È il 19 agosto quando la Roma, orfana di Alisson e Nainggolan, saluta l’inizio questa Serie A 2018 – 2019 con una vittoria: 0-1 a Torino contro i granata di Mazzarri. A segnare è Edin Dzeko al minuto 89, Di Francesco schiera il solito 4-3-3 e una delle due mezz’ali è Kevin Strootman.

Una Roma da ridisegnare

Soltanto una settimana dopo, le cose iniziano a cambiare: contro l’Atalanta all’Olimpico, alla prima stagionale davanti i propri tifosi, i giallorossi fanno 3 a 3. Dopo il primo goal di Pastore, l’Atalanta chiude il primo tempo sul risultato di 3 a 1. La difesa capitolina viene tagliata come burro da Rigoni & co. Ma il cuore della Roma non è mai domo, o meglio non lo è quello della Roma di Eusebio Di Francesco. Non è un caso che a fare il 3 a 2 e il 3 a 3 siano stati Alessandro Florenzi e Kostas Manolas (autore del goal del famoso 3 a 0 contro il Barcellona). La squadra è sempre quella, il modulo anche; non c’è più soltanto Strootman, venduto al Marsiglia di Rudi Garcia.

Ma qualcosa non va. Quella stessa sera Di Francesco si romperà la mano, dando un pugno alla panchina dove di norma sta semplicemente seduto. Sì, sbraita, durante le gara urla, alle interviste a fine partita arriva spesso con poca voce, ma l’anno scorso non è mai arrivato a questo. Nemmeno quando un semplice goal l’ha separato dall’approdo alla sua prima finale di Champions League.

Tentativi di ripresa

Il problema potrebbe essere il modulo. Ed ecco che con il Milan si passa al 3-4-1-2: la novità più rilevante è il lancio di Schick dal primo minuto accanto a Dzeko. Le cose, però, non vanno come sperato: i giallorossi vanno in svantaggio e riescono a pareggiare solo con il ritorno, nel secondo tempo, al 4-3-3. Ma neanche qui arriva la vittoria: a distruggere tutto è il goal di Cutrone al 95′.

Dopo la pausa Nazionali, ai giallorossi toccherà affrontare all’Olimpico il Chievo. Si torna al 4-3-3. Il primo tempo si chiude sul risultato di 2 a 0, certo Dzeko è ancora a secco, ma poco importa quando la squadra, comunque, sembra andare bene; il bomber riuscirà a ritrovare la via del goal. Nel secondo tempo, però, i clivensi riescono a rimontare la partita, portando a casa un prezioso punto.

Gli strascichi di un mercato non all’altezza

I media parlano già di crisi Roma e la panchina di Di Francesco, per alcuni, inizia a divenire ‘traballante‘. I giallorossi portano con sé gli strascichi di un mercato estivo ottimo in chiave bilancio, ma pessimo in chiave tattica. L’acquisto di Olsen non si è affatto dimostrato al livello di Alisson, almeno per il momento. Nainggolan e Strootman sono stati rimpiazzati con Pastore, Cristante e N’Zonzi. Non solo è mancato un ricambio generazionale, ma qualsiasi ricambio vi sia stato, non è stato nemmeno graduato.

Fazio

Ma qualcosa di buono sembra esservi, tipo il giovane estro di Justin Kluivert. L’ex Ajax sembra aver ereditato il talento del padre, ma ancora è troppo presto sia per dare giudizi definitivi, che per accollargli la responsabilità di trascinare un intero club. Sostanzialmente alla campagna acquisti della Roma manca il top player a centrocampo e un ricambio di livello in difesa, nonché un terzino idoneo a far rifiatare Kolarov.

Tra il Chievo e il Bologna, comunque, c’è la Champions, e con lei l’avversario più tosto del girone: i tre volte di fila campioni in carica, il Real Madrid. Al Bernabeu una punizione perfetta di Isco, un gran goal di Bale e un capolavoro di Mariano Diaz tranciano le gambe alla Roma, che arriva alla trasferta di Bologna non al settimo cielo.

