Tanto tuonò che piovve: Cristiano Ronaldo lascia il sodalizio bianconero. Lo fa per tornare a Manchester, non sponda City come sembrava nelle scorse ore, ma United, dove si è affermato calcisticamente. Un ritorno a casa per il cinque volte vincitore del Pallone d’Oro che lascia la Juventus a campionato iniziato.

Ronaldo alla Juventus: operazione per imporsi in ambito internazionale

Inutile girarci intorno, con l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus ci si aspettava un salto di qualità dei bianconeri. Sulla carta, con l’arrivo del portoghese, la Vecchia Signora aveva fornito la cosiddetta ciliegina sulla torta ad una squadra già forte, già leader incontrastata in Italia (reduce da sette scudetti consecutivi) e che nelle quattro stagioni precedenti aveva raggiunto per due volte la finale di Champions League.

Seppur non dichiarato pubblicamente, la volontà della Juventus era quella di migliorare il proprio rendimento ed affermarsi in ambito mondiale come una delle migliori: citando un articolo de Il Sole 24 Ore del 2018, la sfida posta da Andrea Agnelli era quella di “diventare un benchmark del calcio globale entro il 2024 e vincere la Champions entro due anni“. Per riuscirci, era necessario affidarsi ad un profilo in grado di far fare il salto di qualità alla squadra anche sul piano internazionale ed il profilo del portoghese, uomo dei record, poteva corrispondere all’identikit.

Cr7 criticato: ci si poteva attendere di più?

Nei tre anni in bianconero, il numero 7 è stato spesso l’oggetto di discussione tra i tanti tifosi ed appassionati di calcio: da una parte i numeri, con 101 gol (seppur 29 su rigore) in 134 gare, dall’altra le aspettative di vedere un campione maggiormente decisivo con giocate in grado di valere da sole il prezzo del biglietto. Come quella costata cara alla Juventus ai quarti di finale e che, probabilmente, aveva sancito l’inizio della storia d’amore, poi sbocciata definitivamente in un viaggio greco in cui Agnelli era riuscito a strappare il romantico sì, con tanto di brindisi.

Di giocate del genere se ne sono viste poche, però: probabilmente soltanto la gara in cui ha trascinato la sua Juventus ad una difficile qualificazione contro l’Atletico Madrid e l’eurogol contro la Sampdoria.

Aspettative alimentate anche dal pesante ingaggio – 54,4 milioni di euro lordi annui – che facevano di lui, per distacco, il giocatore più pagato della Serie A. Vederlo quindi appena una volta su tre in cima alla classifica marcatori hanno posto diversi interrogativi nella testa dei tifosi: su tutti, andavano investite meglio quelle risorse?

Fa sorridere come in bianconero sia riuscito a strappare l’ingaggio più importante della sua carriera proprio negli anni in cui l’apice della sua carriera era stato oltrepassato da 5 anni: lontano parente di quel Cristiano che siglava 61 reti stagionali, la sua esperienza alla Juventus è stata nella sua fase di declino, seppur con numeri importanti da punto di vista dei gol.

Altra critica mossa nei confronti dell’ex Real riguarda l’esser stato sempre al centro dell’attenzione: ad esempio, presentandosi su tutti i calci di punizione possibili, nonostante la presenza di specialisti come Miralem Pjanic e Paulo Dybala che si sono ritrovati inevitabilmente oscurati. Il tutto con scarsi risultati, visto che direttamente da punizione è arrivata unicamente una rete (nel derby contro il Torino) su oltre 80 tentativi.

L’esperienza di Cristiano Ronaldo insegna alla Juventus una lezione: per vincere, non è sufficiente avere in campo un singolo giocatore, ma serve costruirgli una squadra intorno. Il calcio non è uno sport individuale ed è confermato dal fatto che a vincere negli ultimi tre anni la Champions League siano state tre squadre diverse, forti e complete, che non hanno in organico nessuno tra i 5 calciatori più pagati al mondo.

