A parlare a Teammate, programma targato Roma TV, è stato Emerson Palmieri, esterno brasiliano della Roma. Ecco le sue parole riportate da vocegiallorossa.it: “Per giocare nella Roma bisogna avere personalità e saper soffrire. Il match contro il Porto è stata la svolta della mia vita”.

Gli inizi? “Ho iniziato a giocare a pallone sotto casa. Quando sono cresciuto ho giocato in tanti club. Cominciai a Calcio a 5. Mi piaceva giocare dietro le punte, con la numero 10. Poi sono arretrato fino a finire terzino. A 15 anni giocavo con il Santos e sono arrivato nelle nazionali giovanili. Giocare con il Santos è stato un onore perché è la squadra del cuore di mio padre. Dal Santos escono giocatori come Neymar. Lui è formidabile. Ho avuto la fortuna di giocare con lui, ma anche con Alex Sandro e Bruno Peres. Questa è la storia del Santos. Il mio esordio è avvenuto a 16 anni: ero in panchina ed è stato un giorno bellissimo. Il mio allenatore mi diede questa opportunità. In famiglia eravamo tutti contenti per l’esordio in una squadra importante. Sono un atleta di Cristo. Ho fede in Lui perché ha creato questo mondo. Oggi tutti vedono la mia crescita ma quando nessuno parlava di me io credevo sempre in Dio. Lui voleva qualcosa da me e oggi sono qui. Gioco con umiltà e lavoro sempre per crescere. Ringrazio Dio per questa opportunità”.

Il Brasile? “Mi manca però questa è la normalità del calcio”.

La mia famiglia? “Mi lascia tranquillo. Mi aiuta ad arrivare al mio sogno. Mio fratello gioca al Fluminense. Anche mio padre ha giocato, senza diventare professionista. Quando ero piccolo, mio fratello andò via per giocare in un’altra città. Mi è mancato nella mia adolescenza. In un anno lo vedevo 2-3 volte, mi mancava. Ora che le cose vanno bene ci siamo ritrovati. Mio padre è importante per me. Vedere i suoi figli giocare era un suo sogno. Il merito è anche suo. Avevo paura inizialmente di venire in Italia perché temevo nel lasciare il mio paese. Poi però mi sono convinto: l’ho fatto per raggiungere il mio sogno”.

Il Palermo? “L’ho scelto perché in quel momento al Santos avevo un po’ di difficoltà. Loro mi hanno cercato e sono andato a provare. Lì non è andata molto bene. Avevo solo un amico, non conoscevo molta gente e per questo i primi mesi sono stati difficili. Ho pensato di tornare ma la mia famiglia mi ha convinto a insistere. Oggi sono tranquillo”.

Il calcio qui in Italia? “Pensavo di dover solo attaccare come in Brasile. Invece in Italia sono cresciuto. Anche Iachini mi ha fatto crescere. Mi sono fermato anche per infortunio e ciò non mi ha aiutato. Quando ho giocato penso di aver fatto bene. Non mi sarei aspettato di arrivare subito in un grande club. Questi sono segnali di Dio. Come si fa ad arrivare alla Roma dopo una stagione non molto buona? Ringrazio Sabatini di aver avuto fiducia in me. Sono contentissimo”.

Sabatini? “Lui è stato come un papà, mi ha difeso e mi ha dato sempre consigli. Lo ringrazio”.

I brasiliani? “Vogliono stare sempre insieme. Qui abbiamo un grande gruppo però è normale che i brasiliani stiano sempre insieme. Prima stavo con Maicon, oggi che siamo in 5 è normale stare più insieme. Fuori dal campo sto con la mia ragazza e loro con le loro mogli. Lei si arrabbierebbe se stessi con loro anche fuori dal campo”.

Bruno Peres? “Stiamo sempre insieme, nel Santos abbiamo giocato spesso insieme. Quando ci siamo separati il destino ha voluto farci riunire qui a Roma. Dobbiamo ringraziare Dio”.

Il nostro gruppo? “Il nostro è un gruppo fantastico. Tutti mi hanno ricevuto bene, quest’anno ancora di più. Qui sembra una famiglia, parliamo insieme spesso”.

Il gol contro il Milan? “Quello è stato il mio primo gol con la Roma, spero però di fare sempre di più. Dopo il gol non sono riuscito a esultare perché tutti sono venuti da me. Ho visto che tutti mi volevano bene, è stato bellissimo. Per noi giovani che arriviamo qui è più difficile ambientarsi. Io ci sono riuscito e sono cresciuto molto. Noi giocatori lavoriamo per la fiducia del mister e l’affetto dei tifosi. Oggi forse un po’ di questo l’ho conquistato ma devo continuare a lavorare.”.

Il giocatore che mi ha sorpreso? “Paredes, per le sue qualità mi ha molto stupito. Sono molti i giocatori forti con cui ho giocato, Totti, De Rossi e Nainggolan. Un mio idolo storico è stato Ronaldo: ho seguito tutta la sua carriera e i suoi infortuni. Io ero piccolo ma per me è stato un idolo”.

L’avversario più forte? “Felipe Anderson, ci ho già giocato insieme: è un avversario forte, abbiamo giocato bene al Santos. Dopo il derby ho visto l’amore dei tifosi. Quella è stata una partita importante. Ero nervoso ma poi, appena è iniziata ho pensato solo ai tifosi e a divertirmi”.

Spalletti? “Lui è stato importante, ha saputo quando mettermi titolare. Dopo il Porto mi ha protetto lasciandomi in panchina. Lo ringrazio perché se oggi gioco con tranquillità è grazie a lui. Quando giochiamo a 3 il mister mi chiede di aiutare l’attacco e di ricevere la palla più avanti. Poi però dobbiamo tornare indietro”.

Il futuro? “Continuare a lavorare e conquistare dei titoli con la Roma”.  

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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