Dopo 15 giorni di trattativa, la suggestione è diventata realtà: Maurizio Sarri torna ad allenare e torna in Serie A, contratto di due anni più opzione con la Lazio.
Cronistoria di una scelta epocale per la gestione Lotito, destinata a mettere d’accordo, per la prima volta in almeno 17 anni, l’intero ambiente biancoceleste.

Prima sliding-door: fine dell’era Inzaghi e “tradimento”

Inzaghi arriva a fine campionato con il contratto in scadenza: dopo l’intervista nel post-partita dell’ultima giornata, l’allenatore conferma che l’incontro con il presidente ci sarà il 26 maggio e che ha aspettato tutto questo tempo solo per il legame instaurato con la piazza biancoceleste
Nel mentre il patron Lotito, non del tutto convinto di proseguire nel sodalizio, incontra Gattuso e ne fa il profilo principale in caso di addio del tecnico piacentino. La sera c’è la prima cena a Villa San Sebastiano, poi l’incontro a tre con Tare a Formello: in piena notte il mister esce esultando dal centro sportivo, la firma è a un passo, anzi c’è chi addirittura si sbilancia e afferma sia già stata siglata.

La mattina dopo qualcosa cambia, nel pomeriggio arriva il rilancio di Marotta e avviene l’inaspettato tradimento: la piazza è allo sbando, non c’è un margine di progetto tecnico, la rosa va rivoluzionata ma non è chiara la direzione in cui farlo e i profili disponibili in grado di poter dare maggiori garanzie sono pochi. 
Comincia il casting di Lotito, o meglio le consultazioni: i nomi che escono, suffragati dai fatti o meno, sono tantissimi. Mihaljovic è il primo secondo molti addetti ai lavori per la sua “lazialità”, ma non convince la dirigenza; c’è qualche contatto con Italiano che però poi rinnova con lo Spezia; Villas Boas, Vitor Pereira, Espirito Santo, Pirlo e Gotti sono solo altri nomi capitati nello stesso calderone dei contattati dal patron che però non scaldano gli animi dei tifosi.

Comincia la trattativa: telenovela dal lieto fine

Come spesso accade, l’ambiente si divide tra chi considera Inzaghi un traditore e chi invece ne rispetta i 22 anni di servizio a Roma: tutti sono d’accordo però su una cosa, Maurizio Sarri è l’unico profilo in grado di riabilitare l’ambiente tatticamente e moralmente dopo questa ennesima beffa. 
Nelle radio e sui social, in particolare su Twitter, molti laziali cominciano a credere al sogno e a postare “sigarette”.

Con lo scorrere dei giorni scandito dai tweet di Alfredo Pedullà, la suggestione diventa man mano realtà: Lotito decide di mettere in secondo piano tutti gli altri piani B, Sarri rifiuta offerte da Turchia e Inghilterra e dà la priorità alla piazza romana. Venerdì sera c’è un grande ottimismo, da quel momento ogni giorno diventa “il giorno della firma”: a causa dello slittamento della stessa si comincia a parlare di possibili frenate e la piazza entra in fibrillazione. C’è chi parla di ultimatum di 48h, chi di offerte abbassate all’ultimo momento, chi di casting ripartiti: da lunedì ogni intoppo, anche relativo allo staff, viene meno e si aspetta solo la firma, che arriva poi mercoledì ed è suffragata dai profili social ufficiali della società.

Per i parametri della società si tratta di un investimento storico. Sia dal punto di vista dell’esborso finanziario, sia dal punto di vista del profilo: basta paragonarlo ai precedenti allenatori scelti nella gestione Lotito, ovvero Caso, Papadopulo, Rossi, Ballardini, Reja, Petkovic, Pioli e Inzaghi. Tutti profili che, al netto di Bielsa durato però pochi giorni, sono cresciuti assieme alla Lazio, ma che all’arrivo a Formello erano all’occasione della carriera. 
Con Sarri avviene l’opposto e si manda un segnale chiaro ad una piazza che l’anno prossimo dovrà vedersela con Mourinho nella stracittadina e che sogna, come per stessa ammissione di Lotito, lo stadio Flaminio.

Nasce la Lazio di Sarri: rivoluzione ed esaltazione del gruppo

Che la rosa biancoceleste andasse rivoluzionata era chiaro a prescindere dall’allenatore, per l’età media troppo alta e per la mancanza di alternative ai titolari.
Con Sarri il cambio di modulo sarà obbligatorio seguendo i suoi dogmi: linea difensiva a 4, centrocampo a 3 e attacco con due esterni di qualità oppure trequartista alle spalle di due punte.

Partendo dalla difesa quindi andranno cercati dei terzini, ad oggi quasi assenti: Marusic ha il contratto in scadenza 2022 (attualmente guadagna meno di giocatori come Vavro e Patric), Hysaj a parametro zero può essere un ottimo colpo, mentre Fares e Lazzari sono difficilmente adattabili ma verranno comunque valutati. 
Al centro della linea i titolari saranno Luiz Felipe e Acerbi, ma servirà un rincalzo di qualità: Maksimovic è gestito dallo stesso agente di Sarri e, nonostante nel suo Napoli giocasse poco, conosce comunque i suoi metodi di allenamento ed è anche lui a parametro zero.

A centrocampo serve urgentemente un profilo simil-Allan che possa supportare Luis Alberto (vertice basso alla Jorginho in caso di 433 oppure trequartista nel 4312) e Milinkovic-Savic, blindatissimo ed esaltato dalla nuova guida tecnica. Una delle prime richieste del manager toscano sembra essere stata Loftus-Cheek, che potrebbe arrivare in prestito dal Chelsea ma che ha ben altre caratteristiche, mentre si potrebbe ricercare anche il rilancio di Andreas Pereira, magari rinnovando il prestito per un altro anno.

In attacco Correa è il primo indiziato a partire perché difficilmente collocabile come ala d’attacco, per lui sono già arrivate offerte dall’Inghilterra. Immobile è inamovibile, così come Muriqi per cui si cercherà necessariamente un rilancio per evitare minusvalenze. Caicedo è in scadenza e potrebbe essere sostituito da Santos Borrè del River Plate. Il problema principale resta quindi la carenza di esterni offensivi il cui acquisto andrà necessariamente finanziato con una cessione: Rashica, Rony Lopez, Politano, Shaqiri, Ilicic sono solo alcuni dei primi nomi usciti.

Un’estate molto calda quindi per il ds Tare, confermato dopo tre anni sottotono e che sarà chiamato ad un grande sforzo: sfoltire la rosa attualmente formata da quasi 20 esuberi che, se venduti correttamente, potranno garantire flessibilità su un bilancio già in rosso.

Un’estate, però, destinata a far sognare i tifosi come non accadeva dai tempi di Cragnotti. Con la certezza che la rivoluzione richiederà tempo, investimenti mirati e spirito di sacrificio dei giocatori, ma anche che sulle rive del Tevere è nato un progetto importante.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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