Si sta per chiudere anche il 2019 anno che, sportivamente parlando, ci ha regalato gioie ed allo stesso tempo diversi dolori. Con la chiusura dell’anno per ogni squadra e per ogni società è il momento di tirare le somme per analizzare i pro e i contro per migliorare in ottica futura.

Tra le squadre che hanno arricchito il 2019 con i vari cambiamenti manageriale e le varie rivoluzioni spicca la Roma di James Pallotta, passata da una netta confusione di inizio anno ad una stabilità e felicità nel mese di dicembre.

DI FRANCESCO, MONCHI, TOTTI E…DANIELE DE ROSSI

L’apertura dell’anno per il club capitolina sapeva di rinascita; gli errori commessi durante il calciomercato estivo erano lampanti e la squadra con il proprio tecnico arrancavano domenica dopo domenica verso il sogno chiamato Champions League. Dall’altro lato, invece, si evidenziava anzi, si evidenzia ancora al giorno d’oggi, un netto silenzio del patron americano il quale coordinava tutto dalla sua Boston sempre a fianco di Franco Baldini, figura misteriosa per il ruolo ricoperto ma sempre presente nelle scelte strategiche del club.

A farne le spese è il tecnico Di Francesco pagando un proprio integralismo al 4-3-3, modulo ritenuto non idoneo successivamente per gli elementi in rosa. A rafforzare tale tesi è l’aver accettato mosse di calciomercato messe in atto dall’ex direttore sportivo Monchi non proprio proiettate al proprio schema di riferimento.

Nel mese di marzo, però, avviene il primo atto della rivoluzione giallorossa: con sole 24 ore di distanza si dimette il direttore ex Siviglia e viene esonerato l’allenatore abruzzese. Tutto passa nelle mani di “Sir” Claudio Ranieri. Il tecnico testaccino torna a Roma dopo circa 9 anni e sa benissimo di dover affrontare una situazione tutt’altro che facile: con la solita immensa calma e professionalità l’ex Leicester riporta la squadra ad essere acclamata dal proprio pubblico pur non raggiungendo l’Europa che conta.

In casa Roma sono altri i problemi: nel giro di un solo mese vengono “cacciati” dalla Roma Daniele De Rossi, Francesco Totti e proprio Ranieri. E’ il secondo atto della rivoluzione. Per l’ambiente giallorosso è la mazzata decisiva dopo una stagione al di sotto delle aspettative; ed è proprio in base a tale delusione che l’estate giallorossa vivrà un malcontento generale e una sorta di impassibilità alle scelte effettuate dalla nuova dirigenza.

IL RINASCIMENTO GIALLOROSSO PASSA PER PETRACHI E FONSECA

Dopo una lunga ed estenuante ricerca di portare a Roma Antonio Conte, il club della capitale decide di puntare forte, tramite consiglio di Franco Baldini, su Paulo Fonseca.

Fonte: LaPresse

Il gioco e l’inesperienza italiana del tecnico portoghese preoccupano i tifosi che vedono, però, una strana tranquillità nelle scelte e nel modo di operare del nuovo Ds Gialunca Petrachi. Pur cedendo giocatori essenziali come Manolas ed El Shaarawy, l’ex Torino ha sempre saputo come affrontare le situazioni e la piazza in subbuglio mettendo a segno diversi colpi come Smalling, Spinazzola ed il capolavoro estivo, ovvero il rinnovo contrattuale di Dzeko.

Se Petrachi è stato l’autore dell’orchestra a dirigerla perfettamente è l’ex Shakhtar. Inizialmente etichettato come il nuovo Zeman Fonseca ha saputo sin da subito adattarsi al calcio italiano non rinunciando alle proprie idee di gioco.

La Roma, a differenza di 6 mesi fa, è una squadra e gioca come tale grazie alla crescita dei vari Zaniolo, Kluivert e Diawara e all’esperienza di Kolarov e dell’attaccante bosniaco. Il gioco di Fonseca, definito Fonsechismo, è volto a padroneggiare la partita senza mai sottovalutare l’avversario ma imprimendo, allo stesso tempo, il proprio calcio spavaldo e collettivo tra l’ampiezza data dai terzini e ai continui inserimenti dei centrocampisti.

La vittoria contro la Fiorentina, ultima del 2019, è il chiaro esempio del cambiamento messo in opera dalla Roma in pochi mesi sia a livello tattico che mentale. Ora la Roma gioca, vince e convince mettendo a tacere le diverse critiche di inizio stagione. Il 2020, quindi, sarà l’anno di una nuova conferma…l’ennesima.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.