Il progetto di rafforzamento della squadra non è stato aiutato dai risultati, che hanno portato ad un graduale ridimensionamento con il sacrificio di alcuni calciatori. Come se non bastasse, una pandemia ha causato danni economici ad oggi non ancora quantificabili tra gare a porte chiuse, sponsor e contestuale dimunzione dei valori dei calciatori.

Le eliminazioni in Champions League: mancati introiti

Le scottanti eliminazioni in Champions League contro Ajax (Quarti), Lione (Ottavi) e Porto (Ottavi), oltre ad essere state una figuraccia da un punto di vista sportivo, hanno comportato un’inaspettata perdita di introiti derivanti da un’auspicata vincita della Coppa dalle grandi orecchie. Per entrare nel dettaglio degli importi, esaminiamo il prospetto dei premi in denaro della stagione 2019-2020, stagione entro il quale il sodalizio bianconero avrebbe dovuto alzare al cielo il trofeo.

  • qualificazione alla fase a gironi: 15,25 milioni di euro per club; (raggiunta)
  • fase a gironi: 2,7 milioni di euro per una vittoria e 900.000 euro per un pareggio. (raggiunta)
  • qualificazione agli ottavi di finale: 9,5 milioni di euro per club; (raggiunta)
  • qualificazione ai quarti di finale: 10,5 milioni di euro per club;
  • qualificazione alle semifinali: 12 milioni di euro per club;
  • qualificazione alla finale: 15 milioni di euro per club;
  • vincente UEFA Champions League: 4 milioni di euro supplementari;
  • qualificazione alla Supercoppa Europea: 3,5 milioni di euro più un milione di euro supplementare per la vincente.

Tenendo conto delle 5 vittorie ed il pareggio nella fase a gironi, alla Juventus sono entrati nelle casse 39,15 milioni di euro dalla UEFA contro i 84,15 milioni che sarebbero fruttati qualora nella stagione 2019-2020 i bianconeri avessero trionfato come da auspici. Un mancato introito di 45 milioni sul cronoprogramma, ai quali vanno aggiunti anche quelli delle stagioni 2018-2019 e 2020-2021, dato che le aspettative sul cammino europeo erano sicuramente superiori. Ipotizzando anche in questo caso il raggiungimento di due semifinali, si passerebbe dai 45 ai 78 milioni di euro di mancati introiti derivanti a competizioni europee.

Sfatiamo un falso mito: le magliette non hanno ripagato Cristiano Ronaldo

Come succede sempre per ogni acquisto, titoli sensazionalistici parlano di acquisti di calciatori ripagati dalle vendite delle magliette. Anche l’operazione CR7-Juve non è stata da meno: nei giorni immediatamente successivi, si parlava di magliette della Juventus con il numero 7 andate a ruba, in grado di aver già coperto la cifra del suo acquisto (120 milioni tra cartellino e procura) con oltre un milione di magliette vendute. È accaduto realmente ciò? Non proprio.

Seppur sia vero che le magliette abbiano avuto un’impennata nelle vendite tali da raggiungere quella cifra, va comunque ricordato che la Juventus non produce magliette e che, in ogni caso, queste non si sarebbero potute produrre gratuitamente. Ecco quindi l’esigenza di affidarsi ad uno sponsor tecnico che riconosce una parte della vendita al club.

Analizzando il bilancio bianconero, il saldo tra vendite e acquisti è passato dai 16,32 milioni del 2017-2018 ai 26,52 milioni del 2018-2019: una variazione positiva di 10,2 milioni che è in gran parte giustificata dall’arrivo del portoghese, ma è ampiamente lontana dal ripagare il costo del cartellino. Supponendo che queste vendite si siano ripetute anche nelle stagioni future, possiamo parlare di una cifra vicina ai 30 milioni.

CR7 ha garantito visibilità: dal seguito alla borsa

Inutile negarlo, Cristiano Ronaldo ha un seguito non indifferente di seguaci che, giocoforza, hanno iniziato a seguire la Juventus: basti pensare all’incremento dei social avuto in questo periodo: l’account Instagram è passato dai 10 milioni iniziali ai 51,2 milioni, mentre su Facebook si è passati da 33 a 44,75 milioni. Una differenza maggiormente significativa sul primo social dovuta al fatto che questo ha preso ancor più piede nell’ultimo triennio, ma in gran parte derivanti dai nuovi sostenitori del sodalizio bianconero.

