giocatori, che in campo appaiono spaesati e spesso senza un riferimento di gioco. Una sconfitta contro la Roma peserebbe molto, la squadra di Mourinho è sicuramente più in forma e più motivata, e soprattutto con idee precise quando scende in campo. La Lazio di Sarri invece no, l’allenatore deve trovare una soluzione al più presto, deve innovarsi e magari “rinnegare” la sua filosofia calcistica che l’ha sempre contraddistinto in positivo ma che ora appare scaduta e soprattutto non adatta a qualsiasi squadra. Gli avversari hanno imparato a conoscerlo, i suoi giocatori ancora no. Non è un gran segnale.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo