L’ex ct della nazionale italiana e allenatore tra le altre del Milan, Arrigo Sacchi ha analizzato la pesante sconfitta per 3-0 dell’Italia subita a Madrid contro la Spagna nello scontro diretto per la qualificazione ai Mondiali nel suo classico punto sulla Gazzetta dello Sport. Tante le critiche piovute sul commissario tecnico Giampiero Ventura, che viene però difeso da Sacchi.

“Il nostro è un Paese conservatore che nel gioco, in generale, ha conosciuto scarsi sviluppi e novità. Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. Ventura sta cercando di dare uno stile che esca dal nostro passato e che ci permetta di evolvere. Però si ricordi che per realizzare il suo nobile intento la compattezza, il dinamismo e il movimento saranno fondamentali. Il c.t. ha avuto coraggio, non va condannato. Anzi: merita rispetto e pazienza. Abbiamo perso contro un avversario straordinario, e per di più in grande forma. D’altronde il calcio spagnolo sta dominando anche a livello di club. La sconfitta fa male, però può essere propedeutica per un futuro migliore”

Questione di tattica: “Fino a dieci-quindici anni fa c’era poca differenza: a volte il nostro carattere prevaleva e ci permetteva di sconfiggere gli spagnoli da sempre alla ricerca del bel gioco. Anche allora il loro era un football con buona tecnica individuale, ma penalizzato dalla staticità dei ruoli che inibiva il possesso e il pressing. Oggi la Spagna è prima di tutto una bella squadra, formata da ottimi giocatori che si muovono uniti coprendo tutte le parti del campo alla ricerca della superiorità numerica nei pressi del pallone. Così è dall’Under 15 fino alla nazionale maggiore. A dimostrazione dei nostri deficit, venerdì anche l’Under 21 azzurra ha perso 3-0, proprio come la nazionale maggiore. Il calcio spagnolo ha sempre cercato la perfezione che, essendo irraggiungibile, obbliga a didattica e miglioramenti continui, mentre noi in generale abbiamo soltanto cercato di sopravvivere rifugiandoci nel tatticismo, nelle difese a oltranza e nel contropiede. Prima cosa non prenderle, poi si vedrà. Il calcio è bellezza, emozione, spettacolo, coraggio e richiede un’evoluzione continua, come la vita. Pertanto, non si condanni Ventura che desidera vincere con merito e da protagonista: è l’unico modo per uscire dall’oscurantismo”.

La Spagna e il collettivo:“La Spagna, con tutte le sue nazionali, in generale vinceva poco, poi dal 2007 ha conquistato la bellezza di 12 campionati europei e un campionato del mondo, oltre a 4 secondi posti. È il successo del sistema, del collettivo, della programmazione, del credere che per vincere sia più importante fare gol piuttosto che non subirlo. Si lavora più per costruire che per distruggere. Si pensa che avere il dominio migliori la tecnica e i risultati. Sono più avanti, cerchiamo di raggiungerli, non nascondiamoci nel passato. Gli spagnoli si difendono attaccando e, appena perdono il pallone, aggrediscono l’avversario con pressing e raddoppi feroci. In possesso palleggiano, sono pazienti e aspettano il momento migliore per l’attacco nello spazio. Per loro il calcio è sempre stato uno spettacolo”.

Futuro: “Ventura non si demoralizzi: è sulla strada giusta, merita rispetto.L’obbiettivo è nobile, occorre tempo. È un bravo allenatore che sta cercando di dare un futuro a un calcio italiano immobile e refrattario. Tuttavia adesso non si arrocchi, veda cosa c’è da correggere. La partita era forse impossibile, ma può servire. Gli azzurri erano statici, quindi molte volte in inferiorità numerica nei pressi della palla. Non erano compatti come l’avversario e le distanze in larghezza tra i quattro difensori erano eccessive: così non si formava un reparto. Gli esterni alti non aiutavano i difensori nei momenti di pericolo scalando e permettendo ai terzini di avvicinarsi ai due centrali. A centrocampo Insigne e Candreva non si collegavano in fase di non-possesso con De Rossi e Verratti, lasciandoli ballare tra tre o quattro avversari. Tutto questo impediva il pressing, gli anticipi, i raddoppi e i marcamenti, penalizzando le ripartenze e dando spazio agli entusiasti spagnoli. Siamo più bravi individualmente di quanto si è visto contro i fortissimi spagnoli, ma dobbiamo essere più squadra nell’organizzazione. Occorrono undici giocatori sempre in posizione attiva con o senza palla, in continuo movimento: un gruppo organico che si muova con tempismo e collaborazione. Ce la faremo”.

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Di Catania, appassionato di calcio a livello internazionale ma interessato a tutti gli sport, passione per il giornalismo sportivo.

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