Roma, dov’è il vero calcio di Fonseca?

Fonte: LaPresse

Immobile, Belotti, il gioco di Roberto Mancini, la qualificazione. Perfetto, l’Italia è agli Europei 2020, quindi ora è tempo di tornare a parlare di Serie A e di domenica trascorse a guardare le squadre perseguire i propri obiettivi.

Il turno di campionato appena trascorso ha già evidenziato le prime evoluzioni: se da una parte c’è la Juventus che continua a comandare la classifica, dall’altra vi è il buio ligure con Sampdoria e Genoa ancora ancorata alle ultime due posizioni, in piena zona retrocessione.

Naturalmente, come tutti i lunedì, non bisogna focalizzarsi soltanto sui numeri ma, soprattutto sulla crescita o decrescita dei club.

ROMA, SCOPPIA IL CASO FONSECA: ESISTE ANCORA LA SUA FILOSOFIA DI GIOCO?

Tra le squadre che hanno subito una metamorfosi maggiori, la Roma di Paulo Fonseca potrebbe tranquillamente situarsi sul podio. Arrivato nella capitale come Zeman 2.0, il tecnico portoghese sembra aver messo da parte il proprio credo in modo tale da smorzare le diverse pressioni della tifoseria e, soprattutto, per evitare sconfitte dolenti.

Da una parte sembra esserci riuscito, i capitolini fino ad ora in campionato hanno ottenuto una sola sconfitta contro l’Atalanta del tanto corteggiato Gian Piero Gasperini. Però, se da una parte vi è la volontà di apparire nel migliore dei modi dinanzi alla piazza giallorossa, dall’altra vi è una formazione totalmente sterile a livello offensivo ed incapace di produrre un gioco imprevedibile e concreto.

COSA C’E’ DIETRO QUESTA INVOLUZIONE?

In primis c’è la questione infortuni: i giallorossi pagano tanto le assenze dei vari leader come Pellegrini ed Under. Il primo ha raggiunto una maturità tale da saper guidare la squadra sia in campo che all’interno dello spogliatoio ma, soprattutto, ben si sposava con la mentalità del proprio tecnico con un gioco proiettato a dominare la partita.

Il turco, invece, è il vero tassello mancante. Per tutto il precampionato, infatti, Under è stato al centro del gioco di Fonseca dimostrando il proprio talento sia in fase di goal che di supporto al centravanti Edin Dzeko. Da aggiungere, inoltre, gli infortuni di Mkhitaryan e Cristante.

Oltre alla questione infortuni, alla base di questa lenta decrescita vi è anche un cambiamento di stile inserito dal portoghese durante questi suoi primi mesi romani. Un gioco troppo offensivo ha evidenziato lacune notevoli in difesa, orfana del tanto amato Manolas e alla continua ricerca della nuova coppia difensiva. Quindi, con un gioco più semplice quasi elementare si tende a coprire di più il reparto difensivo dimenticandosi, però, dell’attacco.

La sfida contro la Sampdoria è stata abbastanza chiara: l’unico tiro in porta della Roma è avvenuto nella ripresa grazie al solito bosniaco entrato in campo al posto di Kalinic, ennesimo infortunato, con una vistosa mascherina per proteggere lo zigomo. In difesa, invece, sono emerse le prestazioni sontuose di Mancini e Smalling, per adesso coppia stabile e fissa per l’ex Shakhtar.

QUALI SARANNO LE POSSIBILI SOLUZIONI?

E se fosse Fonseca il vero Integralista con il suo 4-2-3-1 anziché l’ex Eusebio Di Francesco? E se fosse la costanza il vero limite del tecnico nato in Monzambico?

Innanzitutto bisogna partire da un particolare: Fonseca ha sempre dimostrato un ottimo gioco in un campionato, come quello ucraino, nettamente inferiore alla nostra Serie A; quindi, questo periodo di incompiutezza, potrebbe essere anche una fase del suo adattamento ad un modo di vedere il calcio totalmente differente dalla propria mentalità.

Terminato questo, però, la Roma dovrà mostrare il proprio valore con l’obiettivo di competere per il quarto posto, ovvero l’accesso diretto alla prossima Champions. Le uniche soluzioni per farlo sono quelle di creare un connubio tra la spensieratezza del reale Fonsechismo e la compattezza della sua italianizzazione.

Con il rientro dei vari infortunati si potrebbero optare diverse scelte soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Da un ormai stabile 4-2-3-1 si potrebbe passare ad un 4-3-1-2 con l’inserimento di un centrocampista pronto a dare maggior copertura alla difesa e una seconda punta che potrebbe essere di supporto al perno centrale dell’attacco. Per quest’ultimo ruolo, le scelte sono varie grazie alla presenza dei vari Under, Mhkitaryan, Perotti, Kluivert con Zaniolo, gioiello giallorosso, pronto ad agire sulla trequarti.

Ma ciò che serve alla Roma è un ritorno alle origini, ovvero deve tornare a giocare e a pensare come vuole il proprio mister. Quest’ultimo, infatti, non deve reprimere la propria idea di calcio, anzi deve fortificarla per poter mostrare a tutti che, anche rischiando, si possono portare a casa ottimi risultati.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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