Il punto più basso di questo inizio di stagione della Roma

Non a caso, i primi tre punti i felsinei di Pippo Inzaghi li ottengono imponendosi per 2 a 0 proprio contro la Roma. Adesso la panchina di Di Francesco inizia ad essere davvero in bilico. Ma non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta. Un grande tecnico sa ripartire anche dopo delle cessioni illustri non adeguatamente compensante. 

C’è una stanza buia, con un tavolino verde e 11 pedine da disporre in campo per rialzarsi e tornare vincenti. C’è Eusebio Di Francesco che deve capire come trasformare il suo caro 4-3-3. Con la grande quantità di esterni offensivi che ha la Roma (Under, Perotti, El Shaarawy, Kluivert, all’occorrenza Schick) il 4-4-2 è da escludere, così come lo è il ritorno a 3-4-2-1 portato da Spalletti alla sua seconda avventura sulla panchina della Roma.

Rinascere dalle proprie ceneri, Di Francesco e il 4-2-3-1

E allora perché non provare un 4-2-3-1? Così non si sacrificherebbero le punte, si valorizzerebbe ancora di più la punta e, inoltre, si potrebbe portare Pastore più vicino alla porta. È questa probabilmente l’intuizione che alla vigilia della sfida contro il Frosinone avrà avuto Eusebio Di Francesco, anche perchè con una mano rotta, non può rompersi anche l’altra.

La sua grinta deve passare ai propri giocatori, bisogna risorgere come collettivo per evitare di affossare singolarmente (citando “Ogni Maledetta Domenica”). Ed è subito ritorno alla vittoria. 4 a 0 ai vicini ciociari e spettri parzialmente scacciati.

Arriviamo così a sabato 29 settembre: alle ore 15:00 c’è il derby con la Lazio di Simone Inzaghi che, fino a quel momento, ha collezionato tra EL e campionato 2 sconfitte (contro Napoli e Juventus) e 5 vittorie. Di Francesco, allora, sceglie di fare all-in, di vedere se l’esperimento di Frosinone può funzionare nuovamente, stavolta contro un’avversaria più tosta.

La Roma riparte, infortuni e sostituzioni in casa giallorossa

4-2-3-1 con ancora Pastore al centro del diaframma tra il centrocampo, composto da De Rossi e N’Zonzi, e l’attacco guidato dal singolo Dzeko (ancora a secco). Olsen viene confermato, così come viene consolidata anche la linea difensiva a 4 composta da Kolarov, Fazio, Manolas e Florenzi. Marcano e Karsdop non sembrano essere ancora pronti. E’ doveroso dire, comunque, che questo modulo potrebbe comportare il sacrificio di Schick e una spietata turnazione per i ruoli di esterni offensivi.

Nemmeno l’infortunio del Flaco rovina i piani, perchè in panchina c’è pronto ad entrare il talento cristallino di Lorenzo Pellegrini. La partita finirà 3 a 1 in favore dei giallorossi, con la panchina di Di Francesco che avrà magicamente smesso di tremare. E anche a pochi minuti dalla fine ci sarà Di Francesco a bordo campo a urlare come un dannato per spronare tutti. Certo Dzeko deve ancora ritrovare il goal, ma se andasse proprio tutto per il verso giusto che bello ci sarebbe?

Del resto il calcio è anche (soprattutto) sofferenza, è imparare ad amare il sapore del sangue tra i denti per rialzarsi e dire “sono ancora qui”. La Roma formato 4-2-3-1, adesso, deve dimostrare di essere ripartita e deve ritrovare la vittoria anche in Champions: mercoledì all’Olimpico ci sarà il Plzen e noi abbiamo già una vaga idea della formazione che mister Di Francesco potrebbe schierare.

Just some #ASRoma fans calmly applauding a Kolarov goal in New York at 10.25 on Saturday morning pic.twitter.com/BbWPaG5b5f— AS Roma English (@ASRomaEN) 29 settembre 2018

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, nel 2021 si laurea in giurisprudenza. Ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore". Attualmente frequenta un master presso la 24OreBusinessSchool.