Risultati positivi in borsa, ma non minimamente paragonabili al seguito social: dall’arrivo di Cristiano Ronaldo il valore delle azioni bianconere è sceso sotto il livello del 3 luglio 2018 (esattamente 7 giorni prima dell’annuncio) unicamente una volta, il 13 marzo 2020, quando la pandemia imperversava e tutti gli italiani erano in lockdown.

L’apice? Raggiunto nelle ore antecedenti la sfida di ritorno di Juventus-Ajax, quando una vittoria avrebbe garantito una semifinale sulla carta agevole contro il Tottenham. Da quel momento, il valore delle azioni ha iniziato un lento declino – alimentato dal Covid nei mesi seguenti – fino a stabilizzarsi negli ultimi quattro mesi con valori che oscillano tra 0,70 e 0,80.

Quanto è costato effettivamente CR7?

Ogni stagione di Cristiano Ronaldo alla Juventus è costata 83,1 milioni di euro: 28,8 milioni di euro di quota di ammortamento e i 54,4 milioni di euro lordi di ingaggio. In totale, quasi 260 milioni di euro considerando anche gli stipendi dei mesi di luglio e agosto 2021.

Le variazioni positive di merchandising sono presumibilmente state generate dalla vendita delle sue maglie da gioco: 10,20 milioni di variazione positiva del primo anno, salvo poi tornare su un volume inferiore nelle stagioni seguenti, complice la situazione pandemica.

L’arrivo del portoghese ha fatto sì che la Juventus adottasse una politica di aumento dei prezzi (dovuta al discorso visibilità) per la vendita di biglietti e abbonamenti, con introiti maggiori del 25,4% rispetto alla stagione precedente.
Tradotto, per la stagione 2018-2019 l’incremento del botteghino è stato di 14,3 milioni. Per la stagione 2019-2020 bisogna ricordare che soltanto 15 gare su 26 sono state disputate a porte aperte: quindi, mettendo a confronto i 49,2 milioni (3,28 pro capite) con i 56,4 milioni delle 27 gare della stagione 2017-2018 (2,08), risulta un incremento del botteghino pari a 1,2 milioni per gara e a 18 milioni in totale. Cumulati gli introiti dell’effetto CR7 nelle due stagioni, si raggiungono 32,3 milioni.

Rispetto alla stagione 2017-2018 (ultima pre-CR7), dove i ricavi da sponsorizzazioni e pubblicità erano pari a 86,8 milioni, nella stagione 2018-2019 vi è stato un incremento di 21,9 milioni (108,8) ed in quella 2019-2020 un incremento di 42,8 milioni (129,6). Per un totale di 64,7 milioni di euro, in attesa di scoprire il valore iscritto a bilancio 2020-2021, dove è lecito attendersi una cifra non inferiore ai 130 milioni (visti i 69,4 milioni derivanti dalla relazione semestrale luglio-dicembre 2020) che farebbe registrare un nuovo incremento di 43 milioni: andiamo quindi a stimare in 107,7 milioni gli incrementi delle sponsorizzazioni.

Se dal lato dei costi registriamo i 260 milioni, dall’altro lato non possiamo far finta di nulla di fronte agli incrementi di 10,2 milioni derivanti dal merchandising, ai 32,3 milioni del botteghino e ai 107,7 milioni (stimati) delle sponsorizzazioni. Di fatto, sottraendo questi ricavi occulti che sono frutto anche della visibilità che un campione può darti, Cristiano Ronaldo potrebbe essere costato alla Juventus 109,8 milioni, tralasciando gli effetti benefici dell’operazione in borsa. Da non sottovalutare che la cifra sarebbe stata probabilmente più bassa se questa operazione non fosse avvenuta in un periodo storico particolare come quello pandemico.

CONDIVIDI
Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.