In estate la Sampdoria ha cercato di rafforzare più che mai la propria fascia sinistra e così dopo Murru è arrivato a Genova anche Ivan Strinic.

E le prime uscite in blucerchiato hanno fatto capire al pubblico doriano le capacità dell’ex Napoli che ha concesso un’intervista a La Repubblica: “Qui mi trovo bene, tutto fantastico. Ma siamo solo all’inizio. Come in ogni cosa ci vuole continuità”

Strinic, prima della Samp, ha vissuto un periodo difficile a Napoli. Talmente difficile che il giocatore aveva rivelato di aver pensato al ritiro: “Al ritiro proprio forse no, era un esempio. Però che non ce la facessi più è vero. Ero venuto in Italia con grandi speranze, avevo scelto il vostro campionato perché so che fa migliorare molto i difensori, lo avevo capito con mister Reja a Spalato, avevo optato per Napoli, pur avendo offerte da Inter e diverse squadre inglesi, per il calore della gente, per la passione dei tifosi che ricorda quella del mio paese. Due anni e mezzo e non è andata come volevo. C’era chi, come Maggio, giocava anche meno di me. Ma stare ai margini non mi rende felice. Ho bisogno di fiducia. Di sentirmi parte integrante di un qualcosa. Per essere stimolato. E poi, continuando così, sapevo che avrei perso la nazionale. Già ora non mi chiamano. E’ giusto. Con la Croazia non giochi tutte le settimane, devi sparare tutto in una volta sola. Bisogna essere al top. Non è possibile se in Italia giochi ogni tanto”. 

Giampaolo lo ha definito un terzino con i piedi da centrocampista: “Ad essere sincero nelle giovanili ho giocato pure mezz’ala, ma nella mia carriera ho fatto sempre e solo il terzino sinistro. Quello del mister è un bel complimento, gli piace come gestisco la palla, ma devo crescere ancora molto, non sono assolutamente al top. Anche con il Milan, come a Torino, nel finale non avevo più forza e lucidità. Penso di poter fare molto meglio”.

E quando gli viene chiesto il migliore tra Sarri e Gianpaolo, Strinic mantiene il maggior equilibrio possibile: “Nel giudizio c’è qualcosa che mi condiziona: qui sono venuto per giocare ed è normale che in questo momento io dica Giampaolo. Credo sia utile una conoscenza più profonda, preferirei rispondere fra qualche mese. Una cosa però salta subito agli occhi: Sarri è più freddo, per lui ci sono 13 giocatori e basta. Giampaolo parla molto, dialoga con tutti, ti spiega. Si pone come un fratello e pare proprio una brava persona”

Per venire alla Sampdoria, il croato si è ridotto l’ingaggio: “Di soldi non parlo, ma non sono tutto e se per essere protagonista devi abbassarti lo stipendio, non è un problema. Tanti giocatori pensano all’ingaggio e accettano tutto, io non sono così. Devo avvertire il fuoco dentro. La fascia sinistra della Samp è una bella responsabilità, ma piano con gli elogi. I tifosi sono contenti, ma io non mi devo fermare. L’inizio è stato splendido, vediamo come sarà la fine. Nel calcio serve continuità”.

Continuità è una parola che usa anche Giampaolo, quando gli viene posta la domanda relativa all’Europa: “Ha ragione: la sfida con il Verona mi ha fatto pensare. Battere il Milan è bello, ma per certi traguardi non puoi sbagliare con le piccole. Sotto questo aspetto Udine è un ottimo test: serve cattiveria sempre, voglia di vincere ovunque”.

Strinic a fine anno andrà in scadenza. La domanda che in molti si fanno è se il terzino croato darà la priorità alla Samp. E l’ex Dnipro risponde così: “Dove c’è il mare, c’è tutto, sono qui da tre settimane e mi trovo benissimo. Rispetto a Napoli è un altro mondo, là non potevi uscire, qui a volte manco ti riconoscono. Mia moglie Ivana è felice, i miei due figli Marta e Pietro anche. Vivo tra Quarto e Quinto, siamo casalinghi, la sera usciamo poco, ma abbiamo già capito che vivremo molto bene. I presupposti ci sono tutti, poi però c’è il campo. Che senso ha dire qualcosa oggi?”

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Di Catania, appassionato di calcio a livello internazionale ma interessato a tutti gli sport, passione per il giornalismo sportivo.