“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”: recitava così Fabrizio De André in un famoso successo degli anni ’60.
Roma, gennaio 2021: come ogni anno torna impetuosa la crisi in casa giallorossa che fa tremare i tifosi e proprio come quest’anno anche lo spogliatoio.

Se i risultati da un lato confermano le idee ed le scelte del tecnico portoghese, la gestione degli elementi in casa Roma può essere la Waterloo di Fonseca. Il perno centrale della questione è la gestione dell’ormai ex capitano Edin Dzeko: il centravanti bosniaco, infatti, è ormai da mesi in rottura con il proprio tecnico fino alla sfida di Coppa Italia persa contro lo Spezia che ha visto il tracollo definitivo della loro collaborazione.

Creare una discussione così forte in una squadra e, soprattutto, in una piazza come quella romana non fa altro che alimentare le voci dei media che vedono ormai Fonseca salutare i colori giallorossi a fine stagione, tutto questo per cosa?
La Roma viaggia ad una buona media pur manifestando un netta difficoltà con le squadre big (zero vittorie). I numeri sono impetuosi mostrando a tutti i limiti del proprio allenatore che, invece, contro le squadre di media/bassa classifica sa imporre la propria filosofia di calcio senza subir alcuna difficoltà. Il problema allora dov’è?

I limiti dei giallorossi

Partiamo da un presupposto: la Roma post-Covid ha ormai uno solo schema, vale a dire la difesa a 3 e due trequartisti pronti a finalizzare le manovre offensive. Tutto ciò ha visto da una parte la crescita esponenziale dei vari Pellegrini, Karsdorp e Mhikitaryan e i limiti in difesa data dalla debolezza sia a livello di numeri sia qualitativa. Fonseca ha saputo sin dall’inizio sopperire un’eventuale emergenza in difesa grazie all’adattamento di Cristante, ormai sempre più jolly per l’ex Shakhtar. L’intera stagione senza riserve adeguate potrebbe far nascere lacune volte a complicare lo sprint finale della squadra. La sessione invernale ha visto solo gli arrivi di El Shaarawy e Reynolds e quindi nessun centrale capace di far rifiatare i vari Ibanez, Mancini e Smalling.

Un cambio modulo potrebbe portare maggior solidità ma allo stesso tempo una riduzione delle manovre in attacco, quindi una perdita centrale per il gioco di Fonseca. Ma ora, in casa Roma che aria tira?

Dzeko o Fonseca, questo è il dilemma

Edin Dzeko, dopo le diverse voci che lo hanno visto vicino all’Inter, è ormai separato in casa e non c’è alcun elemento che possa al momento far rientrare una crisi che può nuocere all’andamento della stagione. Ad alimentare tutto ciò è l’assenza di una figura in dirigenza che possa far amalgamare il tutto rispettando sia il modus operandi attivo che l’amore che i tifosi mostrano nei confronti della Roma e, soprattutto l’exploit messo in atto dallo spagnolo Borja Mayoral che pur arrivando tra lo scetticismo di tutti ha saputo accettare il ruolo di vice Dzeko per poi farsi trovare pronto nei momenti cruciali della stagione.

È inutile negare la possibilità di veder andar via uno tra Fonseca e Dzeko al termine della stagione: il bosniaco è sempre al centro dei pensieri di Antonio Conte senza mai escludere un possibile trasferimento all’estero. Fonseca, invece, ha diviso totalmente la pizza in quanto da un lato ci sono i sostenitori e dall’altro coloro che non accettano quest’altalena di risultati. Le voci iniziano a circolare ed i nomi di Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri non fanno altre che far sognare ad occhi aperti tutti i tifosi pur accettando una nuova rivoluzione e quindi un nuovo progetto: l’ennesimo in casa Roma.

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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