Walter Sabatini ha rilasciato una lunga intervista a Il Corriere dello Sport, con cui ha affrontato numerosi temi del mondo Inter.

Tanti argomenti trattati dal coordinatore dell’area tecnica dell’Inter e delle squadre all’interno della sfera Suning Walter Sabatini. Di seguito le sue parole rilasciate a Il Corriere dello Sport.

Sulle differenze tra gli americani della Roma e i cinesi dell’Inter – Ho avuto il presidente padrone, il presidente divora allenatori, il presidente proprietario assoluto. Ho avuto Gaucci, Zamparini, lo stesso Lotito. Però devo dire che quando mi trovo in un rapporto diretto, anche se conflittuale, mi trovo comunque bene. Con gli altri i rapporti sono più complicati perché richiedono una comunicazione costante, fatta di tecnicismi, di piccoli racconti, di una sorta di resoconto quotidiano che non sono capace di fare neanche con me stesso. È molto più complicata la relazione con la proprietà straniera. Il problema è che noi abbiamo la presunzione di pensare che la nostra cultura occidentale, il nostro modo di vedere, inquadrare un problema, decidere sia quello più giusto, persino l’unico. E a volte uno prova un disagio enorme, non capisce i silenzi, le mancate risposte. Sto cercando di comprendere come i cinesi si mettono in rapporto con la vita e le cose per capire come poi affronteranno i problemi del calcio“.

Su cosa serva per riportare in alto l’Inter – Come giustamente ha sottolineato Spalletti, serve un pensiero e un orgoglio di appartenenza. Chi gioca in nerazzurro deve sempre ricordare cosa è realmente l’Inter nel panorama internazionale. La rosa è fatta di tutti buoni calciatori, ma forse la caratterizzazione è mancata e con essa l’integrazione tatticamente giusta. Prima di tutto dobbiamo lavorare su questo. Se ci riusciremo faremo bene, anche se sarà una campagna acquisti molto difficile. Si sta vivendo dentro una bolla speculativa molto pericolosa. Oggi, per i calciatori in Italia, girano dei prezzi insostenibili. Quando scatta una clausola da 220 milioni, nonostante possa riguardare un top player, si produce un effetto che droga tutti i prezzi“.

Su un presunto interesse per Kroos – Una balla. E’ un’ipotesi che non ha nessun fondamento. È un auspicio dei giornali del Nord, ma non ha nessun fondamento“.

C’è un top player dall’estero con possibilità di venire a giocare in Italia? – “No. Nessuna società italiana ha la forza di farlo. Noi dobbiamo lavorare su altro livello, su un secondo mercato e individuare il talento prima. Una volta affermato e conclamato, non viene più. È così“.

Chi vince lo scudetto? – “Il Napoli“.

Sull’addio di Bonucci alla Juve – Francamente è sorprendente. L’ho sempre pensato come un giocatore istituzionale della Juve, ma è una vicenda comprensibile nel calcio di oggi che divora calciatori, dirigenti, allenatori. E’ un disastro che non riusciamo a percepire noi, ma neanche i calciatori che vincono e sono al sicuro, in una società come la Juventus. La decisione di Bonucci può essere solo figlia di un suo disagio. Non può essere una scelta di altra natura“.

Su come si scopre il campione del futuro – Il giocatore mi deve far male quando lo vedo, mi deve colpire. Si possono e si devono fare le analisi statistiche, guardare i dati. Ma il campione lo vedi perché ti produce una sorta di sofferenza interiore, una scudisciata, una bottiglia che si rompe, qualcosa di unico, che trascende la normalità. Il buon calcio lo fanno i buoni calciatori, dovremmo averlo imparato“.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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