Questa volta a parlare è proprio lui, il fenomeno Ronaldo, che ha voluto discutere della sua Inter in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. 

Perche l’Inter fatica così tanto? 
“Perché è ‘pazza’, no? Scherzi a parte: bisogna essere dentro le cose per valutare, ma a vedere il campionato da fuori sembrava davvero l’anno giusto. I tifosi per un po’ si sono divertiti – anche se loro vogliono anzitutto i risultati – e io ero supercontento di come andavano le cose”.

L’anno giusto per vincere? 
“Non per vincere lo scudetto, ma per tornare almeno in Champions, questo sì”.

Sembrava l’anno giusto, ma ora non lo sembra più? 
“Non scherziamo: rispetto agli anni passati l’Inter è migliorata e migliorerà ancora, dunque deve, dico deve, fare di tutto per tornare in Champions. Manca da troppo tempo ed è un passo necessario per rilanciarsi. In Italia e soprattutto in Europa. Necessario quest’anno, se possibile: rinviare ancora sarebbe una brutta frenata. Ma la classifica e la logica dicono che c’è tempo: la stagione è ancora lunga”.

Cosa ci può dire delle avance del Real Madrid per Icardi?
“Io sono convinto che Icardi stia bene all’Inter, come sono stato bene io anche se ho sofferto tanto per gli infortuni e l’addio non fu quello che desideravo. Però, nonostante non sappia molto di mercato, credo che Icardi lo vogliano in tanti: andare al Real è un sogno per qualsiasi giocatore, non so per lui”.

Come valuta l’operato di Spalletti? Si poteva fare di più? 
“Non si può ogni volta, ogni anno, mettere in discussione tutto: i giocatori, l’allenatore. A un progetto bisogna credere, bisogna dargli il tempo di funzionare. Quello che l’Inter ha fatto nei primi due mesi non poteva essere casuale: dicevano tutti che il miglior acquisto dell’Inter era stato Spalletti, no? Piuttosto, sono d’accordo con quello che ha detto il ‘mio’ presidente Moratti: se è bravo come sicuramente è, adesso sta anzitutto a lui trovare la chiave per riportare certi giocatori – senza far nomi – a certi rendimenti, che di sicuro non sono più gli stessi. Anche cambiando qualcosa, se necessario”.

Delusione della gestione Suning? 
“Il discorso fair play finanziario è molto delicato e il calcio senza regole morirebbe. Però, se il progetto di ripartenza dell’Inter doveva passare da un risanamento con limiti molto rigidi, forse era necessario spiegarlo con più chiarezza. Senza illudere i tifosi”.

Anche il Milan è in un momento difficile, no?
“Ancora più difficile, direi. Ma del club dei miei tempi praticamente non è rimasto nessuno, sbaglierei a giudicare senza sapere”.

Però adesso c’è Gattuso, cosa ne pensa?
“Conosce bene il Milan perché ci è cresciuto, conosce la storia del club. Un uomo come lui, il suo modo di motivare, può essere l’ideale per un ambiente in difficoltà: perché lo scuote, lo ribalta, gli fa vivere il calcio come lo vive lui. Allenarsi con lui era impressionante. E mi pare che qualche risultato si stia già vedendo”.

Rimanendo sempre in tema allenatori che conosce bene, come vede Di Biagio per la Nazionale? 
“Vedo che non si sentirà solo un traghettatore: poi magari lo sarà, ma vivrà il tempo che avrà a disposizione come se dovesse preparare le partite più importanti della sua carriera. Che poi in un certo senso è così. Lo so che è una frase che si usa per un sacco di calciatori che diventano allenatori, ma Gigi lo era già quando giocava, e non lo dico perché è un amico. Capisce tanto di calcio, ha giocato in Nazionale per tanti anni: buona scommessa, gli auguro tutta la fortuna del mondo”.

Però quando Di Biagio giocava, l’Italia andava al Mondiale… 
“Quella sera non ero a casa, quando ho letto della mancata qualificazione mi è venuto un colpo. In Brasile ancora non ci credono, l’Italia è come una di quelle amiche che a una festa ti aspetti sempre di incontrare. Ci si abitua a tutto, ma questa è grossa”.

E infatti Buffon ha pianto come un bambino: ci si abituerà facilmente a non vederlo più in campo, quando succederà? 
“Sa quanti attaccanti ha fatto piangere lui? Nessuno ha il diritto di dire ‘Deve continuare’, ‘No, meglio che smetta’ e allora copio le parole che ha detto Totti quando Gigi ha compiuto quarant’anni: gli auguro di lasciare il calcio quando vorrà lui, perché lo deciderà lui”.

Sa che Totti, qualche tempo fa, ha detto che uno dei rimpianti della sua carriera è non aver giocato con lei? 
“Ho giocato con Baggio, Zidane, Beckham, Ronaldinho… Eh sì, mi sarebbe piaciuto poter mettere in questo elenco anche Totti: contraccambio il rimpianto, ci saremmo divertiti tutti e due, di sicuro”.

Come vede Napoli e Juventus?
“Napoli-Juve di oggi è un po’ come Real-Barcellona dei miei ultimi anni nella Liga: un duello qualche gradino sopra le altre. Al Napoli ho visto giocare un calcio molto affascinante, la Juve ti schiaccia con la forza mentale, con la varietà di soluzioni. Non so come finirà, so come spero che finisca”.

Lo diciamo? 
“Ma sì, dai: dopo tutto questo dominio della Juve mi piacerebbe che toccasse al Napoli, anche se da tifoso dell’Inter preferirei poter dire Inter. Massimo rispetto per la Juve e per i suoi tifosi, ma se per una volta, e magari per un po’, lo scudetto andasse ad una squadra che non sia la Juve credo sarebbe una bella cosa, per il campionato italiano. Se ogni tanto non si cambia chi vince, poi ci si annoia. No?”.

CONDIVIDI
Nato nel 96' nella città "Superba per uomini e per mura" il destino mi ha concesso di innamorarmi del calcio, e quindi del Genoa. Grande appassionato di sport in generale, studio Giurisprudenza all'università di Genova e provo a raccontare il calcio, una parola alla volta, un'emozione dopo l'altra.