Gervais Lombe Yao Kouassi, meglio noto come Gervinho, ha lasciato la Roma nel gennaio 2016 per trasfeirirsi all’Hebei Fortune, club in cui milita ancora ora nonostante le perplessità avanzate da alcuni giocatori europei sul livello del campionato cinese.

L’attaccante ivoriano, il cui contratto con la squadra orientale scadrà nel 2018, si è raccontato ai microfoni della Gazzetta dello Sport, cominciando però dal big match di domani tra Roma e Milan:

Come finisce domani?
“Tifo Roma, è ovvio. Una vittoria a Milano sarebbe importantissima, soprattutto prima della sosta. Ma non chiedetemi un pronostico, non sono bravo in questo! Nel Milan gioca il mio amico e connazionale Kessié, al quale auguro di disputare un’ottima stagione e di essere in forma per aiutare la nostra Nazionale a qualificarsi per la Coppa del Mondo, però alla Roma servono i tre punti per non staccarsi da Juventus e Napoli”.

Lo Scudetto per i giallorossi è un obiettivo raggiungibile?
“Rispetto a quando c’ero io sono cambiati parecchi calciatori, ma la Roma resta la Roma: c’è sempre il grandissimo desiderio di vincere, spinti da tutto l’ambiente, la città e un pubblico incredibile allo stadio”.

E questo, storicamente, a volte si è rivelato un boomerang e un limite: come se lo spiega?
“Bella domanda… Se avessi la soluzione chiamerei subito i miei ex compagni per vincere già quest’anno. La Roma è top club che merita di stare in alto sempre”.

Domani a San Siro dopo tanti anni non ci sarà Totti…
“Tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivato il giorno dell’addio, ma avrebbe potuto giocare ancora qualche anno. Ho seguito gli ultimi scampoli di gare ammirando un capitano ancora in grado di fare la differenza. Ha deciso di voltare pagina, ma il fatto che abbia accettato questo ruolo dirigenziale è una cosa importantissima per la squadra. Certo, vedere una partita della Roma senza Totti è molto strano, ma bisogna guardare avanti. Io sono orgoglioso di aver condiviso con lui tanti bei momenti, è stato come una medaglia per la mia carriera e ancora lo ringrazio per tutti gli assist che mi ha fatto. Mi manca un compagno come lui. Nessuno sa mandarti in porta come Francesco, ma si sa: è una leggenda”.

Roma e la Roma: cosa le viene in mente?
“Prima di tutto i tifosi: incredibili. Il loro supporto non è mai mancato, mi hanno fatto capire in ogni istante quanto fosse importante vestire la maglia giallorossa. Inoltre aver avuto la possibilità di giocare con una leggenda come Totti è stato fantastico: quanti assist mi ha servito! Poi come dimenticare l’atmosfera del derby… Potrò dire ai miei figli di non averne mai perso uno! (Ride, ndr). Ho ancora tanti amici a Roma, mi manca molto la città”.

Eppure non sono arrivati trofei…
“Il primo anno centrammo il record di vittorie, chiudendo al secondo posto alle spalle di una Juventus molto forte. Purtroppo sì, rimane il grande rammarico per non aver vinto nulla. Sarebbe stato magnifico per noi giocatori, per la società e soprattutto per il nostro pubblico”.

Perché decise di andar via?
“C’erano diversi club interessati, che inizialmente non presi in considerazione. Volevo rimanere, poi l’esonero di Garcia cambiò tutto. La società fissò il prezzo del mio cartellino, l’Hebei fu il club che mostrò il maggior interesse”.

Sulla scelta di cambiare incise Spalletti?
“No, tutt’altro. Mi disse chiaramente che avrebbe voluto proseguire con me”.

Spalletti-Garcia: chi è più bravo?
“Non ho mai fatto mistero del rapporto speciale che da sempre mi lega a Rudi, lui è come un padre per me. Ci siamo conosciuti tanti anni fa e grazie a lui sono diventato un giocatore di alto livello. Su Spalletti, invece, non posso dire molto, perché abbiamo lavorato poco insieme. Ma è sicuramente un ottimo allenatore che a Roma ha fatto benissimo”.

Pallotta è un presidente troppo lontano?
“Non era spesso a Trigoria con noi, per ovvie ragioni. Lo incontrai per la prima volta dopo aver firmato il contratto, direttamente negli Stati Uniti per il nostro tour. Il nostro rapporto era normale, tipico tra calciatore e presidente”.

Cosa cambiò dopo il suo ritorno, da vincente, dalla Coppa d’Africa?
“Fu un successo storico, enorme per il mio Paese. Servì del tempo per recuperare da quella competizione…”

Oggi, invece, com’è la Cina di Gervinho?
“Sta andando piuttosto bene, anche se il modo di vivere è differente rispetto all’Europa. Fortunatamente il lato sportivo è interessante”.

Ma alcuni suoi colleghi, come Tevez e Bojinov, hanno speso parole durissime a proposito del livello del calcio cinese.
“Un’opinione che non condivido. La maggior parte delle squadre ha 4-5 giocatori molto importanti di altri paesi che con i cinesi formano un buon mix. Il livello delle rose è omogeneo, c’è il potenziale necessario per migliorare. E gli stranieri che pensano di avere vita facile si sbagliano di grosso. Una squadra come il Guangzhou Evergrande, che ha vinto per diversi anni, potrebbe tranquillamente ottenere dei buoni risultati anche in Europa”.

Qual è il suo obiettivo? Pensa a un ritorno in Europa?
“Il mio contratto scadrà il 30 dicembre 2018. Vorrei rispettarlo, poi vedremo quello che succederà: in quel momento avrò 31 anni e ancora tanti anni importanti di carriera davanti”.

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Ragazzo del '99, amo il calcio, argomento di cui parlerei tutto il giorno se fosse possibile. Diplomato al Liceo Linguistico, attualmente studio Economia e Management ed il mio sogno, dopo aver viaggiato qualche anno all'estero, sarebbe lavorare e vivere quotidianamente nel mondo del pallone.

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