Verdejo Monchi è il nuovo direttore sportivo della Roma da qualche giorno, oggi conferenza stampa di presentazione.

Ecco quanto evidenziato da Tuttomercatoweb qui di seguito: “Prima di tutto, buongiorno a tutti. Mi piacerebbe, in primo luogo, scusarmi con tutti quelli che mi hanno scritto regolarmento e a cui non ho risposto, però alle volte bisogna pensare al mio club che era il Siviglia. Non mi considero il miglior direttore sportivo del mondo, sono fortunato nella mia carriera. Sapevo che ci potessero essere squadre, dietro di me, che per nome potevano essere molto interessanti. Quando ho saputo che la Roma era un’opzione ho creduto fosse tutto molto chiaro. Ci sono molti margini di miglioramento, Sabatini e Massara hanno fatto un lavoro straordinario, ma qui ci sono possibilità per sognare. Ho parlato tanto con Pallotta, dobbiamo lavorare insieme e per me questo è importante”.

Giocatori incedibili? “La parola incedibile esiste, ma tutti sono trasferibili ci sono calciatori più o meno importanti. Io non sto dicendo che la Roma debba cedere, analizzeremo le offerte e le valuteremo, non abbiamo un cartello con scritto “si vende”, bensì con uno scritto “si vince”. E per la seconda domanda… scusatemi, ma oggi devo essere sintetico altrimenti andrebbe lunga”.

Strategia del Siviglia? “Era necessaria per sperare di lottare per obiettivi ambiziosi. Era pericolosa, perché anno dopo anno bisognava stare dietro al tema economico, il più difficile, nel selezionare i giocatori. Abbiamo raggiunto un buon obiettivo economico, ma anche quello sportivo, quello più importante. Qui cercheremo la strategia migliore per vincere. Il problema è comprare male, non vendere. Crede che io abbia lasciato Siviglia, casa mia, per non vincere?”.

Sul bilancio della Roma? “Sto seguendo tre corsi accelerati: uno di italiano, uno per i nomi di chi sta lavorando nel club – questo è il più difficile – e poi in ambizione. La Champions dà accesso a denaro molto importante, ma il denaro non è tutto, aiuta. Dobbiamo raggiungere la CL per il prestigio e per la crescita, per attirare calciatori importanti”.

Su Baldini: “Non so quanto ha influito. Mi ha convinto la Roma, poi lui mi ha contattato con il mandato di Pallotta, ma non mi ha fatto innamorare lui”.

Totti e De Rossi bandiere? “Parto con Daniele… la speranza e il desiderio è lo stesso. Ho parlato con lui, un grande giocatore e un ottimo ragazzo. Noi e lui vogliamo continuare insieme, dovremmo essere imbranati per non continuare qui. Cercheremo di raggiungere l’obiettivo comune. Francesco… io sono arrivato da una settimana, so che questo era l’ultimo anno da giocatore e poi ha un contratto da dirigente. Io chiedo che lui rimanga qui con me, perché Totti è la Roma e voglio imparare cos’è.

Nuovo lavoro a Roma: “È la prima volta che me ne vado da Siviglia, sono arrivato quando avevo diciannove da giocatore, poi come dirigente. Per la verità non avrei pensato, nemmeno nei miei migliori desideri, nei miei migliori sogni, una migliore accoglienza qui a Roma. Ha reso più semplice la mia traversata. La partita è iniziata già con un uno a zero. Non so se mi sono spiegato male, a Siviglia ho avuto le migliori condizioni possibili, da uno a dieci… venti. Però era fondamentale ritrovare queste condizioni, penso di farlo qui a Roma”.

Su Spalletti: “Voglio raccontare una storia, un segreto. La prima volta che ho ricevuto la chiamata per venire alla Roma, la notte pensando ai pro e ai contro, l’unico problema era lasciare Siviglia, la mia casa. I pro invece erano molti, però uno è Luciano Spalletti. Per me è un tecnico molto importante, però è evidente che non possiamo distrarci nemmeno un secondo. Ora bisogna giocare contro Juve, Chievo e Genoa. Rimane la speranza, la ilusion che Spalletti rimanga perché è una cosa che mi ha attratto per venire qui”.

Sulle sconfitte della Roma? “Non ho segreti, altrimenti vorrei venderli guadagnando molti soldi… non ho formule magiche. Il club ha una filosofia, una fisionomia, ha storia. Il segreto del Siviglia è poco originale: il lavoro. Cosa significa? Non solo acquistare i giocatori. Io credo che la Roma meriti che il suo sogno si avveri. Perché se non andiamo tutti nella stessa direzione è difficile, altrimenti potremmo vincere”.

Razzismo, cosa ne pensa? “Il tema ci preoccupa, ma in Spagna si sta lavorando bene. Sia il club, le federazioni, il governo, i giocatori… tutti hanno questa ossessione. Credo che in Italia si possa fare, ma dobbiamo tutti aiutare, noi collaborando, voi giornalisti denunciando. Perché un professionista può uscire dal campo arrabbiato per aver perso la partita, ma non per il colore della sua pelle. Rudiger sta soffrendo per questo. Bisogna aiutare lui, o Muntari, perché siamo nel 2017 e non possiamo parlare di questi temi. Con la modestia dell’ultimo arrivato chiedo aiuto”.

Rivoluzione in arrivo in casa Roma? Come ho detto precedentemente, preoccupandomi del futuro bisogna prima pensare al presente. Conosco la traiettoria della Juventus e il suo potenziale. Io sono ambizioso, per natura, lo sono sempre stato, ma non vendo fumo. In poco tempo è impossibile pareggiare il gap con la Juventus. Dovremo lavorare molto, però non è irrealizzabile. È molto difficile. Noi abbiamo una ottima squadra”.

Messaggio alla squadra? “Evidentemente la mia influenza in questa stagione non può essere molta, sono arrivato alla fine, ma devo più pensare al futuro che al presente. Ora ci sono molte motivazioni, perché lottiamo per la Champions diretta. Tutto quello che può aiutare cercherò di farlo, perché servirà per costruire il futuro”.

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Pasquale Rosolino, 92 d'annata. Editore di Novantesimo.com. Troppo malato di calcio, se non sto scrivendo ne sto parlando e se non ne sto parlando? Sto sognando! Editor per Visit Naples.

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